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Riflessioni su: I "cinq cahiers" di Marie Bonaparte

Tutti coloro che si occupano di psicoanalisi non possono certo ignorare chi fu Marie Bonaparte, non fosse altro per il ruolo fondamentale che Ella ebbe per il salvataggio di Sigmund Freud dalla persecuzione nazista e per il suo trasferimento prima a Parigi e poi a Londra, dove purtroppo il Maestro si spense il 23 settembre 1939.
In questo breve articolo, che è anche un modesto omaggio al suo genio, non mi occuperò dei suoi importanti lavori scientifici, e della sua carriera di famosa psicoanalista, bensì di una piccola parte del primo volume dei cinque Cahiers (Quaderni) che ella scrisse ad iniziare dal 23 novembre del 1889 quando aveva sette anni e mezzo sino al 24 maggio 1892 quando ne aveva dieci.
Come quasi tutti i geni era precoce, penso in tutto, e aveva una grande capacità di sublimazione mentalizzata. Si pensi per esempio, che all’età di sette anni aveva la capacità di inventare storie, racconti, poesie, e di scriverle in inglese e in francese.
La prima poesiola dei Cahiers è del 23 novembre del 1889 ed è intitolata “Mr. Pratt and his sly cat”. Lo stesso giorno la tradusse in francese, “Mr. Pratt et son chat rusé”.1
L’amnesia infantile aveva cancellato il ricordo di questi Cahiers che lei ritrovò solamente dopo la morte del padre avvenuta il 14 aprile 1924.2
Ad una prima lettura dopo il ritrovamento, sia pur riconoscendo che erano stati scritti da lei, non riuscì ad entrare in contatto affettivo con loro. Li aveva completamente dimenticati mentre altri, pur conservati dal padre, contenenti i “Souvenirs“ della sua vita infantile, li ricordava e riconosceva perfettamente.
"L’enigma di questo fenomeno, e del contenuto stesso dei quaderni, contenuto dall’andamento fantastico, assurdo, ed in certi punti grottesco, mi irritava ", scrive la Principessa 3, "E dato che al capezzale di mio padre, durante la sua lunga e crudele malattia di cui doveva poi morire, avevo letto “L’introduzione alla psicoanalisi” di Freud, l’enigma di questi quadernetti fu uno dei fattori, aggiunto ad altri, che mi spinse dopo la morte di mio padre, a chiedere a Freud una Psicoanalisi.".
Comincia così l’impresa analitica della “nipotina“ del grande Napoleone che tanto contribuì alla storia del Movimento psicoanalitico in Francia e nel mondo. Non possiamo dimenticare che dobbiamo a lei quell’immensa miniera di studio che sono le Lettere di Freud a Fliess. Fu lei a comperarle per 100 sterline (dell’epoca) dall’antiquario berlinese, rifugiatosi a Parigi, a cui erano state vendute dalla vedova di Fliess nel 1928; fu lei a resistere alle pressioni di Freud affinché le distruggesse, e fu ancora lei a salvarle durante la seconda guerra mondiale, e a permetterci di poter accedere ad un documento in cui si può studiare la psicoanalisi mentre si forma.
Per poter continuare a sviluppare l’argomento che intendo presentare ai lettori devo introdurre ancora alcuni dati biografici. Come ho scritto nella nota numero due, Marie Bonaparte era la figlia del principe Roland Bonaparte e dell’ereditiera Marie-Felix Blanc. Nacque il 2 luglio 1882. Il parto fu molto difficile, dovettero usare il forcipe, e la piccola rimase in stato di morte apparente per lungo tempo e dovettero farle tre quarti d’ora di respirazione artificiale per poterla rianimare. La madre, ventiduenne, probabilmente era tubercolosa, e il primo giorno che poté lasciare il letto, il 1° agosto, verso sera, morì improvvisamente di embolia.
La piccola Maria, comunque, era già affidata alle cure e al seno prosperoso di una contadina della regione di Nièvre, che la nutrì al seno per oltre un anno. Rose Poulet (detta Nounou), tale era il nome della nutrice, rimase in casa fino a che la piccola ebbe tre anni e poi fu licenziata “per delle frasi impertinenti“ dette alla nonna paterna Justine-Elèonore Ruflin figlia di un idraulico parigino.
La famiglia Bonaparte si era trasferita da Saint-Cloud a Parigi nel 1885 e si era stabilita al n° 22 di Cours La Reine. Nounou, fu sostituita da "une charmante et douce bonne belge, Lucie". Lucie, che era sposata, fu licenziata un paio di anni dopo per comportamento “leggero” con un certo signor Pascal (importantissima figura di riferimento nello sviluppo psicosessuale di Maria) : "le piqueur corse de mon père".
Pascal, era lo zio non legittimo di Marie, poiché voci di famiglia sostenevano, con cognizione di causa, che fosse il figlio del nonno e di una contadina corsa. Di fatto era stato allevato in casa di Pierre Bonaparte che, con il contributo della moglie Marie-Justinee, gli aveva dato una buona educazione. Pascal si era trasferito in Francia assieme alla famiglia Bonaparte.
Era poi entrato nelle scuderie alle dipendenze di Napoleone III e aveva sostenuto la famiglia con i suoi risparmi, nei momenti di cattiva fortuna. Quando Roland sposa la ricca ereditiera e ricostituisce la ricchezza del casato, lo prende al suo servizio come scudiero. 4
Pascal è il fratello più vecchio di Roland, anche se è al suo servizio, egli ha libero accesso alla casa ed essendo un bell’uomo, viene corteggiato da signore, cameriere e nutrici. E’ un uomo serio e consapevole della sua posizione, tuttavia non rinuncia ai piaceri muliebri specialmente con le piacenti balie di Marie. E’ uno dei riferimenti edipici della bambina che precocemente predisposta al sesso annota nel preconscio le sue manovre amorose e quelle delle balie.
Queste manovre amorose saranno uno dei temi principali della sua analisi iniziata nel 1925 :"Così, per molti anni, molti mesi all’anno, andavo a Vienna. 5 Ma è dopo tre settimane di analisi che il tema principale che forma la base di questi quaderni, fu scoperto da Freud. Non sul testo di questi ultimi, che ancora non gli avevo letto 6, bensì tramite un sogno. All’inizio opposi una grande resistenza a questa scoperta, e i miei sogni delle notti successive, tendevano tutti a rappresentare Freud come uno spirito sistematico e acritico, che cercava di applicare a tutti, indifferentemente, gli stessi “clichés” stereotipi. Ma, ben presto dovetti arrendermi all’evidenza, tutti i miei ricordi inconsci convergevano nello stesso senso" (op. cit. pag. 3).
Marie B.,non riuscì mai a riportare alla coscienza il ricordo delle scene primitive ricostruite da Freud, ma dato che, pur ottantenne, uno dei protagonisti della sua“ epopea” infantile esisteva ancora, appunto Pascal, essa decise di fare un’indagine per sapere cosa in realtà fosse accaduto. Un’indagine difficile ma, come vedremo, ricca di frutti.
Lo spunto Marie lo ricavò da una delle sue vecchie favolette intitolata: “Le crayon de bouche” (La matita da bocca).
Essa ci racconta che quando Freud lesse il suo diario le disse: “questa Matita da bocca mi sembra sospetta. Quando lei era piccola deve aver visto una fellatio “.
Tuttavia, scrive la Bonaparte, Freud scoprì il contenuto latente di questi quaderni, prima di averli letti, tramite un sogno, tre o quattro settimane dopo l’inizio dell’ analisi.
"Era un sogno di colore intenso che io avevo fatto, e in cui, sulle rive erbose ed in salita del lago del Bois de Boulogne, osservavo, da un lettino basso nel quale mi trovavo, una coppia che conoscevo, coricata su un letto matrimoniale da adulti".
Freud, come a quei tempi sovente accadeva, da un’interpretazione immediata, lo tratta come un ricordo, e le dice che nell’infanzia doveva aver visto scene di coito. Ma non solamente udite, come accade a molti bambini, bensì, proprio viste, ed in piena luce. Marie, che ha appena iniziata l’analisi, rimane stupefatta, si ribella, non ci crede, dice che non ha avuto madre. Freud le obbietta che tuttavia aveva avuto una nutrice .
Questa constatazione le fa rievocare i pettegolezzi che Lucie le aveva raccontato rispetto al licenziamento della sua prima balia, che, si diceva, “se la facesse” con Pascal, e quindi cominciò a prendere sul serio l’argomento e ad intraprendere una ricerca parallela sia analizzando il contenuto dei Diari, sia decidendo di intervistare i personaggi ancora viventi, della sua storia infantile: primo tra tutti Pascal.
Le interviste a Pascal, dopo una forte opposizione dello stesso che da vero gentiluomo non voleva rivelare le sue avventure ancillari, porteranno le informazioni fondamentali per la verifica sperimentale alle ricostruzioni ed interpretazioni di Freud. Ma oltre a ciò, cosa della massima importanza sia per lo studio della psicoanalisi che della psicologia infantile, ci forniranno l’esempio più lampante di come il rimosso, o almeno il dimenticato, sia ricuperabile a posteriori, se si riesce a scoprire il codice interpretativo.
Per continuare il nostro lavoro penso sia necessario ricorrere ancora alle parole di Marie riguardanti il primo ricordo dell’infanzia conservato nella sua memoria: “Sono seduta in basso su una seggiolina o una cassetta in Cours la Reine, nella camera della mia nutrice. Lei è in piedi di fronte allo specchio sul camino dentro al quale arde il fuoco; io la guardo molto attentamente. Sta mettendosi della pomata sulle onde dei suoi capelli neri. La pomata in un piccolo barattolo bianco è sul marmo del camino: è nera. Trovo la cosa disgustosa. La mia nutrice ha un viso lungo, giallastro, e rassomiglia ad un cavallo”.
Questo ricordo di copertura (ci riferisce la Marie Bonaparte) secondo Freud conferma l’asserzione di Lucia rispetto alle vicende amorose della sua nutrice. Per Freud quest’uomo era certamente uno che aveva a che fare con i cavalli, e lo spiegava basandosi sulla faccia lunga da cavallo che Marie attribuiva alla sua nutrice (il colore giallastro, sempre secondo Freud è un riflesso dei denti gialli dei cavalli). “Ora questa faccia cavallina” ci riferisce Marie, “non aveva niente a che fare con la vera faccia di Lucia che era piuttosto rotonda come avevo verificato su una fotografia: da qui ricavai la conferma che la faccia cavallina esprimeva qualche altro ricordo reale”.
La Bonaparte nelle pagine che seguono si impegna in una interpretazione simbolica di questo ricordo che prelude poi all’interpretazione del racconto riguardante la matita da bocca. Quello che a noi interessa, però, sono le conferme che lei ricavò dai colloqui con Pascal che penso potranno interessare i lettori per cui ne farò una traduzione integrale.
Tralascio la parte in cui sono descritti i rapporti di parentela e amicizia con Pascal di cui ho già fatto cenno e passo direttamente ai brani in cui il vecchio zio 7 fa le sue “confessioni”.
Nel 1926 di ritorno da Vienna a Saint-Cloud in occasione del Natale, Marie Bonaparte va a far visita a Pascal (che tra l’altro vive di una pensione che lei gli passa).
Lo fa parlare di mille cose del passato e della famiglia e poi, ricordandogli che tutti dicevano che lui piaceva molto alle donne, gli pone delle domande dirette, anche su Lucie, alle quali egli si limita a rispondere che era lei che lo corteggiava. Dal modo di rispondere, si rende conto che rispetto a Nounou (la balia) avrebbe negato e rimanda le domande a miglior occasione.
Tuttavia approfitta di una fotografia posata sul caminetto, in cui lei è raffigurata con la balia, per chiedere alcune informazioni su quest’ultima.
Alla domanda se la nutrice fosse dura con lei, come le era stato detto, Pascal nega decisamente, anzi la ricorda con voce commossa e le assicura che era gentilissima, “una contadina buona e dolce”, tutto il contrario di ciò che in casa si diceva della donna.
Le parole ed il tono di voce di Pascal inducono in Marie l’idea che Freud aveva certamente ragione nelle sue ipotesi e bruscamente dice all’uomo: “In casa Lei passava per l’amante della mia balia”. Pascal nega decisamente ma conferma a Marie il fatto che lei sovente rimanesse affidata alla sola nutrice poiché il padre era assente ed i nonni si allontanavano sovente di casa. La bambina quindi era affidata alle cure di Nounou, che a sua volta Pascal sorvegliava, quindi saliva all’improvviso negli appartamenti in cui Marie si trovava con la balia e rimaneva per un bel pezzo, a suo dire seduto su una poltrona. Saliva sia di giorno che alla sera ma, più tardi, tornava a casa “nella città bassa, presso le scuderie” dove viveva con la moglie.
Marie Bonaparte diventa sempre più certa delle relazioni sessuali tra i due, avvenute anche in pieno giorno e davanti a lei, ma decide di rimandare l’intervista decisiva a migliore occasione.
Ed ecco ancora le parole della principessa: “Tornai a Vienna all’inizio di gennaio e vi restai sino alla fine di febbraio.
Durante questo mese di analisi 8, lessi a Freud i miei cinque piccoli quaderni di bambina. È allora che Freud mi disse che avevo fatto come fanno i popoli nella loro infanzia: un grande avvenimento li colpisce nel loro periodo preistorico, la caduta di Troia sotto i colpi degli achei, o del regno burgundo sotto quello degli Unni. Solo dopo qualche secolo si crea l’Iliade o i Nibelunghi. Anche per me, nel mio periodo preistorico, verso i due, tre anni, un grande avvenimento mi colpì: gli atti sessuali degli adulti, ma solamente qualche anno più tardi, verso i sette, otto, nove anni si crearono i miti simbolici che io ho annotato nei miei quadernetti. 9
Dunque tutti questi quadernetti riproducono storie strane, assurde, in linguaggio simbolico, e con un’infinità di spostamenti, gli avvenimenti primitivi della mia infanzia. Così lasciando Vienna, alla fine di febbraio, ero risoluta a trovare i mezzi per fare finalmente parlare Pascal”.10
E ci riuscì!
Dopo alcuni inutili tentativi decide di porsi in una posizione logistica più favorevole e invita Pascal a Saint-Cloud.
È il 1° giugno, parlano di tutto, anche della campagna elettorale dello zio Christian in Corsica, ma il momento favorevole per ricominciare l’inchiesta non arriva, finché è proprio Pascal a facilitarlo. Mostra alla principessa alcune foto della prima comunione dei suoi cugini, figli dello zio Christian. Marie le guarda e nel restituirle, dice: ”Pascal, ho anche le fotografie in cui lei è con me a cavallo. Sa perché non gliele ho ancora rese? È che io gliene voglio un po’. Lei non è stato sincero con me. Lei è stato l’amante della mia balia, e quando glielo ho chiesto lei ha negato.Ora io so che è vero e sarebbe meglio che lei me lo dicesse...”.11
Pascal tenta ancora una debole difesa alla quale Marie controbatte giocando la carta della ricerca psicoanalitica e dello studio dei suoi quadernetti dell’infanzia. Gli spiega che nei suoi sogni vi sono le tracce di ciò che da bambina aveva visto.
Cioè la presenza di persone adulte mentre compiono degli atti amorosi.
Quando poi Marie gli dice che uno degli adulti era lui, e che non solo non gli serba rancore, ma che dovrebbe ringraziarlo perché è dimostrato dalla psicoanalisi che la qualità dell’osservazione e quindi dell’intelligenza derivano dalle prime esperienze sessuali, lui non resiste più ed ammette. Infine con le lacrime agli occhi confessa tutto e fornisce la prova sperimentale dell’analisi di Freud e di Marie Bonaparte, sul sogno e sui quadernetti. Una prova sperimentale di grande valore e che ci indica come ricordi neutralizzati dalla rimozione e dall’isolamento possano riapparire nella vita adulta sotto forma di riferimenti onirici o in lavori artistici, letterari o meno, infantili o meno, sia in forma diretta che simbolica
L’adulto, anche non analizzato, sovente ne è perfettamente conscio ma “non ci crede”, non ci fa caso o cose simili. Come dice Freud è “la maledizione dell’isolamento”.
Ma continuiamo questa appassionante storia. Finalmente Pascal ha aperto la cassaforte dei ricordi e parla. Ecco il dialogo (M. sta per “moi”, P. sta per Pascal).
M.: ”Pascal, la mia balia era una donna molto calda?”.
P. : “Se lo era! Solo che le toccassi le braccia godeva! C’erano volte che pensavo morisse...”
Marie gli dice che sapeva già tutto attraverso i quadernetti e lo incalza di domande: facevano l’amore da tutte le parti, dove potevano ed anche in pieno giorno. E lei, la piccola, guardava.
M.: “Io guardavo?”.
P. : “Lei nella sua culla, sovente, aveva gli occhi socchiusi”.
M. : “Ma più tardi, io non ero sempre nella culla...”
P.: “Lei era per terra...”
M.: “E guardavo?”
P.: “Si. io dicevo a Nounou: se più tardi questa bambina parlerà cosa succederà di me!”
Marie entra poi in domande più intime e chiede a Pascal se la balia lo baciava anche “in un certo posto”; alla risposta affermativa dice che lo aveva potuto dedurre dalla lettura dei quaderni in cui si parlava di “un bell’uomo arrostito che io vorrei mangiare”. L’invidia della lattante verso la nutrice che lo mangiava davvero. Un bell’esempio di universo orale con le sue spiegazioni ed i suoi fantasmi.
“Gli dissi anche che nel mio primo ricordo d’infanzia la mia balia mi appariva nell’atto di darsi la crema sui capelli neri con un viso di cavallo “perché era cavalcata da lei”; Pascal rise e capì la deformazione fantasmatica”.
Anche quel ricordo fu confermato da Pascal. La balia si dava una specie di lozione nera anche se lui cercava di impedirglielo perché era più bella con i capelli morbidi. Era bella Nounou: “Una bella contadina come se ne cercavano per i Re”.
M.: “Mi dica ancora Pascal, non solo era Nounou che baciava lei sa dove, ma lei la baciava nello stesso posto?”
P.: “Lo credo bene! Era così bella! Il corpo soprattutto, un corpo meraviglioso! Mi buttavo su di lei e le dicevo:”Vorrei, vorrei mangiarti”.
M.: Aveva i seni rovinati dall’allattamento?”
P.: No, aveva piccoli seni diritti”.
Come si nota l’interesse per i seni di chi l’aveva nutrita non era scomparso e ciò viene ulteriormente confermato dalla frase che viene dopo:
“E poi il latte, il mio latte...Sa Pascal che io ho anche visto delle eiaculazioni, e non sono stupita da ciò che lei mi dice”.12
Il secondo atto della “confessione”, come ben ci si poteva aspettare, riguarda Lucie. Sembra però che la storia con Lucie sia durata poco e che l’atto non sia mai stato compiuto sotto gli occhi della piccola.
Con la balia, invece, il rapporto era durato tre anni. Era iniziato dopo cinque mesi che Nounou aveva preso servizio in casa Bonaparte sino al trasferimento in Cours la Reine quando la bambina aveva tre anni e mezzo.
La principessa fa ancora molte domande, scende in dettagli; per esempio chiede se la nutrice le desse dei sonniferi per farla dormire, ma Pascal la rassicura rispondendole che l’unico sciroppo che Nounou le dava era uno sciroppo per la tosse prescritto dal medico.
Marie commenta in parentesi: “Sciroppo di Flon, odio per questo sciroppo più tardi, sensibilizzazione durevole all’ oppio”.
La conclusione è la seguente:
“In riassunto. Pascal in questa intervista mi ha confessato (confermando con la sua testimonianza esterna le prove interne dell’analisi):
1° Il coito, davanti a me, con la mia balia, per tre anni, da sei mesi fino a tre anni e mezzo.
2° Le fellatio ed i cunnilingui con lei.
3° Le loro relazioni sessuali in pieno giorno.
4° Più tardi, quando cresciuta facevo loro paura, le visite notturne alla mia nutrice o i coiti con un lumicino o con la luce spenta, nelle tenebre.
Questi preziosi dati, che dobbiamo alla generosità di Marie Bonaparte, ci confermano, se mai ce ne fosse ancora bisogno, l’obbiettività dello strumento analitico. Mi piacerebbe poter continuare presentando l’analisi che l’Autrice fa dei suoi quaderni, anche perché oramai fanno parte della storia della psicoanalisi, ma è un lungo lavoro che deve essere compiuto per gradi.
Potrei anche raccomandare a coloro che avessero avuto esperienze simili a quella di Marie Bonaparte, di mettersi in contatto con me o con la redazione del Notiziario in modo tale da raccogliere tutto il materiale in un insieme elaborabile e pubblicabile. A “maggior gloria” della scienza psicoanalitica e micropsicoanalitica.

Note:

1 - Il signor Pratt e il suo gatto furbo (nel senso di imbroglione)
2 - Il padre era il principe Roland Bonaparte, il cui nonno Lucien Bonaparte era il fratello di Napoleone 1°. La madre Marie Blanc era la figlia di François Blanc, il fondatore del Casinò di Montecarlo. Il padre portava la nobiltà e un nome famoso, la mamma il denaro: una bella combinazione che unita alla sua bellezza e personalità,le permise di sposare il principe Giorgio di Grecia e di Danimarca, e di entrare a fare parte della famiglia reale greca.
Un elemento, quest’ultimo che, assieme alle disponibilità economiche della principessa, fu decisivo nelle complesse operazioni che si resero necessarie per far uscire Freud, le sue preziose collezioni di antichità classiche, e quasi tutta la sua famiglia, dall’Austria.
Basti pensare che Freud non poteva pagare i 4884 dollari di cauzione che i nazisti avevano chiesto per lasciarlo espatriare e fu la Principessa ad anticiparli.
3 - B.M., Cinq Cahiers, Impr. pour l‘Auteur par D. Jacomet, Paris,1939, pag. 3.
4 - Il vocabolo francese è piqueur, cioè il valletto addetto ai cavalli di un nobile.
5 - Come quasi tutte le analisi di quel tempo, il lavoro si svolgeva per periodi; come sovente succede per la micropsicoanalisi.
6 - Anche Freud come Fanti e gli altri micropsicoanalisti non proibiva la lettura in seduta di diari o altri documenti.
7 - “Pascal assomigliava a mio padre”, scrive la principessa, “questa somiglianza dovette impressionarmi molto da bambina, come capita a tutti, e favorire il transfert dalla mia falsa coppia parentale alla vera”.
8 - Come si può notare anche allora si faceva l’analisi per periodi.
9 - Il lettore dovrebbe soffermarsi su queste frasi ed assaporarne l’insegnamento. Vale per le arti in generale, mitologia e religione comprese.
10 - Cahiers, vol.1, pag. 70.
11 - Op. cit., pag. 71.
12 - L’equivalenza latte <-> sperma è qui ben chiara.

Prof. Nicola Peluffo
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