Editoriale Il Prof. Nicola Peluffo

Pubblicato il 1 febbraio 2006 | di

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Appunti sul sogno

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Scrivendo questi appunti mi sono reso conto che almeno la metà dei sogni che ho fatto in questi anni sono localizzati a Pontinvrea. D’altra parte i miei genitori mi hanno portato a Pontinvrea che avevo meno di un mese; tutti gli anni vi sono stato, in estate, almeno un mese e dall’autunno del 1942 all’autunno del 1945 non sono più andato via se non per dare gli esami. Oggi è il 5 ottobre, faccio questa conferenza, e mi è venuto il sospetto che questo fosse il mio sogno: “esibirmi “ nella sala consiliare del comune di Pontinvrea.

Eppure questa fantasia non l’ho mai avuta. Ho sognato di tenere importanti relazioni di fronte ai miei grandi maestri, come Jean Piaget ed altri, ho insegnato realmente per più di trent’anni all’università di Torino, ho partecipato a tanti convegni, congressi, etc. ma forse Pontinvrea era il luogo dove dovevo arrivare. Sembra strano, non è vero?
Con questa breve introduzione ho già dato qualche indicazione sulla natura del sogno. Ho detto che possono esistere fantasie che contengono desideri che si trovano in una parte della mente che sfugge all’attenzione della mente stessa (inconscio) e che possono realizzarsi, sia durante la vita di veglia, sia durante la vita onirica, cioè in sogno.
Tutti noi certamente abbiamo prodotto, durante la nostra vita, moltissime fantasie e se meditiamo su esse constateremo che hanno una proprietà in comune: in esse cerchiamo di ottenere ciò che non abbiamo o che non possiamo avere. Ora se il desiderio lo esprimiamo in una fantasia da svegli lo chiamiamo appunto fantasia se lo esprimiamo durante il sonno lo chiamiamo sogno.
Il sogno quindi è un tentativo di realizzare durante il sonno un desiderio che non possiamo realizzare da svegli.
Tutto questo sarebbe semplice se i sogni fossero espressi diciamo “in chiaro” sovente però sono incomprensibili e apparentemente senza significato: sono da interpretare.

L’interpretazione

“La Caduta di un Sogno”
(olio su tela cm 100 x 70)
Gelsomina De Maio

Gli esseri umani sono stati interessati al sogno sin dalla preistoria. Anzi possiamo dire che il mondo psichico è sorto in tre tempi.
a) L’acquisizione della Omeotermia, ha permesso a certi animali, e quindi anche all’uomo, di sognare (gli eterotermi non sognano – vedi ricerche di Jouvet).
b) è arrivato un momento in cui l’essere umano ha scoperto di sognare, cioè i nostri antenati hanno iniziato a parlare delle loro avventure notturne mescolate a quelle diurne.
c) sono riusciti a fare una distinzione tra le avventure della notte e quelle del giorno.
E’ chiaro che la conseguenza è stata di ipotizzare l’esistenza di un mondo notturno di forme senza materia solida, un mondo di ombre che tuttavia continuavano ad esistere. Per esempio sognavano i morti che continuavano ad operare come da vivi.
E’ stato questo il tempo in cui sono iniziate le sepolture. L’uomo di Neandertal (da 50.000 a 100.000 a.C.) ha iniziato a seppellire (o mangiare) i suoi morti e da lì, tramite il sapiens sapiens, si sono sviluppate tutte le usanze di sepoltura, la teoria del viaggio dopo la morte, la sopravvivenza delle anime e tutta quella filosofia mistico-religiosa che ancora oggi la maggior parte della popolazione pratica.
Da questo fenomeno se n’è sviluppato un altro. La curiosità scientifica che è insita in noi ha cominciato a far sorgere domande che esigevano risposte. Per esempio, quale è il significato di questo mondo (oggi lo chiamerebbero virtuale) in cui noi passiamo molte delle nostre ore notturne, a volte in circostanze gradevolissime (per esempio i sogni erotici) e altre volte impegnati in lotte e battaglie spaventose, ma per lo più in situazioni poco comprensibili. Il pensiero che attraverso il sogno si potesse prevedere le vicende della nostra vita futura fu uno dei primi tentativi che richiese il lavoro degli specialisti: Indovini, oracoli, sciamani, etc. Tutte persone capaci attraverso i sogni loro o di altri di entrare in contatto con quel mondo di ombre, di parvenze di persone defunte o sconosciute, che potevano avere accesso alle correnti senza tempo dell’al di là, e quindi darci informazioni su fatti non percepibili (il destino degli assenti, per esempio i figli in mare, in guerra, etc) e non ancora accaduti.
Il progressivo affinarsi delle spiegazioni scientifiche spinse coloro che si occupavano del problema a non accontentarsi più di spiegazioni esoteriche e a studiare il sogno in una prospettiva diversa.
Lo si confrontò con altri fenomeni psicobiologici come per esempio il delirio e l’allucinazione e iniziò a farsi strada l’idea che il sogno si costruisse su un fondo di desideri inespressi e in gran parte sconosciuti.
Vennero studiate le stimolazioni organiche al sogno e si cominciò ad osservare che certi stimoli organici venivano tradotti in sogni.
Classico è il bisogno di urinare che si trasforma in un sogno in cui la persona urina o compie giochi d’acqua. Lo stesso per le necessità sessuali che, insoddisfatte, vengono realizzate in sogno; lo stesso capita quando insorge la necessità di mangiare, oppure si è mangiato troppo. Si sono fatti molti esperimenti in questo senso e si è sempre constatato che la spinta del bisogno-desiderio veniva tradotta in pseudopercezioni ed in raffigurazioni visive. Lo scopo era quello di poter continuare a dormire allucinando la soddisfazione.
Quindi il sogno come guardiano del sonno. Questa fu una delle prime constatazioni di S. Freud a cui seguirono tutte le altre che permisero di poter trovare un’interpretazione del sogno che non fosse quella classica premonitoria. Freud capì che il valore premonitorio del sogno era dovuto al fatto che nella sua costruzione si cercava di soddisfare certi desideri inconsci; il fatto quindi che mi capitasse un certo fatto sognato era giustificato dal suo aspetto di desiderio. Per esempio una signora sposata sogna che il signor X andando in montagna vede un giovane che cade in un burrone. Un’interprete tradizionale direbbe che sta per succedere una disgrazia, uno psicoanalista chiederebbe alla persona che ha portato il sogno di esaminare i fatti di quei giorni, i pensieri, le idee, le situazioni non concluse e infine, a partire dal testo del sogno, di dire tutto ciò che le viene alla mente anche se assurdo e lontano nel tempo (cioè attinente all’infanzia).
Da un punto di vista tecnico il testo del sogno viene definito CONTENUTO MANIFESTO, i fatti del giorno (etc.) sono I RESTI O RESIDUI DIURNI, il resoconto di tutto ciò che viene alla mente sono le ASSOCIAZIONI. Lo scopo è quello di scoprire il PENSIERO DEL SOGNO, ed infine il CONTENUTO LATENTE.
E’ possibile che nei resti diurni si scopra che la signora ad una festa, dove si è parlato di montagna, abbia notato un bel giovane che avrebbe voluto conoscere meglio, tanto più che parlava con suo marito. Passa poi a parlare del marito e dice che le è diventato indifferente, specialmente dal punto di vista sessuale : ”è un brav’uomo, mi da tutto ciò di cui ho bisogno, ma è freddo e pensa a tutto meno che a me. In più è geloso, mi sorveglia e minaccia di far eliminare quelli che, pensa, siano i miei amanti”
Le associazioni poi passano alla rievocazione di una sua relazione giovanile con il signor X: anch’egli era geloso e mi ricorda mio marito, andavamo in montagna, rideva sempre e non mi baciava o toccava mai: un cretino”.
Rimane per un poco in silenzio e poi con aria e voce pensosa dice: ”…e pensi professore, che io sono fedele; non ho mai tradito mio marito. Devo dire che qualche volta ne ho avuto il desiderio, ho tanti corteggiatori, ma quando stavo per farlo sentivo la voce di mia madre che diceva “La Janine è proprio stupida; cade con tutti”. Io ero piccola, non capivo cosa volesse dire “cadere con tutti”, pensavo solo ai giochi che facevo con mio padre e mio fratello in montagna quando ci divertivamo a cadere in un fienile. Decisi che non l’avrei più fatto.” La rievocazione passa sui giochi che faceva a scuola con i compagni e poi, improvvisamente, come succede spesso, sembra che una luce si accenda nella mente e dice “con quel signore che ho conosciuto alla festa, io CADREI molto volentieri; ora capisco cosa intendeva mia madre; e anche il contenuto latente del sogno:Vorrei tanto andare in montagna e che quel bel giovane cadesse con me”.
Nel sogno la signora esprime un desiderio sessuale che non poteva permettersi di realizzare poiché ogni volta la VOCE (immaginata) della madre, l’ammoniva : ”non si deve fare come la Janine”.

Il sogno come regolatore della tensione

L’esempio che ho introdotto poc’anzi mi permette di indicare la funzione principale del sogno a prescindere da ogni interpretazione.
La funzione del sogno è quella di abbassare la tensione energetico-pulsionale che essendo per qualche ragione aumentata, produce eccitazione e quindi dispiacere.
Freud parla del principio del dispiacere-piacere; l’aumento della tensione nell’apparato psicobiologico (psiche e cellule, compreso il sistema nervoso centrale) produce dispiacere. La tensione deve essere eliminata affinché ritorni uno stato di distensione definibile come piacere. Il sogno è il mezzo privilegiato per mantenere la tensione di sistema costante.
Pe esempio prendiamo ancora il caso della nostra signora del sogno della montagna. La vicenda probabilmente è andata così: il marito la trascura, la sua pulsione sessuale non è soddisfatta, l’energia della pulsione sessuale (la libido) è compressa ma rimane entro certi limiti accettabili, la serata della festa crea un picco tensionale che non le permetterebbe di dormire, se non intervenisse il sogno che per la semplice ragione di usare una certa quantità di energia, abbassa la tensione, elimina in parte il dispiacere e le permette di dormire. In quel sogno viene in parte anche sfogata dell’aggressività rivolta verso quegli uomini che per una ragione o per l’altra non la soddisfano: il bel giovane cade dalla montagna. Nell’episodio della caduta c’è quindi la soddisfazione indiretta e simbolica del desiderio sessuale e quella diretta della vendetta aggressiva.
Potrei aggiungere molte informazioni circa gli aspetti più infantili della vicenda. Le associazioni prodotte dalla signora sulla sua infanzia, sui rapporti con i genitori e sulle fasi più arcaiche dello sviluppo della sessualità infantile (pregenitale) e puberale potrebbero trovare altre interpretazioni ugualmente valide ma meno attuali e riassuntive.
Questo fatto ci permette di introdurre un altra prerogativa del sogno e cioè il sogno è sovradeterminato.

Sovradeterminazione

La sovradeterminazione è definita nel modo seguente:
a) Dal punto di vista psicoanalitico: qualsiasi elemento associativo rinvia a molteplici formazioni consce e ognuna di esse a molteplici nuclei preconsci e successivamente inconsci;
b) Dal punto di vista micropsicoanalitico: qualsiasi dettaglio della vita psichica o somatica è un tentativo che si riduce ad un insieme di tentativi a loro volta riducibili. 2
A questo punto dovrei spiegare i concetti di processo primario e secondario, il passaggio dal primario al secondario e il lavoro di deformazione del contenuto manifesto del sogno che avviene durante questo passaggio. E’ questa la ragione per cui il contenuto manifesto non presenta il desiderio in chiaro ed è quindi necessario un lavoro di interpretazione.
La grande scoperta di Freud, confermata e completata dalla micropsicoanalisi, è che il sogno è un tentativo di realizzazione mascherata di desideri inconsci, ancorati nel rimosso e di origine infantile, a prefigurazione uterina e filogenetica.
L’ipotesi, infinite volte verificata, è che durante lo sviluppo della sessualità e dell’aggressività, che si svolge in stadi (orale, anale, fallico) particolari situazioni specifiche contribuiscano a creare certi nuclei di fissazione, che producono desideri che vengono bloccati nell’inconscio come elementi di tensione, che il sogno cerca continuamente di scaricare e che si servono del materiale attuale di vita quotidiana per trovare un via di sfogo.
In questa prospettiva il sogno che ho portato ad esempio cerca di risolvere il conflitto che la figlia ha con la madre eliminando quest’ultima. La butta nel burrone e si tiene l’uomo, che è poi un comportamento che ci unisce ai nostri antenati preistorici e che è rimasto come traccia rimossa nella psiche dell’essere umano di oggi.

© Nicola Peluffo

Note:

1 Il presente lavoro è stato esposto dall’autore nella Sala Consiliare del Comune di Pontinvrea in Provincia di Savona.
2 S. Fanti, Dizionario di Psicoanalisi e Micropsicoanalisi, Borla, Roma. 


Notizie sull'Autore

Nicola Peluffo

Il Prof. Nicola Peluffo è nato a Genova-Sampierdarena il 14 giugno 1930. Dopo essersi laureato a Genova nel 1955 in Scienze politiche con una tesi in Storia, completa la formazione psicologica e psicoanalitica iniziata a Milano, in Svizzera a Ginevra, quella micropsicoanalitica a Couvet (Neuchâtel). Libero docente e poi professore incaricato stabilizzato di Psicologia Sociale diventa professore associato confermato di Psicologia Dinamica presso la Facoltà di Psicologia dell'Università di Torino. Autore di due volumi (Micropsicoanalisi dei processi di trasformazione, Torino, Book's Store, 1976 e Immagine e fotografia, Borla, Roma, 1984) e di oltre cinquanta pubblicazioni scientifiche. E' stato collaboratore al laboratorio di ricerche in psicologia genetica del Institut des Sciences del'education dell'Università di Ginevra (direttore Jean Piaget), ricercatore e docente di psicologia sociale presso l'Istituto di Scienze sociali di Genova (direttore Luciano Cavalli) collaboratore alle ricerche dell'Istituto di Psicologia Sperimentale e Sociale di Torino (direttore Angiola Masucco Costa), collaboratore alle ricerche del Centro di Psicologia dell'Olivetti SpA di Ivrea (Coordinatore ricerche Francesco Novara, direttore Cesare Musatti). Fondatore e Capo Scuola della micropsicoanalisi in Italia, membro didatta della Società internazionale di micropsicoanalisi (presidente onorario Silvio Fanti). Già Direttore dell'Istituto Italiano di Micropsicoanalisi, fin dalla sua costituzione nel 1984, e responsabile scientifico della sua rivista teorica, il Bollettino dell'Istituto Italiano di Micropsicoanalisi. Il Prof. Peluffo si è spento a Genova il 7 febbraio 2012



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