Editoriale

Pubblicato il 17 marzo 2006 | di

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Il concetto di Tramite

1) Tramite, mediatore, messaggero.

Nelle relazioni di qualsiasi tipo, il concetto di tramite è fondamentale. 1 
Il tramite può anche essere il mediatore, cioè avere una funzione simile all’RNA messaggero. Il tramite è mediatore e messaggero.
Nelle relazioni umane la funzione del tramite è palese. A e B interagiscono tramite X. Il tramite può anche essere costituito da un’incognita.
A questa incognita possiamo attribuire un valore qualsiasi e, per esempio, dire che il figlio ha la funzione di tramite tra i genitori. E non solo il figlio, ma la scelta di un oggetto in generale, avviene attraverso l’opera di un tramite palese o sconosciuto.
Per esemplificare, quando ho scelto uno psicoanalista, il tramite è stata una collega di lavoro che faceva l’analisi con questo analista.
Sovente si costituiscono delle filiere lunghissime di tramiti e si perde il contatto con il punto iniziale.
In senso generale il punto iniziale è solo un concetto, appunto il concetto di tramite.
L’individuo materiale, l’oggetto -situazione, è la specificazione del concetto. Dal punto di vista filogenetico, l’individuo è il tramite tra le generazioni: in esso si incarnano le tracce delle esperienze pulsionali che improntano il destino ontogenetico.
La fantasia è uno dei luoghi in cui l’attività del tramite è più evidente. La fantasia sovente diventa un prodotto dell’intelletto: un dramma, una commedia, una tragedia, una comica. L’Attore impersonifica il tramite e diventa il mediatore tra tutti coloro che fruiscono lo stesso dramma.
Nelle ricerche storico – genealogiche è possibile studiare l’Immagine tramite. Edipo è un immagine tramite che si materializza nell’attore onirico e negli attori che lo mettono in scena nella vita.

2) L’attore onirico

L’attore onirico è quello che mantiene la continuità del tramite.
Appare sovente, nei sogni, in forma antropomorfica, zoomorfica, e anche in forma di situazione o di cosa (un attaccapanni, come rappresentazione di un oggetto che ti sostiene, per esempio lo psicoanalista).
Il personaggio onirico è costruito in sogno, cioè durante l’attività onirica avviene una trasformazione dell’energia in materia psichica.
E’ così che un concetto si materializza. Sarebbe più corretto dire che un’energia differenziata, ma senza una forma stabile, si elabora sino ad assumerla. Si crea un linguaggio onirico comprensibile, anche se non semanticamente identico alla lingua parlata dal sognatore. Tuttavia la differenza tra le varie lingue dei vari sognatori è apparente: è più semplice comprenderlo se si pensa ad un linguaggio musicale o pittorico o, a maggior ragione, matematico.2
Certo se mi pongo il problema dell’origine di tale energia che si trasforma in materia onirica mi trovo confrontato con il problema generale dell’origine dell’energia. Se invece rimango all’interno di un discorso psicobiologico, posso dire che l’energia che diventa materia onirica testimonia l’esistenza di un fenomeno in cui l’energia biologica diventa materia psichica e che questa materia psichica, quando si slega, cioè il campo morfogenetico, perde i legami tra i suoi elementi, si ritrasforma in energia libera, e così via.
Il problema quindi si riduce ad un flusso di energia indifferenziata che si differenzia, per esempio diventa materiale. Ciò vuol dire che diventa riconoscibile tramite la materia che l’identifica. La materia può essere di qualità diversa, se la qualità è organica parleremo di strutturazione biologica. Quando tale strutturazione è avvenuta le manifestazioni successive tengono conto di trasformazioni biologiche. Noi indichiamo con “psiche” (o “psico”) il fenomeno della trasformazione, cioè la continuità della dinamica, con “biologico”, ciò che attiene all’organizzazione materiale dell’entità viva che ha in sé la possibilità di osservare la trasformazione. La struttura della dinamica, cioè i processi energetici che producono le trasformazioni sono l’aspetto psichico, la struttura del corpo è la materia prodotta. Come esempio uso quello della mano che scrive, sul foglio restano le lettere che sono la prova che la mano si è mossa e ha costruito un “corpus”, una poesia, per esempio, che è una creatura in sé. Quella poesia potrà essere un tramite tra due che si amano e contribuire alla nascita di un nuovo essere umano.
L’essere umano è un‘entità materiale, a strutturazione biologica, che ha la possibilità di osservare e conservare (memoria) le sue trasformazioni, di descriverle, e di costruire sistemi di spiegazione che esprimono le variabili e le costanti del processo.
Nell’esempio della poesia il tramite è la mano: l’affetto è fissato sulla carta (o sulla roccia) dal movimento della mano. Poi è la poesia che fa la funzione di tramite, la mano ha trasformato l’affetto (cioè l’espressione psichica dell’atto) in poesia e attraverso essa raggiunge l’oggetto sino all’indispensabile contatto degli organi genitali che sono l’oggetto-tramite che materializza la riproduzione.

3) La pulsione si trasforma in personaggio onirico.

Se ci poniamo dal punto di vista della pulsione possiamo assumere due atteggiamenti. Il primo è quello classico, vale a dire pulsione come momento dinamico dell’istinto; la seconda interpretazione è che la pulsione sia la spinta che si forma nel passaggio dell’energia dalla potenza all’atto, e che l’istinto è un derivato costante di questo passaggio quando esso assuma una forma plastica che può deformarsi ma si mantiene.
In un mammifero la forma assunta dalla riproduzione (sessuata) costringe l’istinto nella forma sessuale quindi si parla di pulsione sessuale. Di fatto la pulsione è una quantità di movimento che continua a formare materia che si trasforma e che impronta il desiderio anche in forme che non esprimono direttamente il fatto riproduttivo.
La pulsione è, come ho detto, una quantità di movimento, espressione dell’energia, che continua a produrre materia, qualsiasi materia, dalla terra all’animale. 3
La frase che ho appena scritto è così inserita nella mente umana che le cosmologie più diffuse la pongono all’origine di ciò che esiste.
La Bibbia poi non ha dubbi sul fatto che la terra e l’animale abbiano la stesso origine.
Anche i sogni non sono all’oscuro di questa idea. L’attività di spinta della pulsione in sogno, viene espressa in vari modi, una figura tipica è: “vado per una strada in salita”. In termini psicoanalitici si potrebbe tradurre “io voglio oppure desidero qualche cosa”; “per stare bene mi serve…”, in modo più tecnico, “il mio es mi spinge verso…”.
In queste serie esemplificative il tramite è ciò che porta; per esempio la frase onirica “vado per un strada in salita è completata da: “sono in automobile “ (o un altro strumento che amplifichi le mie capacità naturali).
Sovente, durante la psicoanalisi (anche in micropsicoanalisi) ci si rende conto che l’automobile è un modo di esprimere la seduta o in generale l’analisi. L’analisi è il tramite e l’analista pure.
L’analista può essere il tramite, o il mediatore o il messaggero. Nei sogni a volte il tramite è antropomorfizzato, come del resto succede in molte religioni compresa quella cristiana specialmente nella interpretazione della Chiesa romana. Maria, la madre di Gesù è il tramite per eccellenza, il Santo è un tramite e così via; del resto è un concetto ereditato dalla mitologia egiziana e greco-romana. Per la religione ebraica Mosé è un tramite, per quella musulmana è Maometto ed in entrambe è ben messo in evidenza il concetto di movimento: il viaggio. Tutti i profeti sono tramiti verso un’entità creatrice, che comprende tutto e che è una specie di Big-bang primitivo, prima del Bang, che viene definito Dio.
Ben difficilmente l’uomo rinuncia a cercare l’origine del movimento, e anche allo scienziato non basta constatarne l’esistenza e gli effetti, deve trovare l’ inizio, e poi comincia a pensare cosa c’era prima. Credo vada a cercare l’inizio dei processi di ripetizione e di coazione a ripetere: lo stato antecedente all’ipotetico Big-Bang.

4) Il Bimbo: tramite tra scienza e credenza

I sogni sono popolati da questi personaggi vaganti alla ricerca di un’ipotetica quiete assoluta; ciò che trovano è una momentanea ma utilissima distensione. Se qualcuno ha letto il mio articolo sul Bimbo, pubblicato nel Laboratorio dell’Istituto di Micropsicoanalisi e riservato ai micropsicoanalisti potrà trovare le risposte a certi quesiti impossibili.
Per me il più intrigante è: come può succedere che eminenti scienziati, fisici, medici, psicoanalisti e anche micropsicoanalisti aderiscano fermamente alle spiegazioni fantasiose e false delle religioni? La risposta è: lo fanno tramite il Bimbo che è presente in loro, il quale crede a qualsiasi cosa e a niente e nega ciò che crede pur continuando a crederlo.
Il Bimbo è il tramite mediatore e messaggero.
Quella parte dell’adulto in cui rimangono incistati i residuati dell’infanzia possiamo definirla: Bimbo. Vive nel riflesso del processo primario. E’ tutto e il contrario di tutto: insieme.
Sono le esteriorizzazioni di questo Bimbo che nel mio lavoro intitolato “Il Bimbo e le sue manifestazioni“ ho presentato al lettore. Esse si presentano sia nelle vesti di ispirazioni creative per l’adulto di cui è una parte, sia nelle sue acquisizioni formali quando è in costruzione, sia nelle interpretazioni della realtà e dei fenomeni in generali in parziale o completa dissonanza con il livello di intelligenza di chi lo ospita. Vedi l’epistemologia fantasiosa dei creazionisti che pur, a volte, essendo scienziati, e comunque uomini colti, non riescono a rinunciare all’artificialismo; i fenomeni esistono perché un entità li crea.

Molti scrittori e artisti in generale, hanno recepito l’esistenza di questa entità psichica. Il grande Pirandello, in una lettera alla fidanzata Antonietta scriveva:”Soglio dire, ch’io consto d’un gran me e d’un piccolo me: questi due signori sono sempre in guerra tra di loro; l’uno è spesso all’altro sommamente antipatico. Il primo è taciturno e assorto continuamente in pensieri, il secondo parla facilmente, scherza e non è alieno dal ridere e dal far ridere. Quando questi ne dice qualcuna un po’ scema, quegli va allo specchio e se lo bacia. Io son perpetuamente diviso tra queste due persone. Ora impera l’una, ora l’altra. Io tengo naturalmente moltissimo di più alla prima, voglio dire al mio gran me; mi adatto e compatisco la seconda, che è in fondo un essere come tutti gli altri, coi suoi pregi comuni e coi comuni difetti. Quale dei due amerai di più, Antonietta mia? In questo consisterà in grande parte il segreto della nostra felicità”. 4  5 
Luigi Pirandello (1867 – 1936) fu premio Nobel per la letteratura ma bisogna dire che, attraverso i suoi scritti e quel premio, fu riconosciuta e premiata la psicoanalisi, che implicitamente permeava i suoi lavori. Eravamo nel 1934 e l’Austria stava per essere assorbita dai nazisti, al potere dal 1933, e che avrebbero, dopo qualche anno, costretto Freud (1856 – 1939) a rifugiarsi a Londra.

© Nicola Peluffo

Note:

1 Tramite: dal latino trames, da trans e meare, cioè “al di là” e “passare, andare”. Quindi passare al di là; ha il significato di un passaggio, una scorciatoia.
2 Per esempio la frase onirica “voglio di più” può essere espressa, in sogno, dal confronto di due montagne, o di due suoni di differente intensità, oppure di due serie numerali. 
3 Devo precisare che per me “materia” non è solamente un’entità misurabile con gli strumenti consueti, ma ogni costruzione coerente: un pensiero è materia, un sogno è materia, perché vincola una quantità di energia in una spinta che costruisce un oggetto riconoscibile o comunque interpretabile. 
4 L. Pirandello, Lettera ad Antonietta, 5 gennaio 1894, Internet, http://www.aaa-agrigento.it/html/pirandello/13.htm 
5 Purtroppo la felicità di Pirandello con la sua Antonietta non durò molto poiché la malattia mentale (paranoia) che emerse in lei fu una vera e propria tragedia e nel 1919 egli dovette farla ricoverare in una clinica psichiatrica. 



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Notizie sull'Autore

Peluffo Nicola

Il Prof. Nicola Peluffo è nato a Genova-Sampierdarena il 14 giugno 1930. Dopo essersi laureato a Genova nel 1955 in Scienze politiche con una tesi in Storia, completa la formazione psicologica e psicoanalitica iniziata a Milano, in Svizzera a Ginevra, quella micropsicoanalitica a Couvet (Neuchâtel). Libero docente e poi professore incaricato stabilizzato di Psicologia Sociale diventa professore associato confermato di Psicologia Dinamica presso la Facoltà di Psicologia dell'Università di Torino. Autore di due volumi (Micropsicoanalisi dei processi di trasformazione, Torino, Book's Store, 1976 e Immagine e fotografia, Borla, Roma, 1984) e di oltre cinquanta pubblicazioni scientifiche. E' stato collaboratore al laboratorio di ricerche in psicologia genetica del Institut des Sciences del'education dell'Università di Ginevra (direttore Jean Piaget), ricercatore e docente di psicologia sociale presso l'Istituto di Scienze sociali di Genova (direttore Luciano Cavalli) collaboratore alle ricerche dell'Istituto di Psicologia Sperimentale e Sociale di Torino (direttore Angiola Masucco Costa), collaboratore alle ricerche del Centro di Psicologia dell'Olivetti SpA di Ivrea (Coordinatore ricerche Francesco Novara, direttore Cesare Musatti). Fondatore e Capo Scuola della micropsicoanalisi in Italia, membro didatta della Società internazionale di micropsicoanalisi (presidente onorario Silvio Fanti). Già Direttore dell'Istituto Italiano di Micropsicoanalisi, fin dalla sua costituzione nel 1984, e responsabile scientifico della sua rivista teorica, il Bollettino dell'Istituto Italiano di Micropsicoanalisi. Il Prof. Peluffo si è spento a Genova il 7 febbraio 2012



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