Editoriale

Pubblicato il 15 giugno 2005 | di

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Riflessioni su alcuni aspetti del sogno nella tecnica micropsicoanalitica delle sedute lunghe

Estratto della Relazione tenuta dall’Autore al Convegno “Alle Origine del Sogno” tenutosi a Frosinone nei giorni 10-11 marzo 2005

In una prospettiva ricavata dal punto di vista di micropsicoanalitico 1 , il sogno è un tentativo permanente (contenuto latente) che si articola in una configurazione instabile che cerca una sua forma relativamente definitiva (lavoro del sogno).2 Tale attività è destinata a fallire (contenuto manifesto del sogno notturno), tuttavia non completamente poiché i resti notturni si cristallizzano in una attività che dirige la vita di veglia. 3
L’aumento della durata e della frequenza della seduta in micropsicoanalisi permette l’esplorazione (in seduta) dei differenti percorsi della sovradeterminazione nella sua ridefinizione micropsicoanalitica.4
In tale modo si riescono a seguire i tracciati convergenti e divergenti dell’associazione, e si verifica la percezione inequivocabile che qualsiasi dettaglio della vita psichica o somatica sia un tentativo che si dipana a vari livelli: filogenetico, ontogenetico intrauterino, infantile pre-edipico, infantile edipico, puberale, adolescenziale, adulto, etc.
E’ l’interazione tra i resti notturni del sogno, i resti diurni che lo stimolano, e il modo in cui l’abbassamento della tensione è ottenuto, che ci da qualche indicazione sulla sua funzione.
Questa è l’impostazione teorica, fondamentalmente micropsicoanalitica.
Dal mio punto di vista personale, tenendo conto non solo della teorizzazione psicoanalitica e micropsicoanalitica ma anche del costruttivismo epistemologico di Jean Piaget, vorrei tracciare le linee conduttrici di una teoria di un soggetto epistemico onirico che si delinea chiaramente, a livello del preconscio-conscio. Se si segue l’andamento delle sedute lunghe, ben presto ci si renderà conto che è un unico soggetto che parla, a prescindere dal sesso, e dalle altre variabili consuete; che l’unica differenza è il livello di maturazione epistemica che egli esprime nella “fabula” del sogno (contenuto manifesto) seguita delle esteriorizzazioni di seduta corrispondenti ai rivissuti attuali delle fissazioni utero-infantili.
Per fare un esempio,si può osservare in relazione alla qualità di certi inserti del contenuto manifesto dei sogni, nelle esteriorizzazioni di seduta, una diversa applicazione del concetto di causa. Si può dire che a seconda della “voce” delle fissazioni, le esteriorizzazioni che spiegano i vissuti variano; per esempio un medico (in analisi), che fa perfettamente il suo mestiere, durante i rivissuti dello stadio orale, è tormentato ossessivamente da interpretazioni dell’ingravidamento di tipo orale, cioè viene assalito dall’idea di aver ingravidato una donna per fellatio. Questo fatto l’avevo già verificato in una ginecologa perfettamente preparata che quando aveva rapporti sessuali orali non poteva impedirsi di pensare, in maniera compulsiva, di essere incinta.
La stessa persona era portatrice di una inibizione alimentare riguardante i pesci: “… I pesci, gli stormi di pesci mi ricordano lo sperma… Il pesce non lo posso mangiare; mi vengono in mente i bambini. Mio padre diceva – ci sono degli stormi di bambini che sembrano pesciolini -…”.
Si è stabilita un’ equazione associativa tra ingravidamento, pesciolini e bambini La parola “stormi” riferita ai pesci, inabituale in una persona colta, prelude alla trasformazione successiva: ”… Se chiudo gli occhi vedo un falco in ascesa… lascia dietro una traccia… Un pesce si è trasformato in uccello…” Le associazioni si dirigono poi a livello orale -fallico. Esprime il desiderio di tagliarsi le mani che, quando dorme, tiene strette tra le cosce, e poi dice: ”… Come vedo un oggetto ho l’istinto di prenderlo in mano e metterlo in bocca…”.
Un idea tipica che guida il comportamento di un bambino di 6-12 mesi, una preoccupazione ossessiva e semidelirante in un adulto, che ogni volta che vede un pene subisce un fantasma di ingravidamento orale che si manifesta nel desiderio di metterlo in bocca sia nel suo significato attivo che passivo.5
E’ chiaro che in quel periodo i sogni che esprimono i desideri rimossi della persona in analisi, saranno in gran parte di intonazione orale, con una simbolica corrispondente.
Il fenomeno, che si può verificare anche a livello onirico, ci permette di considerare, piuttosto che il singolo sognatore, la qualità ed il livello del soggetto epistemico onirico.
Questo concetto possiamo completarlo con quello di fissazione epistemologica, cioè la fissazione del soggetto ad uno stadio di sviluppo delle spiegazioni dei fenomeni, antecedente a quello della logica degli adulti (operazioni formali) e presente in modo specifico in soggetti che per altri fenomeni sono in grado di proporre soluzioni basate su astrazioni non di fantasia. Dal punto di vista di P. Codoni, credo, si possa parlare di manifestazioni dei derivati degli oggetti inconsci.

In parole povere, possiamo verificare in persone colte e persino in scienziati, l’adesione a sistemi di spiegazione prelogici permeati di realismo magico, animismo, artificialismo, causati dal fatto che si sono costituite connessioni associative equazionali tra i nuclei inconsci di fissazione e l’elaborazione dei loro derivati preconsci.
Nella mente della stragrande maggioranza delle persone esistono delle sinechie, delle aderenze, delle modalità di relazioni narcisistiche che alimentano quelle parti di pensiero autistico che a loro volta nutrono le credenze più improbabili. Per esempio, nell’astrologia e gli oroscopi, nella immortalità dell’anima, la fede verso qualche divinità, la comunicazione con i morti, etc.
Dal punto di vista logico l’autismo, è un modo di pensare e di sentire vicino a quello del sogno e della fantasia; è un tipo di pensiero (preconscio – conscio) in cui la verità si confonde con il desiderio.
J Piaget scrive: “…A tout désir correspond immédiatement une image ou une illusion qui trasforment ce désir en réalité grâce à une sorte de pseudo-hallucination ou de jeu…”. 6
Appare così nella coscienza un modo di intender la vita quotidiana, che dal punto di vista ontologico, corrisponde ad una causalità psicologica primitiva di tipo magico. Magia e autismo sono due facce dello stesso fenomeno; la confusione tra l’io e gli oggetti abolisce ogni verità logica e ogni esistenza obiettiva. Si assiste allora a quelle manifestazioni psicotiche in cui “un buon ragazzo “ spinge la giovane amante incestuosa (la nipote) da una scogliera, poi la ricupera per salvarla e infine la finisce con una pietra.
S. Fanti sostiene che la psicosi sia una patologia del sonno-sogno, un delirio agito durante il quale l’es e l’inconscio si servono del super-io e dell’io in completa rottura con la realtà. Cioè un sogno che non abbia esaurito la sua carica energetica nelle formazione dell’insieme dei tentativi onirici, forza la censura e diventa comportamento.
Questa è una delle ragioni della modifica fondamentale della tecnica micropsicoanalitica rispetto a quella psicoanalitica.
La dilatazione della durata della seduta (molte ore consecutive) e la loro frequenza ravvicinata (almeno tre sedute alla settimana), permettono una quasi completa disattivazione dell’affetto residuo del sogno, cioè una ab-onirizzazione a posteriori, che completa quella, non perfettamente riuscita del sonno paradossale.
Fanti scrive: “…il sonno paradossale svolge un ruolo importante in quella che chiamo ab-onirizzazione…” 7   L’ab -onirizzazione completa il lavoro del sogno metabolizzando psichicamente e somaticamente i resti notturni.
I resti notturni (op. cit. pg. 146, def. 311) sono i residui inconsci rappresentazionali-affettivi della riattivazione e della realizzazione dei desideri specifici.
Ora se consideriamo che l’affettività è l’espressione psichica della motricità (motilità compresa) e che l’affetto è l’espressione psichica dell’energia mobilitata per l’atto, è chiaro che se la metabolizzazione non è completata durante il lavoro del sogno nel sonno paradossale, il desiderio specifico rischia di oltrepassare la barriera della censura e di realizzarsi nella vita quotidiana.
Il sogno alimenta fantasie, pensieri, idee che diventano progetti e parti di esso sono agite.
Nella mia pratica professionale mi sono reso conto che, a volte, l’interpretazione del sogno, cioè la messa in chiaro del desiderio specifico non basta a fermarne la forza, così come la scoperta, tramite le apposite strumentazioni, dell’avvicinarsi di un terremoto non ferma il terremoto.
Ma se non basta neppure l’interpretazione, allora cosa fare? Ancora una volta il Maestro, ci indica la via, che poi è quella che egli tracciò assieme a J. Breuer e a Bertha Papenheim. La rievocazione e l’associazione, l’espressività psicobiologica di seduta, quando riesca ad inserire i resti notturni li fraziona, li elabora nel transfert, li stacca dalle fonti energetiche del processo primario (es-inconscio) e li rende, progressivamente, inerti.
Certo l’analizzato deve avere la possibilità di esprimersi, e la seduta deve durare il tempo necessario a che questa possibilità si realizzi. Un’ora sovente non basta. In un’ora, il contenuto manifesto del sogno non può essere ripetuto il numero di volte sufficiente ad ottenere la sua disattivazione energetica. E, ripeto, anche se l’analizzato lo interpreta, sia spontaneamente che con l’intervento dell’analista.
Faccio un esempio dell’agire di un desiderio specifico di tipo uretrale-fallico. Un giovane in analisi porta in seduta un sogno; lo esprime però verso la fine della seconda ora e ne parla un po’ nell’ora successiva: “… Mentre camminavo a piedi, lungo la strada che porta al suo studio, vedevo avvicinarsi un ribollire di nuvole, anche basse. Mi mettevo a correre per non bagnarmi ma, stranamente, non avevo paura, quelle grosse gocce d’acqua mi procuravano un senso di piacere: godevo…”. Durante le associazioni rievoca una fantasia che si può considerare l’interpretazione del sogno: “mentre passavo attraverso la stanza che porta al suo studio ho visto l’angolo delle piante, e improvvisamente sono stato preso da un impulso quasi irresistibile, volevo orinare su quelle piante, non so come ho fatto a trattenermi…”. La seduta finisce e il giovane va via soddisfatto. Il giorno dopo arriva in seduta ridendo, è un po’ imbarazzato e poi: “… Ma si devo dirlo: ieri, uscendo da qui sono andato in quella bella cartoleria qui vicino. C’è una signora anziana, così gentile, una nonna, e io, mentre chiacchieravamo, mi sono messo contro il banco, e ho fatto una pisciata epica… Mi sono sentito libero e senza tensione, come non mai…”.
Forse se la seduta fosse durata ancora un paio d’ore, quel giovane avrebbe urinato in un apposito luogo, senza rischiare di essere colto sul fatto; d’altra parte era riuscito a disattivare, per sempre, un desiderio inconscio d’origine infantile espresso nella fantasia onirica e in quella transferale di orinare nell’angolo delle piante nella mia sala. Il vero desiderio però, era quello messo in scena con l’anziana cartolaia: orinare nell’angolo boscoso della nonna, cioè avere un rapporto sessuale con la mamma del padre ,così come il padre l’aveva con la sua mamma (la legge del taglione).
Una soluzione uretrale-fallica del rapporto sessuale: il papà “fa la pipì nell’angolino peloso della mamma e poi nascono i bambini”. E’ un modo di pensare simile a quello del piccolo Hans 8 , presente tuttavia in un adulto portatore di più importanti fissazioni orali. Da un punto di vista diagnostico, un caso di isteria d’angoscia, proprio come il bambino di cui scrive Freud; dal punto di vista situazionale la risposta associativa alle stimolazioni attuali che il nucleo di fissazione esprime tramite il sogno e le elaborazioni successive, anche di veglia.
Se invece di considerare un solo individuo prendiamo in esame un gruppo di persone che interagiscono verificheremo sperimentalmente che gli echi onirici che entrano nei comportamenti di vita quotidiana sono guidati dalle manifestazioni del soggetto epistemico onirico. In pratica più soggetti del gruppo fanno sogni simili, e i nuclei di fissazione hanno la possibilità di manifestarsi concretamente tramite i comportamenti regressivi dei membri del gruppo. Tali comportamenti sono alimentati dai resti notturni non sufficientemente ab-onirizzati dal sonno paradossale, o non abbastanza analizzati. iI risultato è che i desideri specifici rimossi o i loro derivati passano, all’insaputa del soggetto e del gruppo, nelle situazioni di vita quotidiana.
A tale proposito, è utile ricordare che a seconda del livello al quale avviene la fissazione, la rimozione si distingue in: pre-originaria, originaria, propriamente detta. 9
Ciò significa che nella dinamica della fissazione-rimozione, non è coinvolta solo la preistoria personale uterina e infantile, ma anche quella della specie, cioè la filogenesi.
Da un punto di vista pratico questo significa: io, che sto parlando in questo momento, non sono solo “io “ con tutta la mia preistoria e storia personale, ma sono anche tutta la mia ascendenza (animale e umana) e anche un poco della mia discendenza. Io, essere umano, sono il punto d’incontro tra le mie ascendenze e discendenze così come il sogno è il punto d’incontro tra i resti notturni e quelli diurni e così via.
Come dice Einstein, il tempo è una variabile aleatoria , e le esperienze inconsce, preconsce e consce, formano un insieme di tracce che disegnano un grande continuo a tutti i livelli, al quale partecipano tutti: gli ascendenti ed i discendenti.
ll sogno utilizza tutte queste tracce, le impasta con i residuati interni ed esterni delle stimolazioni attuali, e cerca di costruire, associativamente, un presente continuo.
Questo presente continuo diventa particolarmente evidente nella dinamica associativa sogno-fantasia di seduta, nella quale il sogno è spontaneamente interpretato.
Faccio un esempio: in seduta, lavorando associativamente su una serie onirica, un giovane che ha qualche problema nei rapporti con le ragazze, motiva la sua difficoltà con la fantasia (timore -desiderio) di essere aspirato, tramite il pene, in una enorme vulva; di essere mangiato, assorbito, dalla femmina.
Dal punto di vista psicoanalitico classico in tale fantasia è espresso un desiderio di ritorno in utero alimentato dalla pulsione di morte. Ma è possibile produrre una fantasia completamente avulsa da ogni esperienza dell’ individuo, o della specie o della materia ?
Se ciò non fosse possibile si potrebbe pensare che in tale fantasia viene espressa, per l’intero animale (l’essere umano), l’esperienza di una sua componente; la fantasia di essere mangiato dalla femmina può essere il tentativo di elaborazione di un’informazione (traccia) contenuta nella struttura della riproduzione sessuata. La trasformazione della informazione del destino degli spermatozoi che tutti, meno uno, muoiono nella cavità vaginale.
Anche quello che arriva all’ovulo e ivi penetra (usando un enzima digestivo per bucarne la parete) viene “digerito” dall’ovulo stesso, In altre parole il destino degli spermatozoi è la morte, salvo per il patrimonio genetico di uno che si salva sia pur ricombinandosi, nel nuovo essere.
Colui che regola la sua vita da adulto sulla base di tale fantasia, in definitiva commette uno sbaglio di interpretazione “per identificazione allo spermatozoo”. Codesto fenomeno implica una fissazione a tale stato che probabilmente si rinnova in quello blastocistico. La fissazione naturalmente è riproposta come una fantasia quando esisterà nell’individuo la possibilità di una formulazione cognitiva, prima è solo struttura. 10 
Per specificare meglio,le ipotesi che si possono fare sono almeno due:
a) queste fantasie sono sostenute da un supporto culturale (letture, etc.);
b) sono fantasie basate su un’esperienza cellulare che ha nei sintomi e nell’espressione verbalizzata la sua ultima traduzione.

L’ipotesi micropsicoanalitica è che siano tracce inconsce impresse nell’es durante la gestazione che, tramite il sonno sismico (fetale) che innesta il sonno paradossale (sogno), trovano la strada per far pervenire alla coscienza le loro elaborazioni comprensibili.
Un’impressione puramente sensoriale e motoria, come quella di un’ameba, quando trova più tardi l’elaboratore centrale che la traduce, prende una forma rappresentazionale cinetica, e poi vincolandosi, dopo la nascita agli stadi di sviluppo della libido, assume forme orali, anali, uretrali, falliche, fallico-edipiche, fino a quelle più elaborate dal lavoro, sempre più raffinato, delle censure.

© Nicola Peluffo

Note:

1 S. Fanti, La Micropsicoanalisi – continuare Freud,ed. Borla, 1983, Roma.
2 P. Codoni, L’interpretazione del Sogno, in Il Sonno – Sogno, Bollettino dell’I.I.M.,Tirrenia Stampatori, 1995, Torino.
3  D. Lysek , Si vive di resti notturni ?, in Il Sonno – Sogno, Bollettino dell’I.I.M., Tirrenia stampatori, 1995, Torino. 
4  S. Fanti, Diz. di psicoanalisi e micropsicoanalisi, ed. Borla, 1984, Roma, pg. 31, def. 48: qualsiasi dettaglio della vita psichica o somatica è un tentativo che si riduce ad un insieme di tentativi a loro volta riducibili. 
5  Credo questa sia una delle ragioni per cui una buona parte parte degli uomini desiderino il coito orale. Lo stesso dicasi per le donne e per gli omosessuali sovente spermofagi. 
6 J. Piaget, La causalité physique chez l’ enfant, ed. Alcan, 1927, Paris. 
7 S. Fanti , Dizionario di Psicoanalisi e Micropsicoanalisi, ed. Borla, 1984, Roma. 
8 S. Freud, Analisi della fobia di un bambino di cinque anni (Il caso del piccolo Hans ), Freud Opere vol. 5, Boringhieri Torino. 
9 S. Fanti, Dizionario di Psicoanalisi e Micropsicoanalisi, Borla, 1984, Roma. 
10 E qui bisogna ricordarsi la definizione di fissazione come è espressa nel dizionario di Fanti: (def. 196) impronta indelebile che la motricità co-pulsionale lascia di se stessa nell’energetica ideica. (L’indelebilità dell’impressione energetica della rimozione consiste precisamente in cicatrici fissate sullo sfondo dei tentativi e in sinechie o reazioni aderenziali permanenti. Queste cicatrici e sinechie funzionano come nuclei di attrazione rappresentazionali e affettivi).
Probabilmente è proprio la morte della massa dei fratelli spermatozoi, che forma la prima traccia dell’esistenza di se stesso come sopravvissuto e conseguenti sensi di colpa per essere vivo. 

N.B.: Le immagini a corredo vengono dai meravigliosi quadri onirici del grande artista Joshep Cusimano



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Notizie sull'Autore

Peluffo Nicola

Il Prof. Nicola Peluffo è nato a Genova-Sampierdarena il 14 giugno 1930. Dopo essersi laureato a Genova nel 1955 in Scienze politiche con una tesi in Storia, completa la formazione psicologica e psicoanalitica iniziata a Milano, in Svizzera a Ginevra, quella micropsicoanalitica a Couvet (Neuchâtel). Libero docente e poi professore incaricato stabilizzato di Psicologia Sociale diventa professore associato confermato di Psicologia Dinamica presso la Facoltà di Psicologia dell'Università di Torino. Autore di due volumi (Micropsicoanalisi dei processi di trasformazione, Torino, Book's Store, 1976 e Immagine e fotografia, Borla, Roma, 1984) e di oltre cinquanta pubblicazioni scientifiche. E' stato collaboratore al laboratorio di ricerche in psicologia genetica del Institut des Sciences del'education dell'Università di Ginevra (direttore Jean Piaget), ricercatore e docente di psicologia sociale presso l'Istituto di Scienze sociali di Genova (direttore Luciano Cavalli) collaboratore alle ricerche dell'Istituto di Psicologia Sperimentale e Sociale di Torino (direttore Angiola Masucco Costa), collaboratore alle ricerche del Centro di Psicologia dell'Olivetti SpA di Ivrea (Coordinatore ricerche Francesco Novara, direttore Cesare Musatti). Fondatore e Capo Scuola della micropsicoanalisi in Italia, membro didatta della Società internazionale di micropsicoanalisi (presidente onorario Silvio Fanti). Già Direttore dell'Istituto Italiano di Micropsicoanalisi, fin dalla sua costituzione nel 1984, e responsabile scientifico della sua rivista teorica, il Bollettino dell'Istituto Italiano di Micropsicoanalisi. Il Prof. Peluffo si è spento a Genova il 7 febbraio 2012



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