Freud Rossana Ceccarelli

Pubblicato il 27 maggio 2004 | di

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Freud: la teoria della libido

Per chiarire cosa intendesse Freud con la parola “libido” non possiamo prescindere dall’importante studio che il Maestro intitolò “Teoria della libido”.
Freud considerava l’istinto sessuale alla stregua di tutti gli altri istinti, come un processo psicofisico capace di provocare manifestazioni sia fisiche che psichiche: ”E’ tradizionale distinguere la fame dall’amore considerandoli rispettive rappresentazioni degli istinti di conservazione e di riproduzione della specie. Pur associandoci a questa distinzione molto evidente, in psicoanalisi noi ne postuliamo un’altra simile tra gli istinti di conservazione o istinti dell’Io da un lato, e gli istinti sessuali dall’altro; chiamiamo “libido” – o desiderio sessuale – la forza psichica che rappresenta l’istinto sessuale, e la consideriamo analoga alla forza della fame o alla volontà di potenza e ad altre simili tendenze dell’Io.” 1
In un punto del lavoro la libido è definita semplicemente da Freud come: ”…la forza attraverso la quale si esprime l’istinto sessuale.”; ed ancora in uno scritto del 1915: ”Abbiamo definito il concetto di libido come una forza quantitativamente variabile, che può servire a misurare i processi e le trasformazioni che si verificano nel campo dell’eccitamento sessuale. Distinguiamo questa libido in base al fatto che essa si origina dall’energia che è lecito ammettere come substrato dei processi mentali in genere, quindi le attribuiamo anche un carattere qualitativo.”
Freud arriva anche a parlare della base organica della libido accennando ai ”disturbi dei processi sessuali, processi che determinano nell’organismo la formazione e l’utilizzazione della libido sessuale” ed ancora: ”E’ impossibile tacere che questi processi sono in ultima analisi di natura chimica” 2  Questa convinzione di Freud risale al lontano 1894.
Freud e la Libido infantileFreud si atteneva al significato comune della parola sessuale mentre ampliò con ricchezza di spiegazioni quello delle “cose sessuali”. Attraverso lo studio psicoanalitico della prima infanzia e la conoscenza delle perversioni degli adulti, Freud prese atto che la sessualità non è soltanto l’unione genitale nel coito, attraverso la quale si raggiunge la finalità della riproduzione, ma al contrario egli riteneva che prima di raggiungere quello che definì “lo stadio genitale”, la libido attraversasse uno sviluppo complesso. Sostenne, infatti, come già vent’anni prima aveva fatto un pediatra ungherese, Lindner, che il bambino è spinto a succhiare non solo dalla fame e dal bisogno di nutrirsi, ma anche dal desiderio del raggiungimento della soddisfazione sessuale, che permane anche dopo che la fame sia stata soddisfatta.
Gli inizi della teoria della libido risalgono al 1890 circa, quando Freud si rese conto dell’importanza della sessualità nella nevrastenia e nella nevrosi d’angoscia, anche se la teoria andò consolidandosi ed elaborandosi man mano che la sua esperienza clinica aumentava. Fu, però, nel 1905, nei “Tre saggi sulla teoria della sessualità”, e in un breve capitolo scritto per un libro del suo amico Loewenfeld, che il Maestro espose le sue innovative scoperte. Il libro di Loewenfeld, “Sexualleben und Nervenleiden” (“Vita sessuale e malattie nervose”), aveva già riportato nelle prime edizioni interventi di Freud, ma per la quarta edizione Loewenfeld persuase l’amico a scrivere un intero capitolo dal titolo “Le mie vedute sul ruolo svolto dalla sessualità nell’etiologia delle nevrosi”.
In tale lavoro Freud effettuò un vero e proprio resoconto storico delle sue osservazioni che andarono ad arricchirsi o si modificarono in ragione dell’osservazione clinica. Egli si occupò delle “nevrosi attuali” , cioè della nevrastenia e della nevrosi d’angoscia, riconoscendo in esse la presenza di importanti fattori sessuali nell’etiologia.
Con la comparsa nel 1905 dell’opera “Tre saggi sulla teoria della sessualità” Freud ricevette le più dure critiche: della prima edizione vennero stampate solo mille copie, e ci vollero più di quattro anni per venderle; delle successive due edizioni ne vennero stampate duemila che furono vendute nello stesso lasso di tempo; il suo compenso fu di duecentosessantadue corone (53,08 dollari).
Freud divise il libro in tre parti. Nella prima si sofferma sulle varie deviazioni dell’istinto sessuale, dividendo queste deviazioni in due grandi gruppi, a seconda che riguardassero l’oggetto dell’istinto o le finalità dello stesso.
Nel primo caso inserisce le variazioni del sesso, dell’età e della specie dell’oggetto. Per l’omosessualità, che preferì chiamare “inversione”, Freud ritenne opportuno non prendere una posizione unilaterale, né a favore dei fattori congeniti né per quelli acquisiti.
Anche per le deviazioni delle finalità dell’istinto effettuerà una suddivisione in due sottogruppi: trasgressioni anatomiche e fissazioni a stadi precedenti. Rispetto alle prime, caratterizzate dal fatto che altre parti del corpo (la bocca, l’ano, ecc.) possano prendere il posto degli organi genitali, Freud sottolinea l’importanza della sopravvalutazione dell’oggetto, che tanto spesso si accompagna all’attrazione sessuale.
Nel secondo sottogruppo, vengono scelte, in sostituzione dell’istinto sessuale alcune sue componenti che di solito fungono solo da coadiuvanti nei riguardi dell’atto finale. Si verifica un arresto ad uno stadio preliminare dell’intero processo, ed una sua accentuazione, tale da portarlo a sostituire l’intero atto. Le componenti principali in questo caso sono due: una è il desiderio di guardare o di essere guardati, che nel caso delle perversioni, viene chiamato rispettivamente “scopofilia” ed “esibizionismo”; l’altra è il sado-masochismo.
Freud riteneva che la maggior parte delle deviazioni fossero presenti in forma moderata nella vita normale e che diventassero patologiche nel momento in cui acquisissero i caratteri dell’esclusività e della fissazione.
Per Freud la sessualità rappresenta l’unico fattore costante nella genesi delle psiconevrosi i cui sintomi rappresentano, da un lato la funzione sessuale mascherata, dall’altro sono espressione della resistenza dell’Io. Riteneva che gli impulsi sessuali che determinano e mantengono i sintomi sono solo in piccola parte “normali” poiché più spesso si tratta di impulsi “perversi”: di fatto, dietro ai sintomi nevrotici, si possono scoprire quasi tutte le perversioni.
In un breve passo sugli istinti (Triebe), Freud suggerisce che ciò che li distingue l’uno dall’altro e li caratterizza in modo specifico, è la loro fonte e il loro scopo. La fonte consiste sempre in uno stimolo che si origina in qualche parte del corpo, e lo scopo consiste nell’eliminazione di questo stimolo. A questo punto Freud introduce il concetto di “zone erogene”, cioè di parti del corpo capaci di evocare sensazioni erotiche. Tali zone possono interessare una vasta area, ma sono più sensibili in determinati punti piuttosto che in altri: gli organi genitali e gli orifizi alimentari.
Nella seconda parte Freud tratterà la “sessualità infantile” ponendo l’accento sull’amnesia infantile come variabile interveniente a determinare la negazione dell’esistenza di tale sessualità.
Egli infatti descrive il neonato come un essere già capace, fin dai primi giorni di vita, di sensazioni erotiche che andranno a modificarsi e svilupparsi fino ai quattro anni, per poi subire una quiescenza fino alla pubertà. Le prime manifestazioni sessuali, come anche quelle della nutrizione e della defecazione, sono autoerotiche e la loro finalità consiste nella soddisfazione degli stimoli provenienti dalle zone erogene. Freud parlerà di attività precoci o pregenitali distinguendo due fasi: quella orale e quella sadico-anale.
La seconda parte del libro termina con un passo molto suggestivo sull’interpretazione dei processi sessuali e non sessuali, mentre la terza parte è dedicata alla esplicitazione dei cambiamenti che si manifestano durante la pubertà. Nelle edizioni successive aggiunse ulteriori passi come, per esempio, quello relativo alla “libido dell’Io”, datato 1915.

Altri lavori videro impegnato Freud su questo argomento: il 12 novembre 1906 tenne una conferenza su ”Astinenza sessuale” al Sozialwissenschaflicher Bildungsverein (Società culturale di scienze sociali); il primo scritto sull’Educazione sessuale dei bambini fu pubblicato nel 1907 sulla rivista “Soziale Medizin und Hygiene”; nel 1908 il lavoro dal titolo “Etica sessuale civile e nervosismo moderno” venne pubblicato su “Sexualprobleme” e nello stesso anno, sulla medesima rivista, fu pubblicato “Teorie sessuali dei bambini”. In quest’ultimo lavoro Freud descrive le teorie che i bambini costruiscono per soddisfare la loro curiosità sessuale. Osservando la vita animale e le donne gravide i bambini percepiscono la presenza nel corpo materno di un organismo, ma non sono in grado di spiegarsi come vi sia entrato né come ne possa uscire. La risposta più comunemente fornita è che i bambini escano dall’ano, e tale concetto viene ad essere sostituito successivamente dall’idea che la via d’uscita sia l’ombelico. I bambini ritengono inoltre che anche gli uomini possano dare alla luce dei figli. Secondo Freud i bambini inconsciamente ritengono che le donne siano fatte come loro (dotate di fallo), riuscendo così ad esorcizzare la paura di castrazione.
In un altro lavoro sulle “Fantasie isteriche ed i loro rapporti con la bisessualità” comparso sulla rivista “Zeitschrift für Sexualwissenschaft” di Hirschfeld nel 1908, Freud tratterà brevemente del ruolo della fantasia nella determinazione dei sintomi psiconevrotici. Nello stesso anno, con il lavoro intitolato “Carattere ed erotismo anale” pubblicato dalla rivista “Psychiatrisch-neurologische Wochenschrift” di Bresler, destò enormi resistenze tra gli psichiatri l’idea che si potesse parlare di una eccitabilità erotica anale.
Il 24 febbraio del 1909 Freud lesse una relazione alla Società di Vienna sulla “Genesi del feticismo” (Zur Genese des Fetischismus) che non venne mai pubblicata. Nello stesso anno scrisse per il libro di Otto Rank “Il mito della nascita degli eroi”, un capitolo dal titolo” Il romanzo familiare dei nevrotici” dove tratterà della fantasia di quei bambini che hanno avuto difficoltà ad emanciparsi dall’autorità dei genitori alla quale, in seguito ad una sopravvalutazione, non riusciranno mai a rinunciare. Freud per la prima volta aveva rilevato questa fantasia nella paranoia, per poi ritrovarla nei nevrotici e nelle persone normali.
Nel 1910 il Maestro cominciò l’elaborazione di una serie di saggi che riunì sotto il titolo “Contributi alla psicologia dell’amore”. Il primo di questi saggi, “Un tipo speciale di scelta oggettuale proprio dell’uomo”, fu pubblicato sullo “Psychoanalytisches Jahrbuch” e venne esposto da Freud alla Società di Vienna il 19 maggio 1909 e discusso nella riunione successiva.
Il secondo saggio, “La tendenza universale alla devalorizzazione nella sfera amorosa”, venne pubblicato due anni dopo. In tale lavoro il Maestro tratterà l’impotenza maschile, ponendo l’accento sull’etiologia di fattori come le fissazioni infantili, dell’incesto ed delle privazioni verificatesi durante l’adolescenza.
Il terzo saggio uscì nel 1918, nella quarta serie della Sammlung kleiner Schriften zur Neurosenlehre, con il titolo “Il tabù della verginità”.
Nel 1910, presso la Società di Vienna, si discusse sul tema dell’onanismo e sulle altre forme di attività autoerotica. Due anni dopo il rendiconto venne pubblicato, in forma di libro, con l’aggiunta di alcune osservazioni di Freud.
Risale però al 1914 la radicale revisione che Freud effettuò delle sue teorie sulla struttura della mente nel saggio “Introduzione al narcisismo”. Fu questo il primo dei mutamenti che egli effettuò, seguito da un secondo otto anni dopo.
L’11 marzo del 1914 Freud lesse, presso la Società di Vienna, un lavoro su “Un caso di feticismo del piede” che non fu mai pubblicato; nel 1916 interruppe la serie di lavori teorici per pubblicarne uno di carattere clinico: “La trasformazione degli istinti, con particolare riferimento all’erotismo anale”.
Gran parte della teoria della libido venne esposta nelle “Lezioni introduttive di psicoanalisi” pubblicate nel 1917.
Nel 1919, infine, pubblicò uno studio di clinica , di circa trenta pagine, dal titolo “Un bambino viene picchiato”, su una particolare fantasia erotica ricorrente nel bambino, riuscendone a fare una esauriente analisi.

© Rossana Ceccarelli

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Note:

1 Ernest Jones “Vita e opere di Freud, 2 gli anni della maturità 1901-1919” Il Saggiatore.
2 Ernest Jones “Vita e opere di Freud, 2. gli anni della maturità 1901-1919” Il Saggiatore. 



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Notizie sull'Autore

Ceccarelli Rossana

La Dott.sa Rossana Ceccarelli è nata a Sora (FR) nel 1963. Testista Rorschach e psicoterapeuta di formazione micropsicoanalitica ha lavorato in un day Hospital psichiatrico dal 91 al 92 e quindi nel Servizio di Diagnosi e Cura dell'Ospedale di Frosinone. Ha svolto attività di ricerca dedicandosi in particolare allo studio psicodiagnostico di pazienti affetti da psoriasi e vitiligine e di pazienti sottoposti ad emodialisi.
Ha pubblicato lo studio "Day Hospital psichiatrico: l'intervento psicologico" sul Bollettino dell'Istituto Italiano di Micropsicoanalisi.

La Dott.ssa Rossana Ceccarelli si è spenta in Fiuggi il 18 settembre 2010.



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