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Pubblicato il 26 novembre 2010 | di

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L’alba della civiltà

Un problema su cui gli studiosi del mondo antico non si sono mai soffermati è quello del passaggio alla civiltà nell’area della mezzaluna fertile, della Persia e dell’India, nella forma di culture religiose e sociali spesso sessuofobiche. In questa vasta area il passaggio dalla preistoria alla storia è lento, graduale. Le caratteristiche di questa transizione sono per lo più incerte e legate a fonti che attengono maggiormente alla cultura materiale piuttosto che a quella intellettuale e psichica. Ad esempio, sappiamo molto degli utensili prodotti dai neanderthaliani e dai sapiens vissuti in quelle zone ma assai poco di aspetti come il linguaggio, le credenze religiose, gli usi e i costumi sessuali. Eppure essi vivono letteralmente a ridosso della storia, poco prima che le rivoluzioni neolitica e dei metalli giungessero a cambiarne il volto.

I DUE CERVELLI

Il mio lavoro parte dalla concezione freudiana e psicoanalitica della civiltà come necessità di contenere le pulsioni preconsce e inconsce che in ambiti sociali evoluti produrrebbero destabilizzazione. Su un piano più strettamente biologico, ritengo che il problema messo in luce da Freud stia nella presenza di mondi coesistenti nella nostra psiche. Da un lato c’è un mondo inconscio-preconscio, che costituisce sul piano ontogenetico la nostra infanzia pre e post natale, mentre sul piano filogenetico  è rappresentato dalla catena umano-animale-vegetale-minerale a ritroso nel tempo, catena da cui veniamo e di cui siamo  intessuti. Dall’altro lato vi è un mondo in cui il pensiero cosciente astratto si determina come una caratteristica spiccatamente presente nella specie homo sapiens sapiens e negli affini (p. e. neandertaliani?). I due mondi, così ben esaminati nella psicodinamica freudiana e micropsicoanalitica, fanno presumibilmente capo ad una stratificazione evolutiva del nostro cervello, che, ad una forma arcaica ancora animale  dove pulsioni e istinti sono regolati secondo procedure quasi automatiche, sovrappone una forma in cui la rete neuronale è in grado di compiere operazioni di elaborazione del pensiero, del suo strutturarsi nel linguaggio fino al livello della autocoscienza in quanto autopercezione di sé come io, individuale  o collettivo. L’area del cervello limbico sarebbe quella più arcaica, quella in cui in fondo si sviluppa una sorta di vita inconscia o preconscia, che si esprime nel contenuto profondo dei sogni o nelle forme primeve legate alla sopravvivenza delle pulsioni, che poi si costituiscono come i “peccati capitali”. E’ noto che ciascuno di essi rappresenta in realtà un moto istintivo rivolto alla sopravvivenza che va dalla nutrizione (golosità) alla riproduzione (lussuria) alla lotta (ira) all’autoconservazione (accidia) ecc. Il cervello esterno, quello corticale, si sarebbe costituito in un secondo tempo interferendo con quello limbico e creando una sorta di conflitto che ha richiesto fin dall’inizio una mediazione continua fra forze opposte.
Se questo è avvenuto e avviene sul piano individuale, è vero anche che avviene sul piano sociale. Ancor più interessante diventa quindi il tema dell’alba della civiltà perché, se la preistoria aveva già da diversi millenni, nel paleolitico, fatto emergere la corticalità sul sistema limbico,. è anche vero che solo nell’avvento storico della cosiddetta civiltà si è manifestata concretamente anche sul piano sociale, politico tecnologico e dunque anche culturale l’espansione della corticalità. Il sistema limbico non produce spazi artificiali, per esso l’ambiente è la vastità indefinita della natura con cui è continuamente in una relazione animale-vegetale-minerale. La corteccia cerebrale progetta e costruisce spazi artificiali delimitati, entro cui vivere e sviluppare le dinamiche interpersonali: all’inizio uno spazio limitato rispetto alla natura (accampamento, capanna, tenda, caverna…), che poi si espande sempre di più nel sistema casa- città-rete viaria ecc., fino a diventare  apparentemente preponderante rispetto alla natura, cosi come la corteccia cerebrale sembra preponderante rispetto all’arcaico sistema limbico.

LIBERAZIONE ED ATTUAZIONE DEL DESIDERIO

Nelle prime civiltà appare dunque un sistema sociale complesso, appare la città, appare un’economia agricolo-pastorale progettata e programmata su ampia scala: una testimonianza palese dell’affermarsi inarrestabile della corticalità cerebrale sulla limbicità. Il processo in questione è lento e graduale, passa attraverso le fasi del neolitico, del calcolitico, delle prime società agricolo pastorali in cui si affinano le tecnologie dei metalli fino alla costituzione dei primi agglomerati urbani autosufficienti. Una strutturazione a livello individuale e sociale della componente conscia comporta una retroazione sul sistema più arcaico preconscio-inconscio, che rimane ancorato a vicende ancestrali preistoriche e preumane (oltreché infantili).
Il tenore di vita si innalza, il benessere aumenta nelle civiltà urbane che fioriscono tra il 1200 e il 600 a. C. In un primo momento questo aumento di possibilità sul piano della vita si manifesta come una libertà maggiore e nuova di esprimere le pulsioni del sistema preconscio inconscio, sia sul piano dell’autoproduzione (nutrizione, habitat, comfort, vestiario, casa ecc.), sia sul piano della sessualità. In particolare è proprio la sessualità prefallica e non riproduttiva che si trova ad avere un campo di espressione concreto, mentre in precedenza le condizioni più precarie la relegavano piuttosto nella dimensione dell’allucinazione, del sogno, dell’illusorietà e quindi sublimavano nel magico e nello spirituale.
Sodoma e Gomorra rappresentano le icone mitiche di questo nuovo mondo, per certi aspetti simile a quanto si va verificando oggi con il nuovo salto in avanti delle tecnologie e del tenore di vita. Si direbbe quasi che lo sviluppo della civiltà sia una condizione necessaria per una maggiore espressione dei desideri preconsci inconsci di origine utero infantile, desideri aggressivo-sessuali onto e filogenetici che passano dallo stato onirico a quello dell’attuazione concreta grazie alle migliorate condizioni di vita che consentono tempo spazio e agio per questa espressività. “Mutatis mutandis” anche oggi internet , ad esempio, insieme alle condizioni di disponibilità di tempo e di relativa sicurezza, serve anche da veicolatore e attuatore di desideri sessuali, come dimostrano i numerosi siti porno, le communities e le chat spesso usate come mezzo per conoscere nuovi partner o per fare sesso on line. Internet è quindi la moderna riedizione di Sodoma e di Gomorra, nel senso ora spiegato.
La prostituzione sacra, le pratiche onanistiche (Onan è personaggio emblematico di una sessualità prefallica ed edipica) , la pederastia e l’omosessualità e altre forme ancora di sessualità non riproduttiva appaiono diffuse lungo l’arco di tutta la prima fase di avvento dell’urbanizzazione e dell’economia cittadina, da Mohenjo Daro e Harappa al mondo cananeo, alla Babilonia corrotta di biblica memoria. Il sistema limbico pare potersi esprimere proprio grazie ai successi ottenuti dalla parte corticale del nostro cervello.
Il problema di fondo è però quello già messo in chiaro da Freud ne “Il disagio della civiltà”: la parte preconscia inconscia, a livello sociale, produce destabilizzazione e la copulsione di vita- morte rischia di svilupparsi in forme distruttive per la specie. Ad esempio, il diffuso senso di colpa derivato dall’attuazione dei fantasmi edipici conduce a forme altamente distruttive come la condizione di guerra costante fra le entità urbane e politiche che si determinano, la crudeltà e la violenza quotidiane. Anche sul piano del ritualismo religioso e magico si assiste a forme di cannibalismo rituale, o di sacrifici umani, come quelli dei maschi neonati primogeniti posti nelle pietre angolari delle nuove case cananee allo scopo di placare le divinità ostili. Insomma, l’eccesso di limbicità produce destabilizzazione sociale e politica.
A questo punto si pone il problema del contenimento delle manifestazioni preconsce inconsce che, come sempre, agiscono a 360 gradi investendo ogni aspetto della vita sotto i profili della sessualità e dell’aggressività.
Il sistema corticale dove si colloca l’attività cosciente dell’io era servito, come abbiamo detto, da costruttore di condizioni di benessere che consentissero la realizzazione dei desideri preconsci inconsci. Tali condizioni erano probabilmente state attivate da innumerevoli sogni che, per secoli, dalla preistoria fino alla storia si erano filogeneticamente trasmessi da una generazione all’altra. Sul piano sempre del preconscio inconscio però si determinava anche in questi nostri lontani antenati l’introiezione dei divieti parentali che aveva dato origine ad un super-io sociale che esprimeva a livello collettivo il super-io individuale. Il super-io opera come un rimproveratore sistematico, che contesta qualunque pulsione di desiderio facendo leva sul senso di colpa legato alla spinta edipica di uccidere il genitore avversario per realizzare il desiderio incestuoso verso l’altro genitore. Fanti ha chiarito che Edipo è indifferente al sesso del genitore e che la pulsione edipica avviene sia verso il genitore dello stesso sesso sia verso quello di sesso opposto, così come il desiderio di uccidere è alternativamente rivolto sia al genitore di sesso opposto sia a quello dello stesso sesso. Anche la spinta del super-io sociale richiedeva quindi una espressione a livello conscio, cioè a livello dell’io. Siccome stiamo parlando di società umane, tale spinta si doveva manifestare a livello di io sociale, cioè di istituzioni, di cultura, di organizzazione dei rapporti sociali e politici. Questa controspinta doveva compensare e regolare gli eccessi della parte limbica.
L’attività conscia a livello sociale politico e culturale (quella che chiamiamo “storia”) appare così condizionata dalle due pulsioni opposte del desiderio e del rimprovero. Qui è interessante notare come le spinte preconsce-inconsce di desiderio-rimprovero (che in ultima analisi non sono se non una strutturazione più specifica della copulsione di vita/morte) vengano “giocate” sul terreno dell’io sociale allo stesso modo di come avviene sul terreno dell’io individuale.
L’eccesso di pulsione del desiderio viene così contrastata dal rimprovero/divieto della controspinta superegoica e sul terreno dell’io sociale si manifesta la necessità concreta di una regolazione politica sociale e culturale della sessualità-aggressività alla ricerca di un equilibrio che non può che essere precario, continuamente rotto da fasi nevrotiche e fasi psicotiche (guerre, violenza, conflitti, rivoluzioni, contrasti di ogni sorta ecc.) in un vero e proprio nastro psichico analogo a quello descritto da Fanti sul piano dello psichismo individuale.

ARRIVA IL RIMPROVERATORE

La “civiltà” passa dunque ad uno stadio successivo in cui occorre introdurre delle procedure di regolazione. Sul piano politico-istituzionale si apre così la strada alla formazione di realtà statali via via più, organizzate e accentrate, dalla città stato templare, al regno, fino all’impero, con l’affermarsi di strutture repressive di controllo agli ordini della legge stabilita dal sovrano, espressione paternalistica dell’attività di divieto/rimprovero parentale. Non è un caso che il potere politico si appoggi su quello religioso. E’ sul piano culturale che infatti si manifesta ancora la controspinta superegoica. La scrittura è il nuovo potente mezzo in mano ad una casta sacerdotale maschile profondamente coesa con il gruppo guerriero che detiene il potere politico. La formazione delle grandi raccolte religiose e prescrittive, come la Torà ebraica, i Veda o le Leggi di Manu indiane, costituiscono esemplificazioni significative in questo senso. Il lavoro di redazione complesso e distribuito nel corso di vasti archi temporali presuppone la partenza da un repertorio ampio e variegato di storie e narrazioni antichissime, di diversa impostazione, storie che probabilmente affondano le radici in tradizioni orali preistoriche. Non tutte le civiltà antiche sono riuscite nel compito di unificare tale materiale così ampio. Le biblioteche Sumere e Babilonesi e in parte anche quelle Egiziane hanno riunito tali narrazioni per iscritto, ma non hanno compiuto se non parzialmente l’opera unificatrice elaborata nel mondo ebraico o in quello indiano. Si trattava di dare un senso unitario all’eterogenea messe di fonti e narrazione antiche. Tale senso va nella direzione di un sistema culturale coerente con la strutturazione socio-politica di questi mondi. Il messaggio di fondo è comunque e sempre sostanzialmente uno: vi è un ordine cosmico e storico da rispettare. Chi viola quest’ordine incorre in sventura. Nei Veda la sventura è rappresentata dalla maledizione del samsara, fondata sulla ferrea legge del karma. Tuttavia la condanna nel mondo dell’illusione, della malattia e della sofferenza va regolata in modo tale da coercire le pulsioni del desiderio. Di qui nelle Leggi di Manu la strutturazione in caste della società e la subordinazione del ruolo della donna, veicolata da oggetto del desiderio erotico sessuale a mero strumento per la riproduzione. Nel
Pentateuco ebraico il rimprovero/divieto superegoico si manifesta nel rapporto storico fra un dio padre, geloso e il suo popolo eletto, che continuamente sfugge ai richiami del rimproveratore per le lusinghe del piacere e del desiderio. Colpa e punizione vengono sistematicamente adottati come criterio di fondo di questo rapporto: Sodoma e Gomorra, simbolo della sessualità non riproduttiva e prefallica, sono distrutte, così come prima era accaduto all’umanità col diluvio universale

SVILUPPI DELLO SPIRITUALISMO

Parallelamente a queste linee di tendenza repressive si manifestano forme di sublimazione del desiderio che possono in qualche modo aggirare la censura del super-io sociale. La nascita dello spirito, dell’anima, la spiritualizzazione in senso metafisico della psiche umana, costituisce il compromesso fra desiderio e rimprovero. Ad esempio, nel mondo egiziano questa spiritualizzazione comporta l’ossessione per la vita dopo la morte, che diventa addirittura uno dei fondamenti politici e sociali di questo sistema particolarmente rigido e stabile pur nei suoi dinamismi interni. La vita post mortem passa dall’Egitto come tradizione nell’occidente cristiano così come l’elaborazione di un complesso di miti atti a descrivere una vera e propria civiltà dei morti, con le sue regole, le sue gerarchie, con la definizione dei rapporti con il mondo dei vivi, che restano imprigionati in questa filogenesi spiritualizzata e persecutoria.
Nel mondo indiano la spiritualizzazione produce il concetto di Brahman, puro spirito, a cui le singole anime possono tendere per ricongiungersi e in cui possono perdersi nel nirvana liberatorio del sistema del karma/samsara. In entrambi gli esempi, quello egizio e quello indiano, appare chiaro come il rifiuto radicale e totale del desiderio rappresenti un assetto della co-pulsione di morte/vita in cui l’impossibilità concettuale e corticale di mediare a livello di io sociale le diverse componenti del preconscio-inconscio limbico viene spostata per sublimazione in un aldilà in cui in qualche modo la vita si realizza proprio attraverso la sua sintesi con la morte e l’autoannullamento.

IN SINTESI

I suddetti esempi rappresentano dunque il modo in cui la civiltà nasce per poi continuare a svilupparsi secondo questa procedura ancora oggi. L’evoluzione comporta l’arricchimento della struttura cerebrale, che costruisce la struttura corticale in interazione e dipendenza da quella arcaica e limbica. Parallelamente, proprio la parte limbica attraverso il preconscio-inconscio determina lì l’affermarsi dell’io intelligente come strumento attraverso cui realizzare le spinte della co-pulsione di vita morte e dei suoi derivati aggressivo sessuali, attivati onto e filogeneticamente nella catena dei sogni. La civiltà e l’aumento del benessere mettono in campo il teatrino edipico del desiderio e del freno al desiderio, attraverso fasi diverse, che si intersecano continuamente, di grande libertà sessuale, ma anche di violenza e aggressività (sacrificio dei bambini, crudeltà, guerre) a cui corrispondono fasi repressive di tipo seuperegoico, attivate dal senso di colpa e di punizione innescato dall’edipicità propria della fase precedente. La ragione serve come giustificatore dell’azione repressiva, o come costruttrice di mondi alternativi a cui rivolgere coattivamente l’attenzione, distogliendola dal teatro dello scontro reale fra le forze in campo. In uno sforzo gigantesco per trovare di volta in volta equilibri precari fra le forze opposte del preconscio inconscio (vita e morte), l’io sociale (potere, società, politica, economia, cultura, religione, ecc.), cioè la civiltà, ha così mosso i suoi primi faticosi passi nel progresso determinato dall’acquisizione della capacità di tradurre in tecnologia i propri sogni, in un percorso tortuoso e irto di sofferenze che continua ancora adesso.

NOTA 1: SULL’INDOEUROPEO

Questa ipotesi di lavoro può gettare nuove interpretazioni anche per questioni a lungo dibattute, come quella annosa sugli indoeuropei. Molte le teorie in proposito. Da quella tradizionale
dell’avvento dei signori della guerra sulle pacifiche comunità autoctone, a quella del maschilismo patriarcale e guerriero che si impone su società neolitiche matriarcali (ma dove pare fosse praticato il sacrificio umano!). Per non parlare poi delle nuove correnti interpretative: gli Indoeuropei non sono mai esistiti; sono un mito per esaltare la superiorità dell’Occidente attuale. Secondo altri le origini linguistiche ed etniche dei popoli europei e indoiranici attuali sarebbero derivate dal mondo egiziano-semitico (Bernal), o dal mondo semitico mesopotamico (Semerano) oppure l’India avrebbe un’origine autoctona e non avrebbe conosciuto nessuna invasione Aria.
Si può invece supporre che il mito dell’Indoeuropeo altro non sia che il crearsi di una cultura/società di tipo repressivo sulla base di un super-io sociale. Nell’Indoeuropeo la donna è destinata al ruolo secondario in una società maschilista, patriarcale e guerriera che ristabilisce l’ordine con la forza e col rigore delle distinzioni sociali di casta. L’Indoeuropeo sarebbe dunque il complesso dei risultati, sul piano dell’io sociale, della controspinta superegoica alla liberazione del desiderio.

NOTA 2: E IN OCCIDENTE?

Per quanto riguarda il mondo greco e romano appare come tale inversione di tendenza superegoica si verifichi più lentamente e più tardivamente. La sessualità riproduttiva convive agevolmente in queste società con le sessualità prefalliche o non riproduttive (pederastia, omosessualità). Per avere l’effetto dell’onda lunga delle civiltà orientali, occorre aspettare l’incontro della civiltà greco- romana con l’Egitto prima e con le società orientali poi. Toccherà al cristianesimo e quindi al medioevo realizzare compiutamente tale controspinta, trasmettendo così il teatrale conflitto edipico della co-pulsione di vita morte anche al mondo in cui oggi viviamo.

© Alessandro Zannella



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Notizie sull'Autore

Zannella Alessandro

Alessandro Zannella è nato a Torino il 9 maggio del 1956. Si è laureato in Filologia classica presso l’Università locale con una tesi in storia Romana, dedicata al problema dell’ordine pubblico nella città di Roma fra il I e il III secolo d.C. Appassionato da sempre di studi filosofici, storici, religiosi, antropologici, psicoanalitici, insegna storia e filosofia presso il Liceo Scientifico di Moncalieri.



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