Psichiatria Stalking

Pubblicato il 11 giugno 2011 | di

0


Stalking: tra sadomasochismo e impossessamento (parte seconda)

G. Bernini: Ratto di Proserpina (part.) 1621-22

G. Bernini: Ratto di Proserpina

Nella prima parte del lavoro “Stalking: storie di amore molesto” abbiamo visto come, nella difficoltà di stabilire relazioni sufficientemente mature e solide, possa inserirsi e svilupparsi l’agito persecutorio. Abbiamo anche  introdotto l’idea che l’inappagamento, anche parziale, della sessualità respinga in stadi precedenti dello sviluppo psicosessuale, verso l’ampio ventaglio delle perversioni. Non si tratta qui, in genere, di perversioni conclamate, ma del persistere delle loro tracce, in quantità più insistente di quanto non lo sia nei comuni comportamenti sessuali.
A proposito dell’origine della perversione, Freud afferma: “(essa)… non è più un elemento isolato nella vita sessuale del bambino, ma viene invece assunta nel contesto dei processi evolutivi tipici – per non dire normali – che ci sono noti. Essa è posta in relazione con l’amore oggettuale incestuoso del bambino, con il suo complesso edipico, fa la sua prima apparizione sul terreno di tale complesso e, quando esso è crollato, gli sopravvive, spesso da sola, quale erede del suo carico libidico e gravata del senso di colpa che ad esso è ancorato”.
La perversione, dunque, è intesa quale manifestazione residuale inconsueta di un Edipo parzialmente irrisolto.
Nell’opera “Tre saggi sulla teoria sessuale, al centro del paragrafo su sadismo e masochismo, Freud afferma che “la coppia antitetica attività-passività… appartiene ai caratteri generali della vita sessuale… che crudeltà e pulsione sessuale sono intimamente collegate… come insegna la storia della civiltà umana.” (v.: Ratto delle Sabine nella prima parte di questo lavoro).
Impossessamento (o appropriazione) e sadomasochismo appaiono strettamente correlati, spinti dalla stessa pulsione che è l’aggressività.
Usiamo qui il termine “aggressività” nell’accezione micropsicoanalitica che pone l’accento sugli aspetti di attività neutrali e motori dell’aggressività.
Per intenderci può forse venire in aiuto l’etimologia del termine. Il verbo latino “ad-gredior”, che sta per “andare verso”, è un verbo deponente, cioè di forma passiva e di significato attivo. Il che starebbe ad implicare, come solo le lingue scientifiche fanno, l’adesione della forma lessicale al significato implicito nel termine: aggredire-essere aggrediti, come nel sado-masochismo, sono le facce della stesa medaglia.
Parliamo dunque di aggressività in quanto attività che precede ed alimenta la sessualità.
Continuando la citazione, Freud scrive:
La sessualità nella maggior parte degli uomini si rivela permeata di una certa aggressività… il cui significato biologico potrebbe consistere nella necessità di superare la resistenza dell’oggetto sessuale anche diversamente che con gli atti di corteggiamento…
Il sadismo corrisponderebbe, dunque, ad una componente aggressiva della pulsione sessuale… che usurpa per spostamento la posizione principale.”
Secondo certi autori – prosegue Freud-  l’aggressività mescolata a pulsione sessuale è propriamente un resto di appetiti cannibaleschi e vi compartecipa, quindi l’apparato di impossessamento.
Eccoci dunque al punto dell’impossessamento (o appropriazione), “il cui fine ultimo è soddisfare l’altro grande bisogno ontogeneticamente più antico: cibarsi”.
La suzione è “la prima e più importante attività del bambino”….Le labbra si sono comportate come zona erogena e lo stimolamento per l’afflusso di latte caldo è stata la causa della sensazione di piacere (distensione).
Da principio il soddisfacimento della zona erogena era associato al bisogno della nutrizione. L’attività sessuale si appoggia in primo luogo a una delle funzioni che servono alla conservazione della vita e solo in seguito se ne rende indipendente.

Isturiz, Bassi Pirenei Da "La religione delle origini", di E. Anati

Isturiz, Bassi Pirenei
Da “La religione delle origini”, di E. Anati

Nel 2004, in occasione del Convegno di studi paletnologici presso il Centro Camuno  di Arte Rupestre, il prof. Nicola Peluffo fece alcune osservazioni su un segmento di osso inciso, rappresentante due figure, maschio e femmina nell’atto di ghermire-essere ghermita: l’incipit di un coito more ferarum.
Le figure sono antropomorfizzate, una sorta di chimere in cui elementi di più specie si trovano condensati. Il maschio insegue la femmina e quasi ne fiuta, a terga, la zona genitale.
Peluffo avanzò l’ipotesi di una rappresentazione condensata di desideri: certamente sessuali, ma anche aggressivi e di impossessamento orale-cannibalico.
La parola cannibalica risuona sempre blasfema: eppure fenomeni di cannibalismo sono ancora presenti nelle cronache di casi di gravi perversioni.
Le riflessioni fatte nel corso di quel convegno riguardano epoche in cui i bisogni elementari assorbivano enormemente i nostri progenitori .
Scrive Anati: “La sopravvivenza era assicurata principalmente attraverso la caccia e si era instaurata una relazione esistenziale tra uomo e animale”: la vita dell’animale nutriva la vita umana, ma anche viceversa. L’idea di acquisire qualità animali mangiandone il corpo doveva essere, come è ancora, alla base di credenze animistiche.
Ma oltre la caccia, altro elemento fondamentale per la sopravvivenza è la relazione uomo-donna che assicura il soddisfacimento e la continuità della specie. Sia la caccia che gli elementi sessuali sono una costante nelle espressioni artistiche dei nostri antenati.
A questo punto non appare più così strana la scelta di un termine di derivazione venatoria per indicare lo stalking: un problema di relazioni interpersonali che assumono i caratteri dell’assoluta necessità e insostituibilità. E’ così per lo stalker, ma, almeno inizialmente, anche per la perseguitata che insiste tenacemente, talvolta fino alla distruzione,
Tornando al caso esposto già nella prima parte del lavoro, la passione divampò velocemente e S. passò dal primo incontro a una specie di convivenza quasi senza rendersene conto. Ben presto la relazione assunse toni che non ammettevano alcuna intrusione, con gelosia parossistica da parte di entrambi, ma anche con sensi di colpa per gli affetti precedentemente abbandonati e ormai esclusi.
Tra lo stalker e la sua vittima c’è sempre questo piano di contatto e, al tempo stesso, di incomunicabilità, che appare come adesione, ma che è inconfutabilmente una scissione: S. non aveva scelto la convivenza, ma lo amava e voleva compiacerlo; poi non era più possibile dissentire. Perché nella perversione l’altro è solo una traccia necessaria per il proprio autocompiacimento, ma nulla di più.

Bernini, Apollo e Dafne

Bernini, Apollo e Dafne

Nel momento in cui la traccia dissente, diventa disturbante, pericolosa, da distruggere o da assimilare, come ben esprimono i versi di Ovidio a proposito delle pretese di Apollo su Dafne: « Poiché non puoi essere mia moglie, sarai almeno il mio albero. O alloro, sempre io ti poterò sulla mia chioma, sulla mia cetra, sulla mia faretra.» Il dio, piuttosto che rinunciare, si era impossessato della pianta facendone un suo attributo: una decorazione in più per un legame narcisistico.
La ricerca, se non la condizione indispensabile, di un piacere legato alla sofferenza, all’umiliazione, allo schiacciamento dell’altro è tipico della relazione sado-masochistica.

Narcisismo e perversione

Dopo aver sottolineato gli elementi perversi e la prevalenza del sadomasochismo nella sua componente sadico-orale di impossessamento-incorporazione, vediamo alcuni aspetti legati al narcisismo.
Nell’incrocio tra narcisismo e perversione possono emergere alcuni degli aspetti di base nelle dinamiche della persecuzione affettiva.
La personalità narcisistica scivola facilmente tra normalità e patologia.
Rosenfeld (1987) ammette un narcisismo ‘sano’ o ‘normale’, riferendosi a quelle attenzioni che le persone hanno verso sé stesse, l’autostima, la preoccupazione per il proprio Sé fisico e mentale, il senso di autoconservazione, il senso dei propri diritti ecc… L’A. distingue, poi, 2 tipi di narcisisti, entrambi  accomunati da una grave difficoltà nell’area della identità personale e nella regolazione dell’autostima;
1: il tipo vulnerabile e fragile, con la costante preoccupazione per le possibili offese narcisistiche;
2: il tipo che fronteggia le ferite narcisistiche per formazione reattiva, diventando arrogante e aggressivo.
Questo secondo ha il taglio dello stalker tipico: un individuo arrogante, invadente, esibizionista, spesso superficiale. Desidera essere considerato speciale, ha bisogno di ammirazione, sembra pensare che tutto gli sia dovuto, tende a  invidiare e denigrare gli altri. Prova sentimenti di noia e di vuoto, mentre esibisce comportamenti da Don Giovanni: tende a sfruttare il partner, per poi abbandonarlo se pensa che non gli serva più o se è attratto da una nuova preda. Non parla, ma pontifica. E’ incurante degli altri e dei loro sentimenti: piuttosto se ne serve come di una platea, aspettandosi che essi ammirino e rispecchino il suo sé grandioso. Manipola a proprio vantaggio, seduce ed intimidisce. Come difese prevalenti usa l’onnipotenza e l’idealizzazione di sé insieme alla svalutazione dell’oggetto. Ha una grandiosità ego-sintonica, un’ovvio senso di superiorità. Questo tipo di narcisista può avere delle somiglianze con la personalità psicopatica e con i soggetti che tendono a delinquere.
Il collegamento tra perversione e narcisismo sta nell’indifferenza verso la relazione oggettuale.
Secondo Chasseguet-Smirgel lo scopo del perverso è la distruzione della realtà intesa come differenza: per un sadico, i comportamenti, gli agiti sono apparentemente diversi, ma in realtà sono monotona ripetizione dei vari atti perversi e rimandano al tentativo di distruggere e abolire le differenze, (come avviene nel processo digestivo fino all’assorbimento molecolare). Cominciamo a intravedere questo disprezzo: l’altro: è solo un ornamento, lo strumento per recitare il medesimo rituale, un mucchietto di molecole indifferenziate.
Così si verifica la persecuzione affettiva: per quel disturbo che l’altro rappresenta e che, giorno per giorno, alimenta un’aggressività feroce. La tensione innescata cerca la via della distensione, ma questa via deve passare per la perversione sadomasochistica, con la potenzialità distruttrice in essa implicita.
Perché nello stalking si verifica questo paradosso: mentre l’altro sembra bramato come nessun altro mai, in realtà, dice Peluffo: “esso è solo una traccia psicobiologica aliena di disturbo”

© Gioia Marzi

Bibliografia:

Anati E.: La Religione delle Origini.
Chasseguet-Smirgel J.: Creatività e perversione.
Freud S.: Un bambino viene picchiato.
Freud S.: Inibizione, sintomo, angoscia.
Freud S.: Tre saggi sulla teoria sessuale.
Peluffo N.: Peluffo N.: Il persecutore.
Peluffo N.: Il passaggio dalla rappresentazione di un oggetto al Personaggio

Vai alla Prima Parte



Tags: ,


Notizie sull'Autore

Marzi Gioia

La Dott.ssa Gioia Marzi è nata a Roma il 30 maggio 1952.
Psichiatra e micropsicoanalista, dal 1980 lavora presso il Dipartimento di Salute Mentale di Frosinone e, dal 2005, è responsabile del Servizio per i Disturbi Alimentari e Psicopatologia di Genere. Docente presso il corso di Psicologia e infermieristica in Salute Mentale - Modulo: Psichiatria - Universita' La Sapienza - Roma. Ha una vasta esperienza di psichiatria forense in materia di violenze e abusi sulle donne e sui minori. Autrice di numerose pubblicazioni scientifiche, collabora con la rivista Scienza e Psicoanalisi curando la rubrica di psichiatria dal 1999.
Esercita a Frosinone e a Roma dal 1985.



Torna sú ↑