PINOCCHIO
il rito iniziatico di un burattino
(Parte seconda)
13 maggio 2002
Pinocchio, i giudei e il gallo che
canta
Gesù era
venuto in nome del Padre e diffondeva la sapienza del Padre,
la sua conoscenza genitale = spermatozoi. Per questa hybris
di volersi sostituire al padre viene condannato a passare il
rito in carne. La corona di spine, la flagellazione,
la Croce, la rottura delle ginocchia e la ferita alla costola
(vedi Eva che nasce dalla costola di Adamo, che Reik ha interpretato
come una traccia mnestica dellevirazione iniziatica
1),
sinonimo di evirazione, il Sepolcro e la Resurrezione, non lasciano
più addito a dubbi che di Figlio, e non di Padre, invero
si trattasse.
Lidentificazione con il Figlio, vicario di tutti i figli,
il quale rinasce dal padre e in condensazione con Lui, è
il Battesimo, in cui il nuovo nato viene strappato alla madre
biologica per venir fatto rinascere dalla consustanzialità
Padre -- Figlio. Da qui la minaccia che chi non viene battezzato,
ovvero rifiuta di identificarsi con la rinascita del figlio
dal Padre - Figlio, andrà allInferno, ovvero verrà
gettato nel fuoco, come Pinocchio viene minacciato di essere
gettato nel fuoco da Mangiafuoco e come i giovani novizi della
tribù dei Luritcha, menzionati da Reik.
Quella che nella nostra preistoria era stato un mezzo per procurarsi
la salvezza sociale, con la crisi dellOccidente venne
proiettato al Regno dei Cieli. Lestraneazione sociale
in cui era sfociato il mondo antico con labbandono della
coesione tribale e il malessere per la perdità didentità
inerente al cosmopolitismo dellecumene greco romana
si tradussero in un espediente per ricreare a livello cosmico,
nellaldilà, quella coesione e fratellanza
che per i primitivi apparteneva alla sfera mentale del clan,
allaldiquà.
Non ci deve meravigliare se questa soluzione fu rifiutata dai
giudei. Questi non avevano mai smesso di celebrare la coesione
del clan in tutti i loro riti, e non avevano bisogno di proiettare
nellaldilà la loro concreta realtà esistenziale.
Il dio ariete, totem della tribù, viene compianto
in ogni Giorno dellEspiazione, e il suono del suo muggito
(lo Shofar)
2
risuona ancora nelle sinagoghe nelle festività importanti.
Per questi la salvezza appartiene allaldiquà,
attraverso la circoncisione, la celebrazione del rito pasquale
nel quale viene divorato lagnello, e lespiazione
del delitto primigenio attraverso il digiuno del Kippur.
Per poter pregare, gli ebrei devono essere almeno in dieci uomini
(Minian = il numero), il numero minimo degli iniziandi
che deve essere messo insieme, come nelle tribù primitive,
per poter consumare il rito.
Fu rifiutata la soluzione di un Vicario che prenda su di se
la pena delle pulsioni incestuose e parricide e che le espii,
da solo, a nome della congregazione. Come rifiutarono anche
il compromesso di una consustanzialità tra Padre e Figlio,
nella quale in realtà è il Figlio che alla fine
spodesta il Padre. Nella dialettica del conflitto tra le generazioni,
presero le parti del padre, e ne pagarono così il prezzo,
attirandosi lodio di tutti gli altri figli. Giudeo divenne
sinonimo di Giuda Iscariota, il traditore, colui che consegna
il figlio al giudizio del padre. Nella dialettica dellorda
primordiale, prendere le parti del padre è un peccato
per il quale non ci sono attenuanti
3.
I giudei furono espulsi dal consenso comune, che esigeva la
supremazia del Figlio. Il Cristianesimo dichiarò tutti
fratelli contro il padre. Infatti, solo laccordo
tra i figli, tutti fratelli in quanto solo questi aveva il controllo
delle femmine, aveva reso possibile il parricidio e la detronizzazione
4.
Regredito alla dialettica dellorda primitiva, lOccidente
cristiano regredì anche allacting out simbolico
della vittoria dellorda fraterna. In queste condizioni,
ci diviene chiaro il perché non potessero sopportare
la presenza di un figlio diverso, che per motivi inerenti alle
proprie vicissitudini psicosessuali collettive, si era
rifiutato di unirsi ai figli ribelli, ripetere la detronizzazione,
e si era trincerato nellobbedienza al Padre.
Si attirarono lira di un Occidente che era stato ri-iniziato
solo di recente, ma che ripristinando larcaico rito puberale
ne aveva cionondimeno modificato lesito finale,
nello spirito di quello che era stato il parricidio e la detronizzazione
primordiali. Levento primario riemerse nel mito cristiano,
non come era stato rielaborato nellarcaico rito puberale
di identificazione con il Padre e sottomissione alla sua Legge,
bensì nello spirito di un Occidente che già dai
tempi degli Eroi arcaici lo aveva detronizzato e che si era
avviato da secoli sulla strada della supremazia della legge
dei figli, sotto lo sguardo enigmatico e crudele di Apollo 5.
Se nel rito puberale arcaico e nella fiaba di Pinocchio lesito
finale è di compromesso e di identificazione, nel mito
cristiano, come trova espressione anche nella parabola del Figliol
Prodigo, lesito finale è la supremazia del figlio.
Il Figlio cristiano, come era riuscito a fare Apollo, sale al
regno dei cieli e lo percorre con il suo carro solare e diventa
lui il Sole che regna su tutta lecumene. Lui diventa il
dio Sole e lestremo Giudice. Basta alzare lo sguardo
verso il soffitto della Capella Sistina per capire chi, tra
Padre e Figlio, avesse avuto la supremazia finale. LOccidente,
nel processo di regressione, ri-incontrò il proprio
sapere filogenetico e risolse il conundrum dello scontro
tra le generazioni alla propria maniera: la supremazia
del figlio. Apollo, il dio che aveva iniziato le tribù
achee intorno alle mura di Troia, dietro la sua maschera e da
lontano (Il., I,1), minacciando lorda fraterna
con il suo terribile arco e le sue frecce mortali (cfr. nota
5), durante i secoli era diventato lui stesso un dio
figlio, e in epoca ellenista era rappresentato come un giovane
efebo, simile agli altri dei figli orientali, che nei
riti della fertilità morivano allinizio della primavera
insieme al resto della natura, per risorgere con le prime piogge
autunnali: Tammuz, Adonis, Attis. LOccidente aveva già,
nel suo lontano passato, detronizzato il Padre, il capro Dioniso
che nel mito orfico appare ancora con la stessa immagine di
Zeus, in favore di Apollo, figlio di Zeus e di Leto 6,
ovvero nella scena iniziatica primaria della cultura occidentale
era stato il dio Figlio ad avere la supremazia, e tutta
la civiltà greco romana era diventata quella del figlio.
Trovatisi a ri - affrontare larcaica esperienza iniziatica
, nuovamente affidarono la delega allEroe, Prometeo (il
prototipo), Ercole,Teseo, Perseo, Bellerofronte e altri.
Questo spiega anche perché la Bibbia ebraica parli solo
di miracoli fatti a tutta la collettività e mai di miracoli
fatti al singolo, come invece il Vangelo. La salvezza ebraica
si consuma allinterno del gruppo, nellaldiquà
e attraverso il processo di autoidentificazione reciproca.
Anche nel rito iniziatico ebraico primario, sulle falde del
monte Sinai, cera stato un tentativo di soluzione attraverso
la primazia del Figlio, ma questo, a differenza dello svolgimento
occidentale, era stato abortito 7.
Gli Eroi delle saghe bibliche, che erano stati semi dei
e immortali, con il primo esilio, lasseragliarsi in un
monoteismo iconoclasta e intransigente, e linevitabile
rimanipolazione dei testi che ne dovette conseguire, furono
degradati a uomini e patriarchi. Ma le bugie hanno il naso lungo,
e, come ha evidenziato Freud, manipolare un testo è come
commettere un delitto: il problema non è commetterlo
ma cancellarne le tracce. Queste rimangono sempre. Le tracce
della manipolazione riemersero nelletà straordinaria
attribuita ai patriarchi. Adamo visse novecentotrentanni,
Set novecentodieci, Enos novecentocinque, Kenan novecentodieci,
Maalel ottocentonovantacinque, Matusalemme novecentosessantacinque
e così via. Solo con Giuseppe letà di patriarchi
comincia a ridimensionarsi e questi visse solo centodieci
anni. Ovviamente questi erano dei o eroi immortali, e la traccia
è rimasta nella loro età inverosimile.
Linevitabile conclusione è che anche gli ebrei,
come tutti gli altri, avevano esperimentato un tentativo di
crearsi degli eroi immortali da mandare in missione, commettere
il parricidio ed assumersi la pena.
Noè che emerge dal diluvio universale è lovvio
parallelo di Apollo che
Quando dunque
la terra, tutta fangosa per il recente diluvio, si riasciugò
al benefico calore dellastro celeste, partorì uninfinità
di specie e in parte riprodusse le forme di una volta, in parte
creò mostri sconosciuti.
Certo essa non avrebbe voluto, eppure allora generò anche
te. Immenso pitone, serpente mai visto prima, che divenisti
il terrore dei popoli rinati: per tanto spazio ti distendevi
calando dal monte!
Febo, il dio che porta larco ma che fino ad allora si
era servito di quellarma soltanto contro i cerbiatti e
i caprioli che scappano, uccise questessere, ma dovette
seppellirlo sotto mille frecce e svuotare quasi la faretra,
prima che morisse in un lago di sangue velenoso uscito dalle
nere ferite. E perché il tempo non potesse cancellare
la memoria della gloriosa impresa, istituì le solenni
gare chiamate Pitiche, dal nome del serpente vinto. Qui i giovani
che vincevano col braccio o con le gambe o col cocchio
erano incoronati (Met./ 434 450)
Infatti anche nella
fiaba di Pinocchio abbiamo incontrato il Signor Serpente che
gli sbarra la strada e con il quale deve misurarsi (XX
Supra).
E Febo, come Pinocchio, aveva continue erezioni (mille frecce...svuotare
faretra).
Noé obbedì ciecamente al dio, le sue erezioni
furono rimosse dal testo 8,
mentre il dio Apollo, attraverso latto eroico, diventò
il prototipo di tutti gli iniziati.
Anche in passato, quindi, lOccidente, come il resto dellumanità,
attraverso lespediente di delega dellatto e della
pena, si era sottratto alla crudezza del rito e alla presa di
responsabilità delle proprie pulsioni.
Se Prometeo era rimasto incatenato alla sua Croce (la roccia),
e il genitale paterno (luccello) veniva ogni giorno a
beccargli il fegato che, come il naso di Pinocchio, cresceva
e ricresceva e i Picchi dovevano venire a ridimensionarlo, ecco
che con il passare del tempo gli altri eroi riescono sempre
di più a commettere lazione ma a sottrarsi alla
pena, o perlomeno questa è sempre meno evidenziata. LEroe,
sempre di più riesce a detronizzare il padre e a sostituirlo.
Apollo rappresenta lapice di questo processo. Non solo
non deve più pagare la pena, ma, in contrasto a Prometeo,
riesce de facto a detronizzare Zeus. La regressione psicologica
dellOccidente portò il Cristo a pagare la pena,
come Prometeo, ma gli permise di detronizzare il Padre, come
Apollo, poiché questa soluzione era entrata a fare parte
ormai del proprio Erlebnis esistenziale. A questa conquista
dellecumene greco romana non erano più pronti
a rinunciare.
Mettendo insieme tutti gli elementi a disposizione, credo di
poter formulare la conclusione che quello che impedì
ai giudei di elaborare una soluzione simile a quella occidentale,
in cui è il Figlio che detronizza il Padre e questi viene
relegato dietro le quinte, siano stati gli eventi traumatici
dellolocausto del regno settentrionale dIsraele
e la completa estinzione di dieci tribù su dodici per
mano degli Assiri nel 721 A.C., e il susseguente esilio di Giuda
e Beniamino (587 A.C.). Senza il trauma della perdita delle
tribù consorelle e dellesilio di Giuda, la figura
di Mosè sarebbe stata rielaborata come quella di Cristo:
un dio Figlio che detronizza il dio Padre. Questo
è infatti il consiglio che da il Vangelo ai giudei, associando
continuamente Gesù a Mosè. Gli eventi sul Sinai
sarebbero stati interpretati secondo lelaborazione esposta
da Reik in Il Mosè di Michelangelo e gli eventi del
Sinai (vedi nota 7).
Ma il trauma aveva impedito quella che avrebbe dovuto essere
unevoluzione naturale, la vittoria del Figlio, come già
era avvenuto nellorda fraterna, e in Giudea ripristinarono
invece il dominio assoluto e tirannico del padre primordiale.
Come disse Gide: il destino non apre mai una porta
senza chiuderne unaltra.
Se in Giudea erano regrediti al dominio assoluto del Padre,
con linibizione pulsionale inerente a una simile tirannia
9,
in Occidente la vittoria finale del Figlio aveva prodotto il
malessere che prova ogni figlio che riesca a prevalere sul padre
10.
Quando la teologia cristiana ci parla della Seconda Venuta,
apparentemente intende la seconda venuta del Figlio, ma questi
è già venuto e non ha nessun motivo di dover ritornare.
In Occidente, la Venuta apparentemente tanto sperata, ma in
relatà temuta, che culminerà nellApocalisse
e nel Giudizio Finale, è il ritorno del Padre detronizzato
e la sua vendetta.
Il secondo livello di malessere è la perdità didentità
inerente al distacco dai riti del clan e quindi del Padre. Un
bambino acquista una sua identità quando supera il complesso
di Edipo identificandosi con il padre. Se lo detronizza senza
identificarsi con lui e la situazione di conflitto (o io o lui)
si congela e diviene permanente, incombe il rischio di regressione
a una condizione pre - edipale di mancanza didentità.
Tutto lapparato psichico, mancando dellancoramente
allidentità paterna, rischia di disintegrarsi.
Solo così si può capire il malessere di cui è
permeato lOccidente dal crollo del mondo antico.
Lidentità è nel viso, e dai connotati si
riconosce una persona. Il viso è il naso pene.
Il fallo paterno, con il quale il bambino riesce a identificarsi,
è anche la sua identità.
Non è certamente un caso se tutte le caricature antisemite
rappresentano il giudeo con un naso adunco e spropositato. Nella
psiche popolare questi porta ancora in mezzo al viso il fallo
paterno, che il bambino percepisce come enorme, minaccioso e
sproporzionato. Come abbiamo visto, i giudei furono accusati,
non a torto, di prendere la parte del padre contro il resto
dellorda fraterna, e da qui la percezione che la loro
identità sia quella del Padre 11.
Lo scherno verso un fantasticato enorme naso giudaico maschera
il terrore di quello che è il simbolo della vendetta
paterna.
Qui ci ricolleghiamo, a un altro livello ma molto pertinente,
a Pinocchio e al suo naso che cresceva. Cresceva nel tentativo
di diventare come quello paterno. Questa era la vera
natura del sacrilegio. Quando la fiaba ci dice che il naso di
Pinocchio cresceva perché diceva le bugie, per capire
il vero senso dobbiamo invertire la susseguenza logica, come
si deve fare talvolta per capire il senso del sogno. Pinocchio
aveva delle erezioni e quindi doveva dire le bugie per nasconderle
agli occhi onnipresenti e onniscenti del padre. Quindi le bugie
erano una conseguenza del naso che cresceva e non lincontrario.
Il peccato è il naso che cresce, non la bugia. I bambini
che hanno le prime erezioni sono terrorizzati che il padre se
ne accorga, proprio perché solo a Lui, come nellorda
primigenia, appartiene il diritto di erezione: La destra
del Signore si è alzata, la destra del Signore fa meraviglie
(Salmi, 117,16). La percezione che il padre sia munito
di una virilità straordinaria e miracolosa deve, dunque,
la sua genesi filogenetica al padre dellorda che lui e
solo lui poteva possedere tutte le femmine. Questa fantasia
ha trovato la sua espressione, per esempio, nel racconto di
Salomone che Aveva settecento principesse per mogli e
trecento concubine (1, Re, 11,3). Con tutto il
rispetto per il grande re Salomone, ci è difficile immaginare
dove trovasse il tempo per consumare questa sua fantastica virilità.
Ma la Bibbia ci dice anche unaltra cosa del grande re,
e cioè che questi era il più sapiente degli uomini
(5,9-14), ed ecco di nuovo la correlazione tra virilità
e sapienza. I sultani orientali che tenevano harem con
numerose concubine, non lo facevano dunque solo per il loro
diletto personale, ma come ostentazione di potenza virile =
saggezza di fronte ai loro popoli.
Dunque, la bugia (lincontrario della verità = sapienza)
di Pinocchio va considerata come lundoing dellerezione.
E come se dichiarasse: Vedete, non ho erezioni poiché
dico le bugie.
Gesù andava in giro a raccontare la verità (sapienza
= virilità), e per questo fu condannato, come Pinocchio
aveva detto la verità al giudice gorilla e per
questo fu condannato. Adesso ci può diventare chiaro
perché noi tutti ridiamo leggendo del processo di Pinocchio:
Allora il giudice, accennando Pinocchio ai giandarmi,
disse loro:--Quel povero diavolo è stato derubato di
quattro monete d'oro: pigliatelo dunque e mettetelo subito in
prigione (XIX). E la verità = conoscenza
= virilità paterna, che Gesù e Pinocchio adoperavano
impunemente, la causa della loro caduta. Noi ridiamo perché
il nostro inconscio afferra il senso vero dellapparente
assurdità del racconto. Noi ridiamo perché la
verità di cui il nostro inconscio viene innondato
è libido genitale, e come tale esilarante. E ce la ridiamo
doppiamente perchè in questa maniera siamo riusciti a
farla in barba al nostro tirannico padre primigenio, che voleva
tenersi la verità = conoscenza = libido genitale
tutta per sè.
Finalmente possiamo anche decodificare il senso latente di quella
strana storia evangelica che ci parla di Pietro che rinnega
Gesù tre volte, e subito un gallo cantò
(Gv.,18,27). Rinnega, ovvero dice le bugie. Tre volte,
ovvero il simbolo del genitale completo. E poi si vergogna.
Come Pinocchio, Pietro ha erezioni (tre volte) e dice le bugie
per nasconderle, e lassociazione ci è confermata
dal gallo che cantò, poichè gallo è il
genitale paterno che fa sentire la sua voce minacciosa, lunico
che può fare il gallo nel pollaio e tenersi
le galline, come Jahvé, lariete, fa sentire il
suo muggito (= canto del gallo) nelle sinagoghe durante il Giorno
dellEspiazione.
E interessante capire anche perché proprio al povero
Pietro capitò quellincrescioso incidente (erezione)
che fu costretto a negare dicendo le bugie.
Pietro sarà colui che tiene in mano le chiavi del paradiso.
Come abbiamo visto il paradiso e laldilà
sono il premio che spetta ai novizi che superano felicemente
il rito.
Come nella figura di Apollo, che prima minaccia i novizi con
il suo arco terribile sotto le mura di Troia, e poi sconfigge
il Pitone con mille frecce e diventa il protettore
degli iniziati e delle gare pitiche, si condensano iniziatore
e iniziato, così Pietro, che prima ha erezioni e dice
le bugie, e poi decide lui chi far entrare in paradiso e chi
lasciare fuori, diventa il patrono di tutti i novizi dellumanità.
Il regno dei cieli appartiene ai
fanciulli (Matt.,19,14)
Come abbiamo sostenuto
nei paragrafi precedenti, il cristianesimo era stato una regressione
esistenziale del mondo apollineo greco-romano al modus
mentale del proprio passato arcaico e alle proprie radici tribali,
e aveva quindi reattivato il bisogno dei riti primitivi del
pasto totemico e dei riti iniziatici arcaici. Ma una volta reattivato
il modus mentale arcaico, si rese necessario anche un
meccanismo per distillare questi riti dalla loro cruda espressione,
pur mantenendo il nucleo dei suoi contenuti esistenziali. In
secoli di evoluzione il contesto mentale era cambiato e i riti
iniziatici arcaici non potevano più riemergere nella
loro forma originale.
Così prese forma tutta lideologia salvifica del
cristianesimo.
Il rito, con le sue pene, invece di venire perpetrato su tutta
la comunità degli adolescenti, fu inflitto sul loro rappresentante,
e ci si sarebbe accontentati, dora in poi, dellidentificazione
con questo Dio-Figlio, emissario e vicario di tutti i figli
dellumanità, nello spirito degli Eroi arcaici che
abbiamo menzionato sopra.
La Crocifissione, che assunse il senso dellestremo rito
della pubertà, sarebbe stato il simbolo delliniziazione
collettiva di tutta lecumene greco-romana. In questo contesto
il cristianesimo fu percepito inconsciamente dagli ebrei come
un sovvertimento dellordine sociale, poichè esenta
i suoi fedeli dai riti dellaccettazione sociale che rappresentavano
lunica salvaguardia alla conservazione del clan.
La classe dirigente romana vide, invece, nel cristianesimo una
minaccia al sovvertimento del loro ordine sociale ma
proprio per la ragione opposta, in quanto vedeva nei nuovi-vecchi
riti una regressione dallequilibrio apollineo raggiunto
in secoli di civilizzazione.
Il rito iniziatico, che nella lontana preistoria dellOccidente
era stato lo strumento di salvezza delladolescente dalle
proprie pulsioni aggressive ed incestuose e la sua accettazione
nella società degli adulti, diventò lo strumento
della proiezione dellaccettazione sociale concreta a livello
astrale, e si trasfigurò in salvezza dellanima.
Paolo, il vero fondatore del cristianesimo, abolì, infatti,
tutti i 613 precetti della Legge dichiarandoli superati, non
solo, ma abolì la circoncisione, simbolo par excellence
del rito iniziatico puberale inferto sui figli del Padre. La
Crocifissione -circoncisione, inflitta al Vicario di tutti i
figli la rendevano superflua. Il rito iniziatico viene proiettato
in cielo e qui avverrà il giudizio finale, con le sue
remunerazioni e le sue pene. I credenti, ovvero coloro che accettano
di farsi rappresentare dal Redentore, vengono anche redenti
dal suo sacrificio, e di conseguenza sono anche esenti da un
ulteriore rito della pubertà = pene dellinferno,
che non sono altro che il simbolo delle torture che il giovane
passa per superare il rito che lo iniziava alla salvezza sociale.
Per questo la fede in Cristo è essenziale alla salvezza
dallinferno e le sue pene.
La fede è essenziale al cristianesimo. Attraverso la
fede che il rito iniziatico sia stato inflitto sul corpo del
Vicario, avviene la salvezza..
Linferno infatti non viene minacciato a chi commetta peccato,
poichè la presenza di pulsioni aggressive ed incestuose
(il peccato) è scontata a priori, al punto che
il peccato diventa una conditio sine qua non per la redenzione.
Il cristianesimo ama i peccatori e quasi tutti i santi furono
canonizzati grazie a un atto di fede avvenuto dopo il peccato.
Questo era quasi una condizione. Il Cristiano è tenuto
a sentirsi peccatore. I giudei, per i motivi descritti sopra,
non concessero la delega a venire rappresentati dal Cristo nellestremo
sacrificio iniziatico e quindi furono dannati, indipendentemente
da eventuali meriti del singolo individuo.
Nietzsche aveva intuito che la fede era solo unaccorgimento
per evitare il rito, ovvero le regole concrete di vita:
La fede
fu in tutti i tempi, per esempio in Lutero, soltanto un mantello,
un pretesto, un sipario, dietro il quale gli istinti
facevano il loro gioco unaccorta cecità
sulla supremazia di certi istinti...La fede fu in
tutti i tempi ebbi già a definirla la carateristica
accortezza cristiana,-- si è sempre parlato di
fede, si è agito sempre unicamente sulla
base dellistinto...Nel mondo rappresentativo del cristiano
non appare nulla che anche soltanto abbia sfiorato la realtà:
al contrario, nellodio istintivo contro ogni realtà
abbiamo riconosciuto lelemento propulsivo, lunico
elemento propulsivo che è alla radice del cristianesimo
12.
I cristiani si auto-esentano
dal rito puberale e furono accettati, grazie alla fede, nel
regno dei cieli, ma questo diventò quello dei fanciulli,
anestetizzato dai tormenti del rito, in grazia del Figlio di
Dio, rappresentante dellorda primordiale dei fratelli,
che li aveva subiti al posto loro. Il mondo apollineo, regredito
allo strato mentale rimosso, aveva restituito il pasto totemico
e il rito puberale in ununica condensazione ma, proiettandolo
in astrazione attraverso il nuovo simbolismo, evitò di
dover ripristinare i riti nella loro cruda forma originale.
Mentre gli arcaici riti della pubertà portavano agli
adolescenti la salvezza sociale, ovvero la loro
accettanza nel mondo degli adulti = salvati = rinati = membri
rispettabili della tribù, la nuova salvezza fu trasfigurata
in salvezza dellanima e il teatro degli eventi si spostò
dallaldiqua a laldilà,
e il regno dei cieli diventò la controparte ideale di
quello della terra.
In questo contesto diventa chiara anche la frase Meglio
per te entrare monocolo nel regno di Dio, che avere due occhi
ed essere gettato nel fuoco dellinferno (Mr,
9,47).
Lallusione è che per entrare in cielo sia necessario
perdere un occhio.
Ma locchio è il simbolo del genitale 13.
Qui riemerge dal rimosso la traccia mnestica della forma originale
che prendeva il rito della pubertà, la minaccia di evirazione,
inflitta dal Padre sui figli e simboleggiata dalla circoncisione.
Nietzshe aveva capito lantifona, quando dice a proposito
di questo versetto di Marco: Non è proprio allocchio
che si pensa" 14.
In cielo i novizi sarebbero stati accettati in blocco in grazia
della fede che le pene iniziatiche erano già state inflitte
sul corpo del loro Vicario.
Ma cera un turbamento, che non era stato completamente
superato; il sospetto che senza provare di persona i tormenti
del rito non sarebbero mai diventati adulti.
La scorciatoia proposta dal cristianesimo non era completamente
convincente e questo turbamento emerge nella famosa enigmatica
frase: Il regno dei cieli appartiene ai fanciulli.
Emerge così dalla rimozione il concetto che, senza il
rito iniziatico in carne i fedeli sarebbero rimasti solo
dei fanciulli. Lideale del cristianesimo diventa unumanità
esente dai dolorosi riti della pubertà, e quindi unumanità
di fanciulli.
Lintuito folgorante di Nietzshe aveva colto al volo il
nocciolo del problema. Ascoltiamo le parole di questo grande
uomo che era vissuto prima che tutte le ricerche degli antropologi
moderni e degli psicanalisti ci avessero illuminato sugli arcaici
riti iniziatici puberali:
La buona novella
è appunto quella che non esistono più contrasti:
che il regno dei cieli appartiene ai fanciulli; la fede che
fa sentire ora la sua voce non è una fede conquistata
con la lotta, essa esiste, è sin da principio, è
per così dire, uninnocenza fanciullesca ricondotta
nella fede spirituale. Il caso della pubertà ritardata,
e non sviluppatasi nellorganismo 15.
Nietzsche ci riporta
a quello che ci ha detto Q. Zangrilli in Il
Figliol Prodigo, a proposito di una società
immersa nel principio di piacere:
Mentre sotto
linflusso del principio di piacere lessere umano
tiene in considerazione unicamente le attività che possono
recargli una soddisfazione immediata dei desideri ed un abbassamento
delle tensioni, sotto il dominio del principio di realtà
lindividuo acquisisce i fondamenti della civiltà:
la soddisfazione dei bisogni-desideri passa per vie indirette
e rinvia il suo risultato in funzione delle condizioni imposte
dal mondo esterno...Le persone che si siano conformate al principio
di realtà nella civiltà occidentale, ancora così
permeata di animismo, hanno poco peso sociale: servono a trainare
una società fondata sulla tutela degli individui psicobiologicamente
più deboli e, quando osano manifestare le loro perplessità,
sono considerati elementi di disturbo, come avviene nella parabola
di Luca 16
.
Ed ecco come unebraismo,
sotto la cappa di un fin troppo concreto e invadente Super
Io dalle esigenze irragionevoli, un padre intransigente e tirannico
che non è altro che limago rimossa dellUbermench
preistorico, durante i secoli sia diventato sempre più
oppresso da un senso di colpa onnipresente, al quale ben si
addice lespressione horror vacui, allapologia
del principio di realtà ben al di là di un normale
equilibrio Piacere Realtà, e quindi sia diventato
vulnerabile alla nevrosi ossessiva e alla ripetizione coercitiva
del rito, mentre lOccidente cristiano, rifugiandosi nella
delega al Vicario delle proprie pulsioni, e rimanendo allo stesso
tempo loro stessi fanciulli, e in questo modo negando il principio
realtà in favore del principio di piacere, è diventato
vulnerabile allallucinazione e alla paranoia.
Come si può chiamare, infatti, quella del Regno del Bambino
se non unallucinazione? Come abbiamo imparato dai riti
della pubertà, i bambini possono diventare loro stessi
adulti, padri e re, solo attraverso il lungo e faticoso processo
didentificazione con questi, e non delegando la responsabilità
attraverso un magico fiat, deus ex machina.
Quanto aveva sudato Pinocchio per diventare un bambino vero!
Pinocchio conclude la sua saga iniziatica prendendo sulle spalle
il vecchio padre, identificandosi con lui, e diventando padre
lui stesso, padre del proprio padre.
Il figliol prodigo invece torna a casa per continuare ad essere
bambino, il bimbo del proprio padre, un eterno fanciullo, esente
dal principio di realtà in grazia della sofferenza e
dellesperienza di qualcunaltro (il fratello maggiore),
e a cui viene promesso il regno dei cieli poiché non
era riuscito a vivere nel regno di questa terra.
Per questo la fiaba di Pinocchio ci affascina, mentre la parabola
del figliol prodigo ci lascia scettici e perplessi.
Nella parabola evangelica del Figliol Prodigo vi è anche
unallusione velata e mascherata diretta ai giudei, il
figlio maggiore della parabola, una specie di ammicamento trionfale:
vedete, voi siete il fratello maggiore (siete venuti prima)
e siete rimasti nel campo del Padre ad arare la sua terra e
a prendere le sue parti. Avete sudato tanto sotto il giogo di
pesanti imposizioni, mentre noi invece ce la spassavamo con
le prostitute. A cosa è valsa tanta fatica ? Con un magico
atto di fede in un Vicario che si accolli tutta la fatica in
vece nostra, adesso siamo diventati noi i preferiti di nostro
padre e il nuovo Israele.
I primi a ricevere entusiasticamente il cristianesimo furono
i semiti del Medio Oriente, che con linvasione macedone
erano stati convertiti alla cultura greca, ma che avevano potuto
assorbirne solo laspetto epidermico. Il tentativo sincretista
dellecumene greco - romana aveva generato un malessere
generale di perdita didentità, che a questo punto
possiamo ben definire una mancanza di naso. Il cristianesimo,
generando una sintesi tra i numerosi culti della fertilità
locali, che rappresentavano il culto del figlio che muore e
resuscita e venivano celebrati sotto nomi diversi in tutte le
parti dellimpero, e larcaico rito della pubertà
tribale fu invero lunica soluzione possibile. Questa soluzione
fu resistita proprio dal culto di Mitra, in quanto questo era
il culto del Padre, e fu anche lultimo a soccombere.
Il giudaismo rimase una spina conficcata nel fianco di unumanità
di figli trionfanti.
Su come la storia dellOccidente sia stata periodicamente
minacciata da un Ritorno del Padre dalla rimozione, e come abbia
sempre reagito innescando una reazione fobica, di cui anche
lOlocausto perpetrato in questo secolo sulla religione
del Padre fa parte, devessere necessariamente il soggetto
di unaltro lavoro.
Epilogo
Le fiabe, come i sogni, le rappresentazioni
mitiche, e come qualsiasi contenuto proveniente dallEs
che cerca di prevalere aggirando la censura dellIo, non
conoscono la preposizione non. Ugualmente il linguaggio
arcaico e dei bambini. Quando fu inventata la scrittura il più
grande ostacolo era come distinguere tra un concetto e la sua
negazione.
Il sogno, quando vuole alludere alla negazione di una situazione,
ci presenta una scena e la ridicolizza. Ovvero: questa è
la scena, ma ci fa ridere, quindi e come se ci dicesse: non
ci credete ma interpretatela allincontrario. Il sogno
sta operando uninversione, strumento peculiare
di questo, come lo spostamento e la condensazione.
Abbiamo visto come questo avvenga continuamente nella fiaba
di Pinocchio. La volpe e il gatto dicono di essere ciechi e
zoppi perchè avevano studiato troppo e ammiccano, e noi
ridiamo perchè sappiamo che dobbiamo invertire il significato,
ovvero aggiungere la particella non, che nella rappresentazione
onirica non esiste.
Il giudice gorilla manda Pinocchio in prigione perchè
era stato la vittima, era stato derubato degli zecchini, e noi
ridiamo perchè sappiamo che Pinocchio finisce in prigione
perchè era stato lui il ladro degli zecchini paterni.
Il naso apparentemente gli cresce perchè dice le bugie,
ma adesso sappiamo che il naso che cresce = erezioni corrisponde
alla Verità = conoscenza. Quindi veniva continuamente
punito proprio perchè il suo pene = corpo diceva la verità.
Pietro era contrito per lo stesso motivo: per aver detto la
verità. Gli era scappata suo malgrado..
Eppure anche Pilato ce lo aveva detto: cosè
la verità?. Lo abbiamo sempre saputo. E qui il
nostro Io sta mettendo in atto un altro accorgimento del prodotto
onirico e del processo associativo affinchè noi non lo
si riconosca: lisolamento affettivo.
Dire la verità e tirare bene con larco, ecco
la virtù persiana
cè qualcuno che
mi capisce?...La morale che supera se stessa per veracità,
i moralisti che superano se stessi diventando il loro opposto
17.
Aveva detto Nietzsche, citando Erodoto (Hist., I,136).
Che naso lungo dovevano avere i Persiani se dicevano sempre
la verità!
A noi non interessano i Persiani, ma ci interessa lassociazione
di Erodoto: tirar bene larco dire la verità,
che Nietzsche aveva decodificato.
Come Apollo che tirava darco sui novizi asseragliati intorno
alle mura di Troia, minacciandoli con il suo simbolo fallico
= verità paterna, e come Apollo il novizio tirava darco
contro il serpente emerso dopo il diluvio dalla Madre Terra,
usando la verità arco - conoscenza imparata dai
padri. Apollo che condensa liniziatore e liniziato
diventa il dio della saggezza, che trasmette agli altri novizi
attraverso i responsa della Pizia. E la Pizia era limmenso
pitone, serpente mai visto prima, che divenisti il terrore dei
popoli rinati descritto da Ovidio, il terribile fallo
uscito dalla Madre Terra. La Pizia, la sacerdotessa di Apollo
è la rappresentazione antropomorfica della saggezza
verità pene sperma del dio.
La psiche umana ha operato una straordinaria condensazione tra
pene paterno la sua sapienza e la donna. Nella psiche
dei popoli tutti i concetti legati a sapere e conoscenza sono
al femminile. In Egitto la verità era rappresentata da
una dea seduta Maat, che in ebraico è diventata Emet.
In Grecia la dea della saggezza era Atena, che era denominata
Meter, madre. Santa Sofia, la meraviglia del mondo bizantino,
è la cattedrale dedicata alla sapienza. La Fortuna, che
non è altro che una forma di estrema di conoscenza di
cui ci è preclusa la chiave, è una dea bendata.
In ebraico, dove la censura sacerdotale ha soppresso qualsiasi
figura di dea, tutti i concetti legati alla verità, sapienza,
saggezza, penetrazione intellettuale ecc. sono al femminile,
traccia dell'erotizzazione e personificazione di questi. La
Torà (la legge scritta), la Mischnà (la legge
orale), la Gmarà, i commenti e le elaborazioni di questa,
sono tutte parole espresse al femminile. Ascolta, figlio
mio, listruzione di tuo padre e non disprezzare la Torà
di tua madre (Prv.1/8 e 6-20).
Posto che la verità
sia una donna, e perché no? Non è forse fondato
il sospetto che tutti i filosofi, in quanto furono dogmatici,
s'intendevano poco di donne? Che la terribile serietà,
la sgraziata invadenza con cui essi, fino a oggi, erano soliti
accostarsi alla verità, costituivano dei mezzi maldestri
e inopportuni per guadagnarsi appunto i favori di una donna?
- Certo è che essa non si è lasciata sedurre -
e oggi ogni specie di dogmatica se ne sta lì in
attitudine mesta e scoraggiata 18.
Ed ecco perchè il novizio
Eroe è anche colui che sale sulla montagna sacra
e porta giù la Legge del Padre, il pene paterno, che
è anche la donna.
Non fu dunque il Padre a voler imporre ai figli dIsraele
la sua Legge, ma furono questi che mandarono in missione il
loro vicario a carpirgliela. La tradizione biblica, come la
fiaba, opera una delle tante inversioni. Perchè mai lEroe
dovette arrampicarsi sulla montagna. Non poteva un dio così
benevolente dettare la Legge a Mosè mentre questi era
seduto in poltrona? La storia dellEroe che si arrampica
sulla montagna tradisce la componente aggressiva della sua missione.
La tradizione biblica opera una delle tante inversioni per impedirci
di capire il significato vero della scena. Ma i veri contenuti
emergono nel presentarci un Jahvè sempre adirato. E un
Mosè che deve morire senza poter penetrare la Terra Promessa,
e soddisfare così le sue brame incestuose. Il Signore
da la Torà, e subito dopo si adira e fa una strage di
Israeliti (Es., 32,28), dona loro la Terra Promessa,
altro simbolo del corpo materno, e mentre questi stanno per
varcarne la soglia li riempe di maledizioni atroci (Deut.,
28), e giura di strapparli dalla terra che aveva loro promesso,
ordina loro di costruire un tempio (in ebraico La Casa par
excellence) altro simbolo materno, e poi promette di distruggerlo.
Concede a Salomone la sapienza, e subito giura di strappare
il regno dalla sua discendenza.
Lunica interpretazione sensata che possiamo fare e che
tutti questi simboli della potenza paterna erano, in realtà,
stati carpiti attraverso un atto sacrilego.
Il Mosè tramandatoci dalla tradizione, che non corrisponde
necessariamente a quello storico, era stato, dunque, il vas
degli stessi contenuti psichici collettivi che presso gli altri
popoli avevano partorito gli Eroi, novizi e dei figli mandati
in missione.
A questo punto ci si apre uno spiraglio per gettare lo sguardo
su un altro livello del complesso atteggiamento di Freud verso
Mosè.
Jones aveva scritto:
Freud had come to treasure
the value of his discoveries and all that ensued from them.
It was as if he had been entrusted with a valuable accession
to our knowledge, and it was his function above everything else
to cherish and to further it, rather as a conscientious hereditary
land owner might feel about his estate 19
Freud sentiva, quindi, di avere
avuto accesso a una conoscenza verità particolare
(chi può dargli torto?). Come la Torà è
la legge di Mosè poiché questi laveva carpita
al dio, così la psicoanalisi era considerata da Freud
la sua legge, poiché era lui che laveva
carpita al dio è consegnata agli uomini. In questo contesto
Freud si identificava con Mosè. Da qui anche le citazioni
in cui parla di Mosè come uno dei figli del popolo ebraico
e di sè stesso come uno di loro. Figlio invero, ma dio
Figlio.
Non a torto scriviamo il Maestro con la M maiuscola, ma il Maestro
non è forse Mosè? Quando scriviamo il Maestro,
non intendiamo forse inconsciamente lEroe arcaico? Prometeo
che carpisce il segreto del fuoco, e il prototipo dellEroe
che nella mitologia di ogni popolo è sempre colui che
carpisce un segreto sapere conoscenza libido
genitale del Padre e donna per donarlo agli uomini?
© Iakov Levi
Prima
parte
Note:
1 T.Reik, La creazione della donna, in
Psicanalisi della Bibbia, Sugar Editore, Milano 1968.
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2
Per uno studio sui contenuti dello Shofar, il
corno di ariete rituale, vedi T.Reik, in op.cit., pp.227
sgg. Per le festività ebraiche come riti puberali diniziazione,
vedi T.Reik, Pagan Rites in Judaism, Farrar & Strauss,
New York 1964. back
3
Questo è il motivo per il quale il patriottismo
degli ebrei non è mai creduto. Alla fine del secolo scorso
un capitano ebreo dellesercito francese, Dreyfuss, fu
pubblicamente accusato di tradimento, condannato e degradato.
Alla fine fu assolto da qualsiasi colpa, ma nel frattempo la
folla parigina era irrotta per le strade gridando : Morte
agli Ebrei!, e si era verificata una violenta esplosione
di antisemitismo, di cui la condanna di Dreyfuss era stata,
ovviamente, la scusa, non la causa. back
4
S.Freud, Totem e tabù, IV,5. back
5
Per levoluzione psicologica dellOccidente
dagli arcaici riti iniziatici e fino alla nascita della filosofia
platonica, vedi: Iakov Levi, Sapere e conoscenza. Dai
riti iniziatici alla filosofia platonica in Dialegesthai.
Rivista telematica di filosofia [in linea], anno 4 (2002)
[consultato il 29 aprile 2002], disponibile su World Wide Web:
http://mondodomani.org/,
[112 KB]], ISSN 1128-5478], http://mondodomani.org/dialegesthai/il01.htm
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6
Per Dioniso come padre primordiale delle tribù
greche, il capro della tragedia eschilea, parallelo al Jahveh
ebraico, è stato trattato in: Iakov Levi e Luigi Previdi,
Es e Io nello specchio di Apollo e Dioniso, in Teorie
e modelli. Rivista di storia e metodologia della psicologia,
a cura di Giuseppe Mucciarelli, V.3.2000, Pitagora Editrice,
Bologna 2000. Larticolo si trova sul web in <http://www.geocities.com/psychohistory2001/EseIo.html>.
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7
T.Reik, Il Mosè di Michelangelo e gli avvenimenti
del Sinai, in Il rito religioso, Boringhieri, Torino
1949 e 1969, pp.307 sgg. Reik spiega come Jahaveh e Mosè
fossero interpretati dalla psiche collettiva ebraica come un
dio Padre e un dio Figlio, simile alla consutanzialità
dio Padre e dio- Figlio del mito cristiano, ma nella
mitologia ebraica il dio Figlio fu rimosso. back
8
Rimosse dal testo, ma riemersero migliaia di anni dopo.
Rashi, il più importante commentatore dei testi sacri,
che visse in Francia nellXI secolo, commentando il versetto
22 del IX capitolo della Genesi: Cam, padre di Canaan,
vide il padre scoperto..., dice: Cam evirò
il padre e per questo fu maledetto. Ovvero Noè,
leroe iniziatico del diluvio, come Pinocchio, aveva continue
erezioni, e per questo, come Pinocchio, venne evirato. Il fatto
che levirazione sia stata perpetrata dal figlio, corrisponde
a quello che dice Reik, che i padri identificano i propri figli
con i propri padri. back
9
Per monoteismo e inibizione pulsionale, vedi S.Freud,
Luomo Mosè e la religione monoteistica. Tre
saggi (1934 - 38), in Opere, Bollati Boringhieri,
Torino 1989, vol.XI, pp. 434 - 440. back
10
Vedi lesperienza personale di Freud in proposito
in Un disturbo della memoria sullAcropoli,
in op.cit., pp.473 481. back
11
Per lebreo, che viene rappresentato nelle vignette
antisemite curvo, semi-gobbo, come limmagine rimossa del
capro Dioniso, che era il padre primordiale di tutta la cultura
occidentale, vedi Iakov Levi e Luigi Previdi, op.cit. (nota
6). back
12
LAnticristo, Adelphi, Milano 1977, p.50.
Le virgolette, il corsivo e i puntini sono di Nietzsche. back
13
Vedi Abraham, Limitazioni e Trasformazioni del
Piacere di Guardare, in op. cit., pp.577-580 back
14
LAnticristo, Adelphi, Milano 1977, p.61.
back
15
Ibidem, p. 41. back
16
Quirino Zangrilli, Il figliol prodigo, in
Scienza e Psicoanalisi, rivista multimediale di psicoanalisi
e scienze applicate, http://www.psicoanalisi.it/psicoanalisi/osservatorio/articoli/osserva11.htm
back
17
F.Nietzsche, Ecce Homo, Adelphi, Milano
1965 e 1981, p.129. Il corsivo è di N. back
18
F.Nietzsche, Al dilà del bene e del male,
Adelphi, Milano 1968 e 1977, p.3. back
19
Ernest Jones, The Life and Work of Sigmund Freud,
Edited and Abridged in one Volume by Lionel Trilling and Steven
Marcus, Basic Books, Inc. Publishers, New York 1961, p. 409.back