Biancaneve e altre vergini
19 ottobre 2002
(Capitolo Terzo)
(Capitolo
Primo)
(Capitolo
Secondo)
(Capitolo
Quarto)
Invertitasi limpresa eroica,
lunico risultato sarà che Afrodite (e qui ci ricolleghiamo
a quello che dice Freud su Afrodite = Morte) diventerà
il simbolo della Morte stessa e, per estensione, la porterà
a tutti i Troiani. Paride, come Orfeo prima di lui, aveva fallito
nellimpresa iniziatica, e invece di rinascere e avere
la bella, sarà portatore di morte e perderà Elena,
come Orfeo aveva perso Euridice.
La seconda istantanea, quella
sovrapposta, fa lundoing di quella originale rimasta
latente, e ci mostra un Paride-Adamo-Principe Azzurro che deflora
la dea, ma, e qui il mito greco diverge da quello semitico e
da quello delle fiabe nordiche, questa deflorazione non significherà
più, come per Eva, per Biancaneve e per Cenerentola,
la salvezza, bensì una nuova Morte. Il risultato finale
è lo stesso, malgrado la sovrapposizione posteriore apparentemente
invalidi lo strato originale.
I miti, come i sogni, sono il risultato finale di una condensazione
di strati differenti. Decodificare un mito è come interpretare
un sogno. Quello che vediamo allinizio è lo strato
manifesto, ma sotto di esso, come nel Tel archeologico,
si celano gli strati originali.
Nel mito greco-romano-cristiano lequazione è sempre:
deflorazione = perdizione = Morte e, come sua equivalenza, Verginità
= Salvezza = Vita.
In quello semitico, simile a quello nordico, la formula è
opposta: rapporto eterosessuale = prolificazione = salvezza
e riscatto dalle fantasie infantili della masturbazione, e quindi
salvezza e riscatto dalla condizione esistenziale di castrazione
in cui si trova la donna.
La sovrapposizione del mito greco in cui Paride deflora la bella
ci conduce ad una situazione in cui invece di salvarla con questo
atto, come aveva fatto Adamo dopo la cacciata dallEden
e il Principe delle fiabe nordiche, la conduce ad una nuova
morte, come Poseidone aveva portato alla morte Medusa deflorandola,
e Ades Persefone.
Questo è esattamente il punto dove avviene la divergenza:
la deflorazione di Eva, di Biancaneve, della bella addormentata
nel bosco e di Cenerentola è la loro salvezza.
La deflorazione di Afrodite corrisponde, invece, alla scelta
della Morte e alla perdizione dei Troiani.
La figura di Paride condensa sia il serpente di Eva e di tutte
le dee vergini pre-olimpiche ed olimpiche del mondo fantastico
partorito dalla fantasia greca, che il Principe (Adamo) che
le deflora. Il risultato finale, che nella saga semita e in
quella nordica era stato il riscatto e la salvezza, nel mito
greco può essere solo una nuova Morte, una perdizione
dalla quale non esiste nessun riscatto e diventa finale ed eterna:
quella di Troia e di tutto il suo popolo.
La psiche occidentale aveva generato una sola formula: Verginità
= salvezza.
Questa formula verrà ripresa dal cristianesimo e diventerà
per questo lunica alternativa esistenziale.
Le donne che si affollano intorno alla Croce e sul sepolcro
di Cristo dopo la Risurrezione vogliono da lui la Salvezza,
il suo pene, che le redima dalla loro condizione di evirazione,
ma il Cristo, a differenza di Adamo e del Principe Azzurro le
salva non accontentandole, e infatti le invita a perseverare
nella loro astinenza 1.
Questa è la chiave che il cristianesimo, sulla scia del
modello del mito greco, propone alla donna per la sua Salvezza:
la verginità. I greci avevani istituito due poli antitetici
che si risolvevano in ununica equivalenza: le dee vergini
inviolate Atena Artemide - Estia, Grandi Madri, e quello
delle dee deflorate il cui prototipo era Afrodite.
Con il crollo del mondo antico, il polo Maternità = Verginità
=Salvezza ebbe la prominenza e lunica legittimazione,
mentre laltro polo fu relegato al proibito e restituito
allAverno, da dove Afrodite era venuta: Rapporto eterossessuale
= peccato mortale = Inferno. Infatti anche Persefone era diventata
sovrana degli Inferi solo dopo essere stata deflorata da Ade,
e Medusa era diventata mortale solo dopo essere stata deflorata
da Poseidone.
I barbari convertiti al cristianesimo durante il medioevo, come
rigetteranno con la Riforma dalle proprie chiese tutti i simboli
iconoduli della forma mentis greco- romana, rigettarono
anche questa formula (verginità=salvezza), e re-isituirono
il matrimonio per i propri sacerdoti. Uno dei dogmi che per
i barbari era più difficile da digerire era proprio la
verginità di Maria.
Paolo aveva detto: Colui che sposa la sua vergine fa
bene e chi non la sposa fa meglio (Prima Lettera ai
Corinzi 7/38).
Le tribù germaniche, elvetiche, sassoni e normanne, come
prima di loro avevano fatto le tribù ebraiche sulla scia
del modus mentale semitico, respinsero questa formula
e la capovolsero.
Prima di lasciare il serpente,
ancora una delucidazione. Questo è un simbolo fallico
femminile, ma non è limitato al fantasmatico pene della
donna. Gli Eroi Mosè, Orfeo, Apollo, Perseo, Bellerofronte,
Ercole, Edipo, San Giorgio e Tamino sconfiggendo serpenti, draghi
e mostri fallici femminili equivalenti, sconfiggevano la donna
a tutti i livelli, non solo quello edipico = clitoride =pene,
ma anche quello sadico-orale e intrauterino.
Nel processo di regressione, indotto
dal trauma iniziatico, in quanto durante questi riti i novizi
venivano fatti rinascere, al livello edipico si condensa quello
intrauterino e il serpente o drago, Medusa, Chimera, Sfinge,
Idra, rappresentano in questo stadio la placenta e la lotta
contro di essa. Gli Eroi sono quelli che rinascono, ovvero,
che sconfiggono la placenta.
Il serpente che l eroe mancato Orfeo non riesce a sconfiggere
morde e uccide Euridice.
Questo è il livello sadico orale.
Dopo che gli Israeliti sono rinati dalle acque del Mar Rosso,
mentre ancora infanti vagano per il deserto (infatti non riescono
ad arrivare alla Terra Promessa poichè sono troppo piccoli
per camminare) sono assaliti dai serpenti
Il popolo disse contro Dio e contro Mosè: «perché
ci avete fatti uscire dallEgitto per farci morire in questo
deserto? Perché qui non cè né pane
né acqua e siamo nauseati da questo cibo così
leggero». Allora il Signore mandò fra il popolo
serpenti velenosi i quali mordevano la gente e un grande numero
dIsraeliti morì. Il popolo venne a Mosè
e disse: Abbiamo peccato, perché abbiamo parlato
contro il Signore e contro di te... (Nm.21,5 - 7).
Il peccato per cui i serpenti
si avventarono sugli Israeliti fu dunque il peccato di aver
parlato male di Dio e di Mosè e la causa fu la fame,
la mancanza di pane.
Il parlare avviene attraverso
la bocca e la lingua; di chi parla male si dice che ha una lingua
di serpente [un pene dentro la vagina come Rigoletto], e la
causa fu la fame: un bisogno che si ricollega alle pulsioni
sadico-orali della prima infanzia. Come il serpente di Orfeo
mordeva, così quelli nel deserto.
Se la bellezza e negli occhi di chi guarda, ugualmente il significato
del simbolo è nel livello evolutivo di chi lo percepisce.
A livello edipico il serpente rappresenta il pene femminile,
a livelo sadico orale è la lingua - bocca che
morde, e in una regressione intrauterina si materializza nella
fantasia come placenta.
Ogni livello combatte le sue guerre. A livelo edipico la lotta
è per evirare il pene femminile e perpetrare la penetrazione
genitale. A livello sadico orale è divorare la donna
per esistere, e a livello intrauterino è la lotta tra
Giganti e Titani per poter nascere.
LA QUARTA MELA
Quando si procede per associazioni,
bisogna aspettarsi che il materiale che emerge sia il più
svariato, ma solo così quello che appare sono anche i
contenuti autentici.
La quarta mela la troviamo sulla testa di un ragazzo: il figlio
di Guglielmo Tell.
Come ha fatto ad arrivare fin lì?
Dopo essere stata proposta da un serpente ad Eva, da una vecchia-serpente
a Biancaneve e da un eroe mancato ad Afrodite, appare sulla
testa di un ragazzino svizzero del XV secolo, che trema davanti
a una freccia che può perforare il frutto, come la sua
testa.
Apollo, il dio iniziatico, aveva terrorizzato gli Achei, accampati
intorno alle mura di Troia, con il suo arco e le sue frecce.
Apollo, trasfiguratosi in giovane novizio, aveva usato lo stesso
arco per vincere il mostro, il Pitone, e salvare lumanità
appena rinata dal Diluvio Universale.
E Guglielmo Tell deve usare il proprio arco per salvare il suo
popolo da un mostro-tiranno simile.
Ora stiamo fotografando un padre che mira minaccioso alla testa
del proprio figlio.
Se non lo colpirà, e colpirà invece la mela, salverà
il suo popolo, come avevano salvato il proprio popolo, con un
atto eroico simile, Prometeo, Apollo, Perseo, Teseo, Edipo,
Ercole, Bellerofronte, e chissà quanti altri.
Ma gli eroi che salvano lumanità sono figli, non
padri. Il padre è il nemico.
E infatti Guglielmo Tell è un padre che sta minacciando
di morte il proprio figlio, come Apollo intorno alle mura di
Troia. Laspetto di novizio del dio si sposta sul figlio
minacciato. La razionalizzazione introdotta dalla leggenda ci
fa vedere il nemico Padre spostato un po più
in là, nella figura del tiranno austriaco.
Il significato di un padre che minaccia il proprio figlio con
un arco, malgrado la razionalizzazione che ricopre la scena,
ci è completamente chiaro.
Anche Abramo ci aveva raccontato di minacciare il proprio figlio
con un coltello perché così gli imponeva un altro
tipo di tiranno, ancora più onnipotente 2.
Ma noi non gli avevamo creduto.
Ma la mela, cosa significherà mai la mela?
Il frutto che non sta per bambino, ma per il
seno viene preso di mira dalleroe, condensazione
di figlio e padre insieme.
Se verrà colpito il frutto, simbolo del corpo femminile,
la cerimonia iniziatica sarà coronata da successo, altrimenti
il figlio morirà. La morte sarà la conseguenza
di un rito di passaggio non consumato, come accadde a Orfeo
e a Paride Alessandro.
Con le parole di Reik, lo scopo dei riti iniziatici, con le
loro connotazioni terrificanti è di distaccare
i giovani dalle madri, a incatenarli più fermamente alla
comunità degli uomini e sanzionare più strettamente
lunione tra padre e figlio che è stata allentata
dallinconscia tendenza incestuosa del giovane3.
Come conseguenza del rito non solo i sentimenti ostili dei figli
verso i padri vengono risolti attraverso lidentificazione,
ma anche quelli dei padri verso i figli vengono sostituita dalla
tenerezza e laffetto, al punto che le due generazioni
diventano fratelli di sangue4.
E infatti la scena del Guglielmo Tell si conclude con labbraccio
liberatorio tra padre e figlio.
Attraverso la catarsi del rito della pubertà e lidentificazione
della generazione dei figli con quella dei padri, latto
eterosessuale viene distillato dalla componente incestuosa proibita,
e la freccia che perfora la mela è il simbolo della penetrazione
eterosessuale che avviene in susseguenza diretta alla conclusione
del rito 5.
Ma la scena che appare nel Guglielmo Tell ci presenta anche
unaltra condensazione: come conseguenza di questo rafforzamento
dei legami tra la generazione dei padri e quella dei figli emerge
anche una nuova ostilità verso le donne 6,
che erano state, per ricalcare unespressione comune, nel
nostro contesto estremamente calzante: Il pomo della discordia.
E di pomo infatti si trattava.
La scena di un padre che commette lazione eroica condensandosi
ed identificandosi con la figura del figlio, il novizio, include
anche un elemento in cui trova piena espressione la nuova misogenia
di questa confraternita di padri e figli.
Il pomo della discordia, la mela, simbolo del corpo bramato
della donna, diventa loggetto di ostilità contro
cui è diretta la freccia di Guglielmo Tell 7.
Cappuccetto Rosso
Come i nani di Biancaneve erano
stati il pene verginale di Biancaneve, e Rigoletto lo era stato
di Gilda, così Cappuccetto Rosso la piccola bambina (piccolo
= nano = pene. I bambini credono infatti che un nano sia un
bambino poiché nulla sanno di disfunzionalità
ormonali della crescita) è essa stessa la rapresentazione
del membro. Trattandosi di una bambina, la rappresentazione,
come il sogno, condensa in un'unica immagine sia la donna che
il suo fantasmatico pene. Cappuccetto Rosso è dunque
un pene femminile, come quello dei mostri fallici verginali
arcaici e di Atena, Artemide, Estia. Ella divaga tra i fiori,
che come abbiamo visto sono il simbolo della sua verginità.
Il Lupo è l'imago del Padre eviratore, come Monterone.
Come ci ha mostrato Abraham, i bambini credono che le femmine
siano state castrate dal padre e vivono nel terrore che il Padre
-lupo faccia a loro lo stesso. Come Biancaneve e Gilda dovettero
morire, così Cappuccetto Rosso fu ingoiata dal lupo e,
come Eva e Biancaneve, fu redenta dall'Eroe - sposo venuto al
loro soccorso.
Nella fiaba di Biancaneve la madre vera non cè,
appare solo nellallucinazione paranoica della matrigna.
Anche nella storia di Rigoletto la madre di Gilda è assente
la figlia e il suo pene lavevano eliminata - e
in quella di Cappuccetto Rosso, dopo la prima apparizione in
cui manda via la figlia da casa, sparisce. Come Biancaneve
aveva eliminato la madre facendola invecchiare prematuramente,
Cappuccetto Rosso elimina la madre due volte. La prima quando
la saluta sulla porta di casa, e poi semplicemente sparisce.
La seconda volta quando viene divorata dal lupo in quanto nonna
(nonna = due volte madre). Nella rappresentazione della fiaba
si condensa l'elemento del Taglione, che non è mai assente
nelle fiabe, miti e sogni, quando Cappuccetto Rosso stessa viene
divorata dal Lupo.
Come abbiamo visto nel mito di Paride Alessandro e nella fiaba
di Biancaneve, le rappresentazioni mitiche e oniriche sono composte
di vari strati sovrapposti. Il contenuto manifesto degli strati
sovrapposti tenta di invalidare i contenuti originali, ma il
risultato finale è lo stesso: la bambina - pene viene
ingoiata - evirata.
In tutti tre i casi la figlia che stava masturbando con il suo
pene verginale, stava anche fantasticando di eliminare la madre.
© Iakov Levi
Note:
1
Questa è la versione che lOccidente e la
Chiesa Romana ci hanno dato della figura del Cristo, sulla scia
dellomosessualità dellecumene greco
romana del I secolo. Il Gesù storico era probabilmente
molto diverso. La verità è cominciata ad emergere
quando dagli scavi archeologici a Nag Hammadi, in Egitto, sono
emersi i Vangeli gnostici, che erano rimasti sepolti nella sabbia
per 1800 anni. La versione del Vangelo di San Filippo è
molto diversa da quella dei Vangeli adottati dalla Chiesa Romana:
And the companion of the [Savior is] Mary Magdalene. [But
Christ loved] her more than [all the disciples [and used to]
kiss her [often] on her mouth. The rest of [the disciples were
offended by it [and expressed disapproval]. They said to him,
"Why do you love her more than all of us?" The Savior
answered and said to them, "Why do I not love you like
her? When a blind man and one who sees are both together in
darkness, they are no different from one another. When the light
comes, then he who sees will see the light, and he who is blind
will remain in darkness" (NHC II.3.63.32ff) (Robinson 1977:
138). 
2
Sul sacrificio di Isacco come antico rito diniziazione
delle tribù ebraiche vedi Reik, The Temtation;
tr. it. La Tentazione in Psicanalisi della Bibbia,
Sugar Editore, Milano 1968, pp.182-305. 
3
Reik, I Riti della pubertà , in op.cit.,
p.153. 
4
Ibidem, pp.150-2 e 159-60. 
5
Presso alcune tribù Australiane vige persino la
credenza che se latto eterosessuale non verrà consumato
immediatamente dopo il rito della pubertà, liniziato
morirà. Vedi T.Reik, op.cit., p.140. 
6
Ibidem, pp. 162-3. 
7
Con le parole di Reik: Abbiamo visto come un
inconscio atteggiamento ostole verso le donne, su esprima chiaramente
nei riti della pubertà dei popoli primitivi. E
probabile che tutti questi fenomeni-esclusione delle donne,
società segrete, ecc- manifestassero reazioni
inconsce di ostilità persino verso le donne e nello stesso
tempo un ammonimento per gli uomini, presso i quali il
desiderio di eterosessuale è fonte di discordia
(Ibidem, p.162). 