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Direttore scientifico: Prof. Nicola Peluffo | Direttore editoriale: Dott. Quirino Zangrilli 
Scienza e Psicoanalisi
 

ARCHIVIO 

 

Articolo di Iakov Levi  
 
 

Biancaneve e altre vergini

3 novembre 2002

(Capitolo Quarto)

(Capitolo Primo)

(Capitolo Secondo)

(Capitolo Terzo)

Cherubino, fantasmatico pene di Susanna

 

Il fantasmatico pene femminile, che abbiamo trovato come serpente biblico, come sette nani, come Rigoletto e come Cappuccetto Rosso, emerge nelle rappresentazioni del folklore nei posti più impensati. Nell'opera di Mozart 'Le Nozze di Figaro', appare una figura incomprensibile. Non è uomo nè donna. Cherubino è efebico. Circola tra le gambe delle donne, da Susanna alla contessa di Almaviva. Nelle rappresentazioni dell'opera è sempre interpretato da una ragazza, striscia tra le sedie, è un birichino impacciato. Suscita continuamente lo scherno dei protagonisti e l'ira del conte.

Il Conte:
(E mi farà il destino
Ritrovar questo paggio in ogni loco!)
Come? Non è partito? Scellerati!
Ecco i dubbi spiegati, ecco l'imbroglio,
Ecco il raggiro, onde m'avverte il foglio. (Atto II, Scena V)

Il conte si appresta ad aprire il Santo dei Santi della Contessa per evirare il suo pene = Cherubino ma...

Il Conte:
Qua la chiave!

La Contessa:
Egli è innocente. (dandogli la chiave)
Voi sapete...

Il Conte:
Non so niente.
Va' lontan dagl'occhi miei,
Un'infida, un'empia sei
E mi cerchi d'infamar.

La Contessa:
Vado... sì... ma...

Il Conte:
Non ascolto.

La Contessa:
Non son rea.

Il Conte:
Vel leggo in volto!
Mora, mora, e più non sia,
Ria cagion del mio penar.

La Contessa:
Ah, la cieca gelosia
Qualche eccesso gli fa far.

(Il Conte apre il gabinetto e Susanna esce sulla porta, ed ivi si ferma.) (Scena VI).

...ma non vi trova niente. Invece di Cherubino esce Susanna, poichè la Contessa era già stata deflorata = evirata, e quindi il suo “Cherubino” non era più lì.

 
Tra le gambe di Susanna
 
     
 
 
     

Figaro preme sulla parte posteriore di Susanna e Cherubino sprizza da sotto la gonna della Contessa

(Nota i putti = bambini = peni nella parte superiore dell’immagine)

 

In una delle scene si traveste da donna e si mischia alle contadine che vengono a rendere omaggio alla corte. Se gli altri personaggi hanno un'identità sessuale molto chiara, questi è invece una creatura dalla natura incomprensibile: come il pene femminile fantasticato dai bambini. Pene = maschio, ma femmina. Salta dalla finestra e si azzoppa. Si ferische per un graffio al braccio, e la sua ferita viene bendata da uno dei nastri della contessa, come se fosse un tampone mestruale. Una benda pietosa sulla ferita dell’evirazione.
Patetico come uomo, donna ma che corteggia le donne e colloquia con loro, come il Bambino tenuto in grembo dalla Vergine di Giovanni Pisano colloquiava con la madre, e infatti in una delle scene si vede come Susanna lo tenga in grembo
Cherubino, il cui nome stesso (angelo) allude alla natura fallica della sua essenza fa l’amore con sè stesso:

Cherubino:
Non so più cosa son, cosa faccio,
Or di foco, ora sono di ghiaccio,
Ogni donna cangiar di colore,
Ogni donna mi fa palpitar.
Solo ai nomi d'amor, di diletto,
Mi si turba, mi s'altera il petto
E a parlare mi sforza d'amore
Un desio ch'io non posso spiegar.
Parlo d'amor vegliando,
Parlo d'amor sognando,
All'acque, all'ombre, ai monti,
Ai fiori, all'erbe, ai fonti,
All'eco, all'aria, ai venti,
Che il suon de' vani accenti
Portano via con sé.
E se non ho chi mi oda,
Parlo d'amor con me.

(Va per partire; e vedendo il Conte di lontano, torna indietro impaurito e si nasconde dietro il seggiolone) (Atto primo - Scena quinta)

Il Conte: (tira Cherubino giù dalla sedia)
E voi restate qui, picciol serpente! (Atto primo - Scena settima)
Ma la sorte del “picciol serpente” è segnata. Le sue speranze nella benevolezza del Conte e che questi rinunci al Ius Primae Noctis, il momento della deflorazione – evirazione, verrano frustrate, malgrado i tentativi di adulare il Signore -Lupo- Monterone a desistere. Anche Dafne aveva tentato, ma lei c’era riuscita: “concedimi, carissimo genitore, di godere di una perpetua verginità. A Diana suo padre glielo ha concesso” (Ovidio, Metam., I, 480-90).
Figaro con bianca veste in mano. Coro di contadine e di contadini vestiti di bianco che spargono fiori, raccolti in piccioli panieri, davanti al Conte e cantano il seguente)
Coro:
Giovani liete,
Fiori spargete
Davanti al nobile
Nostro signor.
Il suo gran core
Vi serba intatto
D'un più bel fiore
L'almo candor. [Come Dafne che chiede al Padre di serbare intatto il suo fiore]
Il Conte: (a Figaro)
Cos'è questa commedia? [Monterone si rifiuta di desistere]
Figaro: (piano a Susanna)
Eccoci in danza:
Secondami cor mio.
Susanna:
(Non ci ho speranza.) [La poveretta perde ogni speranza di mantenere il suo genitale intatto]
(Omissis)
Susanna:
È afflitto poveretto!
Perché il padron lo scaccia dal castello! [Come il Signore aveva scacciato Eva dal Paradiso Terrestre]
(Omissis)
Cherubino:
(s'inginocchia)
Perdono, mio signor...
Il Conte:
Nol meritate. [Come ci ha mostrato Abraham, l’evirazione femminile è la conseguenza del peccato e dell’ira paterna]
Susanna:
Egli è ancora fanciullo!
Il Conte:
Men di quel che tu credi.
Cherubino:
È ver, mancai; ma dal mio labbro alfine...
Il Conte: (lo alza)
Ben, ben; io vi perdono.
Anzi farò di più; vacante è un posto
D'uffizial nel reggimento mio;
Io scelgo voi; partite tosto: addio.
(il Conte vuol partire, Susanna e Figaro l'arrestano)
Susanna e Figaro:
Ah, fin domani sol ...
Il Conte:
No, parta tosto.
Cherubino:
A ubbidirvi, signor, son già disposto.
Il Conte:
Via, per l'ultima volta
La Susanna abbracciate.
(Inaspettato è il colpo.) [Con un colpo il Conte separa Susanna dal suo pene]
Figaro:
Ehi, capitano,
A me pure la mano;
Io vo' parlarti (piano a Cherubino)
Pria che tu parta. Addio,
Picciolo Cherubino; (ad alta voce)
Come cangia in un punto il tuo destino. [picciol = nano =pene]
Non più andrai, farfallone amoroso,
Notte e giorno d'intorno girando;
Delle belle turbando il riposo
Narcisetto, Adoncino d'amor. [Separazione – fine del narcisismo femminile]
Non più avrai questi bei pennacchini,
Quel cappello leggero e galante,
Quella chioma, quell'aria brillante,
Quel vermiglio donnesco color. (Atto primo –Scena ottava)

Susanna:
Venite, inginocchiatevi; (prende Cherubino e se lo fa inginocchiare davanti poco discosto dalla Contessa che siede) [ nota come Cherubino si accovaccia tra le gambe di Susanna e diventa il suo pene]
Restate fermo lì. (lo pettina da un lato, poi lo prende pel mento e lo volge a suo piacere) [ovvero se lo maneggia]
Pian piano, or via, giratevi:
Bravo, va ben così. (Cherubino, mentre Susanna lo sta acconciando guarda la Contessa teneramente.)
La faccia ora volgetemi:
Olà, quegli occhi a me. (seguita ad acconciarlo ed a porgli la cuffia)
Drittissimo: guardatemi.
Madama qui non è.
Restate fermo, or via,
Giratevi, bravo!
Più alto quel colletto...
Quel ciglio un po' più basso...
Le mani sotto il petto...
Vedremo poscia il passo
Quando sarete in pie'. [Susanna sta raccontandoci del suo rapporto auto-erotico]
Mirate il bricconcello! (piano alla Contessa)
Mirate quanto è bello!
Che furba guardatura!
Che vezzo, che figura! [il narcisismo della bambina che si vanta di avere un pene come i maschi. Infatti le bambine tentano di orinare in piedi per emularli: “Quando sarete in pié”]
La Contessa:
Quante buffonerie! [La madre – Contessa schernisce la bambina che fa finta di avere un pene e ferisce il suo narcisismo]
Susanna
Ma se ne sono
Io medesma gelosa; ehi, serpentello,
Volete tralasciar d'esser sì bello! (Atto secondo – Scena terza)
Le donne hanno dunque un serpentello nascosto, non solo ma, come in La Bella Addormentata nel Bosco, questo può pungere:
Il Conte: (cava il biglietto e nel aprirlo si punge il dito)
Eh già solita usanza,
Le donne ficcan gli aghi in ogni loco.
Ah, ah, capisco il gioco. (Atto terzo – Scena quattordicesima)

Papagheno, pene di Tamina

Una figura equivalente a Cherubino è Papagheno nel "Flauto Magico" (nota il viso efebico, come Cherubino).

 
Uccello
 
     
 
Uccellatore
 
     

 

Uccello e uccellatore. L'illustrazione condensa il doppio aspetto della castrazione femminile: privo di pene e pene lui stesso, come la spogliarellita descritta da Baudrillard. Egli rappresenta il membro femminile che, come ci ha mostrato Freud, è fantasticato essere come quello maschile. L'immagine è quella di un uccello con una vagina, ma basta invertire la rappresentazione, come si fa spesso nei sogni, per avere una vagina con un uccello. Appare anche
con il viso femminile. Si condensa con l'immagine di Papaghena, sua controfigura evanescente e gemella.
E' rappresentato anche come una vecchia, come la strega di Biancaneve, e quindi serpente.
Nell'inconscio del pubblico viene continuamente associato ai fiori, come Biancaneve e Cappuccetto Rosso.

 

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Fiori e gatto, simbolo del genitale femminile, e un’ordigno strano e indecifrabile

 

 

 
 
 
uomo? o...
 
 
 
 
donna  o...
 
 
 
 
bambino  o...
 
 
 
 
bambola
 

 

Il pene femminile è sempre oggetto di scherno (nel caso di Cappuccetto Rosso allo scherno si sovrappone l’empatia poich’ella condensa nella sua figura anche l’eroina principale della saga femminile, come Eva, Biancaneve, Elena, Gilda, Pamina e Susanna che sono tragiche e non ridicole): I nani di Biancaneve ci fanno sorridere, da Gongolo a Cucciolo, a Brontolo, ridiamo nel sentire le loro goffe avventure.
Paride è insultato da Ettore, che gli da del vile, e schernito dagli Achei, che se la ridono ricordandolo.
Rigoletto, Cherubino, Papagheno sono pagliacci e vengono continuamente scherniti.
Lo scherno è un’accorgimento apotropaico contro il terrore, e nella stessa condensazione la rivincita narcisista maschile contro quel conturbante c’è non c’è.
Paride è associato da Omero con il serpente, Rigoletto e Cherubino sono chiamati ‘serpente’. Nessun altro protagonista in queste due opere è chiamato così.

Ridiamo a sentire le avventure della Principessa del Pisello:

VENERDI 28 LUGLIO ORE 21.30:
Enrico Vaime presenta: Serate per comici soli
PIER FRANCESCO POGGI
"Il pisello della principessa"

Spettacolo musicale di Enrico Vaime e Pier Francesco Poggi

Tutti conoscono la fiaba che racconta di una aristocratica particolarmente sensibile che non riusciva a dormire a causa del fastidio procuratole da un piccolo legume. La principessa dormiva su molti materassi, in una situazione ottimale: oscurità totale, insonorizzazione, air conditioned… ma continuava ad avvertire una presenza estranea. Il pisello, così come il fagiolo, il cece, assume nella favola la valenza di un elemento disturbatore. Ecco perché vorremmo essere anche noi il pisello che non fa dormire le principesse.
(http://www.fontemaggiore.it/fm15.htm)

Come direbbe Freud: “Perturbante” (Das Unheimliche)

Ridiamo, ma non solo. Dietro il riso si cela l’orrore, come verso il tabù, il sacer degli antichi:

Ed è pur vero che la paura del femminile riguarda in primo luogo elementi di tipo fallico: un paziente, ad esempio, mi confessò che la sua insistenza ossessiva, dovunque si trovasse, nel guardare le cosce femminili, nello spiare e sperare che la gonna si sollevasse, era collegata a una fantasia infantile nella quale si era convinto che sotto le gonne materne fosse nascosto un grande pene. Ancora in età adulta, al primo contatto sessuale con una donna, temeva di guardarne i genitali. E una paziente inorridì [vedi supra, RIGOLETTO: (da sé colpito) Che sento! orrore! ] di se stessa quando si lasciò sfuggire un lapsus: volendo parlare di sé come fanciulla molto sensibile e delicata, ella intendeva rappresentarsi nella principessa della fiaba, che si svegli è piena di lividi soltanto perché un piccolo pisello giaceva sotto innumerevoli materassi. Al dunque, però, si tradì e involontariamente affermò di essere "come la principessa col pisello! (Gabriella Mariotti, “Padre dove sei”, in Gli Argonauti [Entered 26 June 2002]

Il pene femminile è così conturbante perché si sa che c'è ma non si vede. Come ogni cosa che c'è ha anche una sua ombra, e qualche volta si può sapere della sua vera natura incontrando l'ombra - gemello. 1
Papagheno si guarda nello specchio e vede Papaghena. Se la rapresentazione manifesta ci presenta un Papagheno apparentemente maschio, e poi ci innonda di allusioni che non di pene maschile si tratta ma femminile, ecco che l’immagine che gli restituisce lo specchio è il suo gemello, questa volta esplicitamente femmina.
Ugualmente Cherubino si rispecchia e vede la sua immagine in Barbarina.
Lo specchio riflette la sostanza reale della rappresentazione, come Perseo aveva potuto vedere il genitale femminile solo attraverso uno specchio.
I peni femminili pungono, come il fuso della Bella Addormentata nel Bosco, la spilla del biglietto di Susanna, Barbarina perde la “spilla” che le aveva dato il Conte.
Sono così misteriosi in quanto non si vedono e non si sa dove siano spariti. Quindi non si sa nemmeno quanti siano. Uno quello di Eva, Elena di Troia ne aveva due, per parafrasare Nietzsche "Il viandante e la sua ombra", che facevano da strumento apotropaico al suo orifizio vaginale, Paride e Laoconte; due quelli di Pamina e di Susanna, sette quelli di Biancaneve. Il Gatto ha nove code. L’Idra ne produceva multeplici per ognuno che veniva tagliato, e quelli di Medusa erano infiniti.

E’ risaputo l’anneddoto di Cornelia, figlia di Scipione l’Africano, che quando le fu chiesto dove sono i suoi gioielli, fece venire i suoi due figli dicendo: “Ecco i miei gioielli!”. Il gioiello di una donna è il suo genitale 2. Non è forse il figlio il risarcimento donato dal Padre (“Ho acquistato un uomo dal Signore”, Gn., 4,1) per il suo pene mancante? Cornelia aveva ben ragione di essere orgogliosa, poichè ne aveva ricevuti due, il pene e il suo gemello.

Luca Della Robbia e Donatello

La verità ci fa ridere poiché è libido genitale, ma è anche tragica, poichè ci ricollega al Peccato Originale e alla tragedia della sorte dell’uomo: all’Eros e al suo fato.
La tragica sorte del pene femminile mancante emerge violenta in alcune rappresentazioni artistiche, aggirando la censura dell’Io e invadendo senza preavviso l’habitat apparentemente sicuro nel quale ci eravamo trincerati.

 
 
 
Luca Della Robbia
 
 
 
 
Andrea Della Robbia
 

 

Se nella Madonna del Colloquio di Giovani Pisano la tensione del dialogo tra la donna e il suo pene verginale si era risolta nella condensazione tra il sorriso arcaico e un arpeggio gotico, nella Vergine con il Bambino di Luca della Robbia veniamo investiti dal turbamento enigmatico e pensoso della Vergine. Il sorriso curioso accennato dagli occhi del Bambino e le labbra quasi ironiche fanno da contrappunto alla constatazione tragica espressa dal volto della donna. La luce investe la parte destra del viso, lasciando in ombra l’altra parte, creando così un nuovo elemento di contrappunto con il putto illuminato. Il risultato è l’emozione che si blocca senza effondersi.
Il secondo putto, del nipote Andrea, facente parte di una serie sul frontone dell’Ospedale degli Innocenti in Piazza S.S. Annunziata a Firenze, una delle più belle piazze del mondo, nel suo aspetto manifesto esprime la tragedia dei bambini abbandonati, ospiti del luogo. Tuttavia, la struttura del torace, l’ancheggiamento, la giuntura della fronte e i capelli del bambino, più che un neonato ne fanno un nano, come anche gli altri suoi compagni scolpiti sul frontone.
I contenuti latenti sono dunque ben diversi da quelli manifesti. Non di neonati veri si tratta, ma di nani, creature fantasmatiche, piccoli, peni.
La tragedia di cui parla inconsciamente l’artista è quella dei peni femminili erranti, abbandonati all’orfanotrofio, che è anche un ospedale, dove si curano le ferite, come il nastro della Contessa sul graffio di Cherubino, e infatti anche lì di putto si trattava. Il frontone dell’Ospedale degli Innocenti ci presenta una fila di putti strettamente fasciati come peni violentemente feriti ed evirati.
Propongo di vedere nell’usanza praticata per secoli di fasciare strettamente i neonati, il bisogno inconscio di bendare il proprio pene evirato, poichè le donne interpretano la nascita del figlio non solo come bambino = pene di compensazione, come proposto da Freud e Abraham, ma in un’unica condensazione anche nascita del bambino = separazione da quel membro che prima tenevano ben nascosto all’interno del proprio corpo.
I putti dell’Ospedale degli Innocenti sono dunque peni femminili, e non maschili, anche poichè erano le donne ad affidare alla ruota dell’Ospedale le loro “disgrazie”. Pene dato = pene abbandonato, da qui l’elemento tragico, poiché se i Magi (tre) avevano risarcito la Vergine del suo membro mancante portandole in dono il Bambino ( nel mito cristiano avviene uno spostamento, in quanto i doni che portano sono il Bambino stesso), le madri obbligate ad abbandonare i loro figli, costrette entro il conundrum della coazione a ripetere del loro vissuto di evirazione, reattivavano l’arcaica maledizione di Monterone, ma senza un principe, come per Eva, Biancaneve, Gilda, Susanna, Pamina e Cappuccetto Rosso che le redima dalla loro condizione di castrazione.

 
 
     
 
 
     
Bambini, o invasati dionisiaci ?

 

Le altre due illustrazioni fanno parte della Cantoria, oggi al Museo dell’Opera del Duomo. Qui Luca si focalizza sulla natura libidinosa dei putti, erranti, fantasmatici, senza un padrone, ossessi posseduti dalla tragedia di una libido senza una soluzione.
Il Cherubino di Susanna che si era mostrato nella sua sovrapposizione manifesta impacciata, goffa e ridicola, qui emerge nel suo aspetto tragico e autentico, il livello latente originale. Anche Rigoletto ci aveva detto “L’uom sono io che ride”, ma poi abbiamo visto la tragedia che si celava dietro alla beffa.
In quest’opera sublime del 1431, Luca assume come tema il salmo di Davide: “Laudate eum in sono tubae”. Putti innamorati del loro Signore, dunque, come Rigoletto era innamorato del Duca. Ma non sembrano cantare, diremmo piuttosto gridare terrorizzati le loro lodi al Signore.

La Cantoria del Donatello, difronte, sembra rispondere al grido di Luca con uno suo equivalente. Le due cantorie erano destinate ad essere disposte nel Duomo una difronte all’altra. Punto e Contrappunto all’interno di Santa Madre Chiesa 3.

 
 
     
 
 
     
 
 
     

 

La grande arte dei Maestri sono energie che irrompono direttamente dall'Es, magistralmente canalizzate ed arginate da un Io che si lascia invadere, mediando senza reprimere la verità genitale che strabocca, ormai confidente nella propria forza. Da qui l'esilarazione e la sensazione di liberazione da cui veniamo permeati.

L’ultima porta

Il motivo per cui una volta che la libido si sia fissata sul fantasmatico pene femminile, sia anche così difficile convincere l’Io a rinunciare alla rappresentazione inconscia è che Es e Io hanno fatto causa comune. L’Es vi ha fissato la sua libido, ma l’Io sfrutta questa fissazione contro una richiesta pulsionale ben più minacciosa, che rischia di emergere una volta tolta la spada del Cherubino che fa da guardiano alla porta del Giardino dell’Eden: quella di regredire all’utero materno, Ultimate drive e pulsione di morte. Il fantasmatico pene femminile non fa da strumento apotropaico solo contro la penetrazione a livello genitale ma contro la prima pulsione, che è anche quella più forte, quella che Freud ha definito: il bisogno della materia organica di tornare al suo stato precedente.
La fissazione libidica al terrore del pene femminile, ultimo guardiano, ha dunque una funzione rassicurante e ben precisa, quella di tenere chiusa l’ultima porta, quella più tenebrosa e pericolosa di tutte. *

© Iakov Levi

Note:

 

1 Sul fantasmatico pene femminile come gemello di sè stessi, lasciato dentro l'utero materno con la nascita e con il quale si aspira di ricongiungersi, vedi, Daniela Marenco, Oggetto transizionale, feticcio e vita intrauterina , in http://www.psicoanalisi.it/psicoanalisi/infanzia/articoli/infa9.htm [entered 1/9/2002]
2 Per il gioiello come simbolo del genitale femminile, vedi S.Freud, “Simbolismo nel sogno” in op.cit., vol. 8, p.328.
3 Per la chiesa come simbolo del corpo femminile vedi S.Freud, “Simbolismo nel sogno”, in op.cit., Vol.8, p.328.


In questa Rubrica vengono pubblicati articoli di Autori appartenenti a scuole teoriche diverse. Il Comitato scientifico di "Scienza e Psicoanalisi" si occupa unicamente di verificare l'attendibilità delle fonti.