Biancaneve e altre vergini
3 novembre 2002
(Capitolo Quarto)
(Capitolo
Primo)
(Capitolo
Secondo)
(Capitolo
Terzo)
Cherubino, fantasmatico pene di Susanna
Il fantasmatico pene femminile,
che abbiamo trovato come serpente biblico, come sette nani,
come Rigoletto e come Cappuccetto Rosso, emerge nelle rappresentazioni
del folklore nei posti più impensati. Nell'opera di Mozart
'Le Nozze di Figaro', appare una figura incomprensibile. Non
è uomo nè donna. Cherubino è efebico. Circola
tra le gambe delle donne, da Susanna alla contessa di Almaviva.
Nelle rappresentazioni dell'opera è sempre interpretato
da una ragazza, striscia tra le sedie, è un birichino
impacciato. Suscita continuamente lo scherno dei protagonisti
e l'ira del conte.
Il Conte:
(E mi farà il destino
Ritrovar questo paggio in ogni loco!)
Come? Non è partito? Scellerati!
Ecco i dubbi spiegati, ecco l'imbroglio,
Ecco il raggiro, onde m'avverte il foglio. (Atto II, Scena V)
Il conte si appresta ad aprire il Santo dei Santi della Contessa
per evirare il suo pene = Cherubino ma...
Il Conte:
Qua la chiave!
La Contessa:
Egli è innocente. (dandogli la chiave)
Voi sapete...
Il Conte:
Non so niente.
Va' lontan dagl'occhi miei,
Un'infida, un'empia sei
E mi cerchi d'infamar.
La Contessa:
Vado... sì... ma...
Il Conte:
Non ascolto.
La Contessa:
Non son rea.
Il Conte:
Vel leggo in volto!
Mora, mora, e più non sia,
Ria cagion del mio penar.
La Contessa:
Ah, la cieca gelosia
Qualche eccesso gli fa far.
(Il Conte apre il gabinetto e Susanna esce sulla porta, ed ivi
si ferma.) (Scena VI).
...ma non vi trova niente. Invece di Cherubino esce Susanna,
poichè la Contessa era già stata deflorata = evirata,
e quindi il suo Cherubino non era più lì.
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Tra
le gambe di Susanna |
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| Figaro
preme sulla parte posteriore di Susanna e Cherubino sprizza
da sotto la gonna della Contessa
(Nota i putti =
bambini = peni nella parte superiore dellimmagine)
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In una delle scene si traveste da donna e si mischia alle contadine
che vengono a rendere omaggio alla corte. Se gli altri personaggi
hanno un'identità sessuale molto chiara, questi è
invece una creatura dalla natura incomprensibile: come il pene
femminile fantasticato dai bambini. Pene = maschio, ma femmina.
Salta dalla finestra e si azzoppa. Si ferische per un graffio
al braccio, e la sua ferita viene bendata da uno dei nastri
della contessa, come se fosse un tampone mestruale. Una benda
pietosa sulla ferita dellevirazione.
Patetico come uomo, donna ma che corteggia le donne e colloquia
con loro, come il Bambino tenuto in grembo dalla Vergine di
Giovanni Pisano colloquiava con la madre, e infatti in una delle
scene si vede come Susanna lo tenga in grembo
Cherubino, il cui nome stesso (angelo) allude alla natura fallica
della sua essenza fa lamore con sè stesso:
Cherubino:
Non so più cosa son, cosa faccio,
Or di foco, ora sono di ghiaccio,
Ogni donna cangiar di colore,
Ogni donna mi fa palpitar.
Solo ai nomi d'amor, di diletto,
Mi si turba, mi s'altera il petto
E a parlare mi sforza d'amore
Un desio ch'io non posso spiegar.
Parlo d'amor vegliando,
Parlo d'amor sognando,
All'acque, all'ombre, ai monti,
Ai fiori, all'erbe, ai fonti,
All'eco, all'aria, ai venti,
Che il suon de' vani accenti
Portano via con sé.
E se non ho chi mi oda,
Parlo d'amor con me.
(Va per partire; e vedendo il Conte di
lontano, torna indietro impaurito e si nasconde dietro il seggiolone)
(Atto primo - Scena quinta)
Il Conte: (tira Cherubino giù
dalla sedia)
E voi restate qui, picciol serpente! (Atto primo - Scena
settima)
Ma la sorte del picciol serpente è segnata.
Le sue speranze nella benevolezza del Conte e che questi rinunci
al Ius Primae Noctis, il momento della deflorazione
evirazione, verrano frustrate, malgrado i tentativi di adulare
il Signore -Lupo- Monterone a desistere. Anche Dafne aveva tentato,
ma lei cera riuscita: concedimi, carissimo genitore,
di godere di una perpetua verginità. A Diana suo padre
glielo ha concesso (Ovidio, Metam., I, 480-90).
Figaro con bianca veste in mano. Coro di contadine e di contadini
vestiti di bianco che spargono fiori, raccolti in piccioli panieri,
davanti al Conte e cantano il seguente)
Coro:
Giovani liete,
Fiori spargete
Davanti al nobile
Nostro signor.
Il suo gran core
Vi serba intatto
D'un più bel fiore
L'almo candor. [Come Dafne che chiede al Padre di serbare intatto
il suo fiore]
Il Conte: (a Figaro)
Cos'è questa commedia? [Monterone si rifiuta di desistere]
Figaro: (piano a Susanna)
Eccoci in danza:
Secondami cor mio.
Susanna:
(Non ci ho speranza.) [La poveretta perde ogni speranza di mantenere
il suo genitale intatto]
(Omissis)
Susanna:
È afflitto poveretto!
Perché il padron lo scaccia dal castello! [Come il Signore
aveva scacciato Eva dal Paradiso Terrestre]
(Omissis)
Cherubino: (s'inginocchia)
Perdono, mio signor...
Il Conte:
Nol meritate. [Come ci ha mostrato Abraham, levirazione
femminile è la conseguenza del peccato e dellira
paterna]
Susanna:
Egli è ancora fanciullo!
Il Conte:
Men di quel che tu credi.
Cherubino:
È ver, mancai; ma dal mio labbro alfine...
Il Conte: (lo alza)
Ben, ben; io vi perdono.
Anzi farò di più; vacante è un posto
D'uffizial nel reggimento mio;
Io scelgo voi; partite tosto: addio.
(il Conte vuol partire, Susanna e Figaro l'arrestano)
Susanna e Figaro:
Ah, fin domani sol ...
Il Conte:
No, parta tosto.
Cherubino:
A ubbidirvi, signor, son già disposto.
Il Conte:
Via, per l'ultima volta
La Susanna abbracciate.
(Inaspettato è il colpo.) [Con un colpo il Conte separa
Susanna dal suo pene]
Figaro:
Ehi, capitano,
A me pure la mano;
Io vo' parlarti (piano a Cherubino)
Pria che tu parta. Addio,
Picciolo Cherubino; (ad alta voce)
Come cangia in un punto il tuo destino. [picciol = nano =pene]
Non più andrai, farfallone amoroso,
Notte e giorno d'intorno girando;
Delle belle turbando il riposo
Narcisetto, Adoncino d'amor. [Separazione fine del narcisismo
femminile]
Non più avrai questi bei pennacchini,
Quel cappello leggero e galante,
Quella chioma, quell'aria brillante,
Quel vermiglio donnesco color. (Atto primo Scena ottava)
Susanna:
Venite, inginocchiatevi; (prende Cherubino e se lo fa inginocchiare
davanti poco discosto dalla Contessa che siede) [ nota come
Cherubino si accovaccia tra le gambe di Susanna e diventa il
suo pene]
Restate fermo lì. (lo pettina da un lato, poi lo prende
pel mento e lo volge a suo piacere) [ovvero se lo maneggia]
Pian piano, or via, giratevi:
Bravo, va ben così. (Cherubino, mentre Susanna lo
sta acconciando guarda la Contessa teneramente.)
La faccia ora volgetemi:
Olà, quegli occhi a me. (seguita ad acconciarlo ed
a porgli la cuffia)
Drittissimo: guardatemi.
Madama qui non è.
Restate fermo, or via,
Giratevi, bravo!
Più alto quel colletto...
Quel ciglio un po' più basso...
Le mani sotto il petto...
Vedremo poscia il passo
Quando sarete in pie'. [Susanna sta raccontandoci del suo
rapporto auto-erotico]
Mirate il bricconcello! (piano alla Contessa)
Mirate quanto è bello!
Che furba guardatura!
Che vezzo, che figura! [il narcisismo della bambina che si
vanta di avere un pene come i maschi. Infatti le bambine tentano
di orinare in piedi per emularli: Quando sarete in
pié]
La Contessa:
Quante buffonerie! [La madre Contessa schernisce la
bambina che fa finta di avere un pene e ferisce il suo narcisismo]
Susanna
Ma se ne sono
Io medesma gelosa; ehi, serpentello,
Volete tralasciar d'esser sì bello! (Atto secondo
Scena terza)
Le donne hanno dunque un serpentello nascosto, non solo ma,
come in La Bella Addormentata nel Bosco, questo può
pungere:
Il Conte: (cava il biglietto e nel aprirlo si punge
il dito)
Eh già solita usanza,
Le donne ficcan gli aghi in ogni loco.
Ah, ah, capisco il gioco. (Atto terzo Scena quattordicesima)
Papagheno, pene di Tamina
Una figura equivalente a Cherubino
è Papagheno nel "Flauto Magico" (nota il viso
efebico, come Cherubino).
Uccello e uccellatore. L'illustrazione
condensa il doppio aspetto della castrazione femminile: privo
di pene e pene lui stesso, come la spogliarellita descritta
da Baudrillard. Egli rappresenta il membro femminile che, come
ci ha mostrato Freud, è fantasticato essere come quello
maschile. L'immagine è quella di un uccello con una vagina,
ma basta invertire la rappresentazione, come si fa spesso nei
sogni, per avere una vagina con un uccello. Appare anche
con
il viso femminile. Si condensa con l'immagine di Papaghena,
sua controfigura evanescente e gemella.
E' rappresentato anche come una
vecchia,
come la strega di Biancaneve, e quindi serpente.
Nell'inconscio del pubblico viene continuamente associato ai
fiori, come Biancaneve e Cappuccetto Rosso.
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Fiori e gatto, simbolo del genitale femminile, e unordigno
strano e indecifrabile |
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uomo? o... |
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donna o... |
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bambino o... |
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bambola |
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Il pene femminile è sempre
oggetto di scherno (nel caso di Cappuccetto Rosso allo scherno
si sovrappone lempatia poichella condensa nella
sua figura anche leroina principale della saga femminile,
come Eva, Biancaneve, Elena, Gilda, Pamina e Susanna che sono
tragiche e non ridicole): I nani di Biancaneve ci fanno sorridere,
da Gongolo a Cucciolo, a Brontolo, ridiamo nel sentire le loro
goffe avventure.
Paride è insultato da Ettore, che gli da del vile, e
schernito dagli Achei, che se la ridono ricordandolo.
Rigoletto, Cherubino, Papagheno sono pagliacci e vengono continuamente
scherniti.
Lo scherno è unaccorgimento apotropaico contro
il terrore, e nella stessa condensazione la rivincita narcisista
maschile contro quel conturbante cè non cè.
Paride è associato da Omero con il serpente, Rigoletto
e Cherubino sono chiamati serpente. Nessun altro
protagonista in queste due opere è chiamato così.
Ridiamo a sentire le avventure della Principessa del Pisello:
VENERDI
28 LUGLIO ORE 21.30:
Enrico Vaime presenta: Serate per comici soli
PIER FRANCESCO POGGI
"Il pisello della principessa"
Spettacolo musicale di Enrico Vaime e Pier Francesco Poggi
Tutti
conoscono la fiaba che racconta di una aristocratica particolarmente
sensibile che non riusciva a dormire a causa del fastidio procuratole
da un piccolo legume. La principessa dormiva su molti materassi,
in una situazione ottimale: oscurità totale, insonorizzazione,
air conditioned
ma continuava ad avvertire una presenza
estranea. Il pisello, così come il fagiolo, il cece,
assume nella favola la valenza di un elemento disturbatore.
Ecco perché vorremmo essere anche noi il pisello che
non fa dormire le principesse.
(http://www.fontemaggiore.it/fm15.htm)
Come direbbe Freud: Perturbante
(Das Unheimliche)
Ridiamo, ma non solo. Dietro il riso
si cela lorrore, come verso il tabù, il sacer
degli antichi:
Ed è pur vero che la paura
del femminile riguarda in primo luogo elementi di tipo fallico:
un paziente, ad esempio, mi confessò che la sua insistenza
ossessiva, dovunque si trovasse, nel guardare le cosce femminili,
nello spiare e sperare che la gonna si sollevasse, era collegata
a una fantasia infantile nella quale si era convinto che sotto
le gonne materne fosse nascosto un grande pene. Ancora in età
adulta, al primo contatto sessuale con una donna, temeva di
guardarne i genitali. E una paziente inorridì [vedi
supra, RIGOLETTO: (da sé colpito) Che sento! orrore!
] di se stessa quando si lasciò sfuggire un lapsus: volendo
parlare di sé come fanciulla molto sensibile e delicata,
ella intendeva rappresentarsi nella principessa della fiaba,
che si svegli è piena di lividi soltanto perché
un piccolo pisello giaceva sotto innumerevoli materassi. Al
dunque, però, si tradì e involontariamente affermò
di essere "come la principessa col pisello! (Gabriella
Mariotti, Padre dove sei, in Gli
Argonauti [Entered 26 June 2002]
Il pene femminile è così
conturbante perché si sa che c'è ma non si vede.
Come ogni cosa che c'è ha anche una sua ombra, e qualche
volta si può sapere della sua vera natura incontrando
l'ombra - gemello. 1
Papagheno si guarda nello specchio e vede Papaghena. Se la rapresentazione
manifesta ci presenta un Papagheno apparentemente maschio, e
poi ci innonda di allusioni che non di pene maschile si tratta
ma femminile, ecco che limmagine che gli restituisce lo
specchio è il suo gemello, questa volta esplicitamente
femmina.
Ugualmente Cherubino si rispecchia e vede la sua immagine in
Barbarina.
Lo specchio riflette la sostanza reale della rappresentazione,
come Perseo aveva potuto vedere il genitale femminile solo attraverso
uno specchio.
I peni femminili pungono, come il fuso della Bella Addormentata
nel Bosco, la spilla del biglietto di Susanna, Barbarina perde
la spilla che le aveva dato il Conte.
Sono così misteriosi in quanto non si vedono e non si
sa dove siano spariti. Quindi non si sa nemmeno quanti siano.
Uno quello di Eva, Elena di Troia ne aveva due, per parafrasare
Nietzsche "Il viandante e la sua ombra", che facevano
da strumento apotropaico al suo orifizio vaginale, Paride e
Laoconte; due quelli di Pamina e di Susanna, sette quelli di
Biancaneve. Il Gatto ha nove code. LIdra ne produceva
multeplici per ognuno che veniva tagliato, e quelli di Medusa
erano infiniti.
E risaputo lanneddoto di Cornelia, figlia di Scipione
lAfricano, che quando le fu chiesto dove sono i suoi gioielli,
fece venire i suoi due figli dicendo: Ecco i miei gioielli!.
Il gioiello di una donna è il suo genitale
2.
Non è forse il figlio il risarcimento donato dal Padre
(Ho acquistato un uomo dal Signore, Gn.,
4,1) per il suo pene mancante? Cornelia aveva ben ragione di
essere orgogliosa, poichè ne aveva ricevuti due, il pene
e il suo gemello.
Luca Della Robbia e Donatello
La verità
ci fa ridere poiché è libido genitale,
ma è anche tragica, poichè ci ricollega al Peccato
Originale e alla tragedia della sorte delluomo: allEros
e al suo fato.
La tragica sorte del pene femminile mancante emerge violenta
in alcune rappresentazioni artistiche, aggirando la censura
dellIo e invadendo senza preavviso lhabitat
apparentemente sicuro nel quale ci eravamo trincerati.
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Luca Della
Robbia |
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Andrea
Della Robbia |
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Se nella Madonna del Colloquio
di Giovani Pisano la tensione del dialogo tra la donna e il
suo pene verginale si era risolta nella condensazione tra il
sorriso arcaico e un arpeggio gotico, nella Vergine con il Bambino
di Luca della Robbia veniamo investiti dal turbamento enigmatico
e pensoso della Vergine. Il sorriso curioso accennato dagli
occhi del Bambino e le labbra quasi ironiche fanno da contrappunto
alla constatazione tragica espressa dal volto della donna. La
luce investe la parte destra del viso, lasciando in ombra laltra
parte, creando così un nuovo elemento di contrappunto
con il putto illuminato. Il risultato è lemozione
che si blocca senza effondersi.
Il secondo putto, del nipote Andrea, facente parte di una serie
sul frontone dellOspedale
degli Innocenti in Piazza S.S. Annunziata a Firenze, una
delle più belle piazze del mondo, nel suo aspetto manifesto
esprime la tragedia dei bambini abbandonati, ospiti del luogo.
Tuttavia, la struttura del torace, lancheggiamento, la
giuntura della fronte e i capelli del bambino, più che
un neonato ne fanno un nano, come anche gli altri suoi compagni
scolpiti sul frontone.
I contenuti latenti sono dunque ben diversi da quelli manifesti.
Non di neonati veri si tratta, ma di nani, creature fantasmatiche,
piccoli, peni.
La tragedia di cui parla inconsciamente lartista è
quella dei peni femminili erranti, abbandonati allorfanotrofio,
che è anche un ospedale, dove si curano le ferite, come
il nastro della Contessa sul graffio di Cherubino, e infatti
anche lì di putto si trattava. Il frontone dellOspedale
degli Innocenti ci presenta una fila di putti strettamente fasciati
come peni violentemente feriti ed evirati.
Propongo di vedere nellusanza praticata per secoli di
fasciare strettamente i neonati, il bisogno inconscio di bendare
il proprio pene evirato, poichè le donne interpretano
la nascita del figlio non solo come bambino = pene di compensazione,
come proposto da Freud e Abraham, ma in ununica condensazione
anche nascita del bambino = separazione da quel membro che prima
tenevano ben nascosto allinterno del proprio corpo.
I putti dellOspedale degli Innocenti sono dunque peni
femminili, e non maschili, anche poichè erano le donne
ad affidare alla ruota dellOspedale le loro disgrazie.
Pene dato = pene abbandonato, da qui lelemento tragico,
poiché se i Magi (tre) avevano risarcito la Vergine
del suo membro mancante portandole in dono il Bambino ( nel
mito cristiano avviene uno spostamento, in quanto i doni che
portano sono il Bambino stesso), le madri obbligate ad abbandonare
i loro figli, costrette entro il conundrum della coazione
a ripetere del loro vissuto di evirazione, reattivavano larcaica
maledizione di Monterone, ma senza un principe, come per Eva,
Biancaneve, Gilda, Susanna, Pamina e Cappuccetto Rosso che le
redima dalla loro condizione di castrazione.
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| Bambini,
o invasati dionisiaci ? |
Le altre due illustrazioni fanno
parte della Cantoria, oggi al Museo dellOpera del Duomo.
Qui Luca si focalizza sulla natura libidinosa dei putti, erranti,
fantasmatici, senza un padrone, ossessi posseduti dalla tragedia
di una libido senza una soluzione.
Il Cherubino di Susanna che si era mostrato nella sua sovrapposizione
manifesta impacciata, goffa e ridicola, qui emerge nel suo aspetto
tragico e autentico, il livello latente originale. Anche Rigoletto
ci aveva detto Luom sono io che ride, ma poi
abbiamo visto la tragedia che si celava dietro alla beffa.
In questopera sublime del 1431, Luca assume come tema
il salmo di Davide: Laudate eum in sono tubae.
Putti innamorati del loro Signore, dunque, come Rigoletto era
innamorato del Duca. Ma non sembrano cantare, diremmo piuttosto
gridare terrorizzati le loro lodi al Signore.
La
Cantoria del Donatello, difronte, sembra rispondere al grido
di Luca con uno suo equivalente. Le due cantorie erano destinate
ad essere disposte nel Duomo una difronte allaltra. Punto
e Contrappunto allinterno di Santa Madre Chiesa 3.
La grande arte dei Maestri sono
energie che irrompono direttamente dall'Es, magistralmente canalizzate
ed arginate da un Io che si lascia invadere, mediando senza
reprimere la verità genitale che strabocca, ormai confidente
nella propria forza. Da qui l'esilarazione e la sensazione di
liberazione da cui veniamo permeati.
Lultima porta
Il motivo per cui una volta che
la libido si sia fissata sul fantasmatico pene femminile, sia
anche così difficile convincere lIo a rinunciare
alla rappresentazione inconscia è che Es e Io hanno fatto
causa comune. LEs vi ha fissato la sua libido, ma lIo
sfrutta questa fissazione contro una richiesta pulsionale ben
più minacciosa, che rischia di emergere una volta tolta
la spada del Cherubino che fa da guardiano alla porta del Giardino
dellEden: quella di regredire allutero materno,
Ultimate drive e pulsione di morte. Il fantasmatico pene
femminile non fa da strumento apotropaico solo contro la penetrazione
a livello genitale ma contro la prima pulsione, che è
anche quella più forte, quella che Freud ha definito:
il bisogno della materia organica di tornare al suo stato precedente.
La fissazione libidica al terrore del pene femminile, ultimo
guardiano, ha dunque una funzione rassicurante e ben precisa,
quella di tenere chiusa lultima porta, quella più
tenebrosa e pericolosa di tutte. *
© Iakov Levi
Note:
1
Sul fantasmatico pene femminile come gemello di sè
stessi, lasciato dentro l'utero materno con la nascita e con
il quale si aspira di ricongiungersi, vedi, Daniela Marenco,
Oggetto transizionale, feticcio e vita intrauterina , in
http://www.psicoanalisi.it/psicoanalisi/infanzia/articoli/infa9.htm
[entered 1/9/2002] 
2 Per il gioiello come simbolo del genitale femminile,
vedi S.Freud, Simbolismo nel sogno in op.cit.,
vol. 8, p.328. 
3 Per la chiesa come simbolo del corpo femminile vedi S.Freud,
Simbolismo nel sogno, in op.cit., Vol.8,
p.328.
In questa Rubrica vengono pubblicati articoli di Autori appartenenti a scuole teoriche diverse. Il Comitato scientifico di "Scienza e Psicoanalisi" si occupa unicamente di verificare l'attendibilità delle fonti.