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Direttore scientifico: Prof. Nicola Peluffo | Direttore editoriale: Dott. Quirino Zangrilli 
Scienza e Psicoanalisi
 

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Articolo di Iakov Levi  
 
 

Zoppi ed altri mutilati

27 dicembre 2002

Spuntava il sole,
quando Giacobbe passò Penuel
e zoppicava all’anca (Gn., 32,32)

Come ha rilevato Q. Zangrilli:

Edipo significa "piede gonfio". Al riguardo sono molte le osservazioni da fare. Innanzitutto il rilievo che il padre compie l'azione violenta di ledere una parte del corpo del figlio. Non è difficile ravvisare in questa azione la rappresentazione mascherata dell'atto della castrazione. E non bisognerebbe pensare di trovarsi semplicemente di fronte ad un vissuto psichico totalmente svincolato da reali accadimenti. Nel 1874 Darwin ipotizzò l'esistenza, in tempi antichissimi, di un tipo di organizzazione sociale, denominata "Orda primordiale", in cui gli esseri umani vivevano in piccoli gruppi sui quali dominava un uomo forte, violento e geloso che si appropriava di tutte le donne, con le quali giaceva, tenendole lontane dai propri figli e dagli altri giovani maschi, che sovente, quando minacciavano la sua dominanza, evirava. Lo stesso Freud ipotizzò che il ripetersi lungo il cammino evolutivo dell'essere umano di tali avvenimenti traumatici lasciasse nell'individuo una traccia mnesica in cui l'originario avvenimento, realmente consumato, fosse sostituito da rappresentazioni e fantasie inconsce (Psicologia delle masse e analisi dell'io 1921 - L'uomo Mosè e la religione monoteistica, 1934-38). Il particolare del piede (per altro presente in molti miti ed opere letterarie, si pensi solo al celeberrimo "tallone di Achille") tornerà ancora nel mito di Edipo. Non solo; il nome Edipo ("piede gonfio") esprime anche una certa caratteristica genealogico-familiare: Edipo è figlio di Laio, "il mancino", figlio minore di Labdaco, "lo zoppo", discendente di Efisto ,"lo zoppo".1

La Bibbia ci racconta che mentre Giacobbe era di ritorno dalla Mesopotamia, e stava per passare il guado che lo avrebbe riportato a Canaan, la terra patria dalla quale era fuggito in gioventù per paura del fratello Esaù, un "uomo" (Ish) lo assalì e "lottò con lui fino allo spuntare dell’aurora. Vedendo che non riusciva a vincerlo, lo colpì all’articolazione del femore e l’articolazione del femore di Giacobbe si slogò, mentre continuava a lottare con lui" (Gn., 32, 25-6).
In seguito l’assalitore cambia il nome a Giacobbe: "Non ti chiamerai più Giacobbe ma Israele, perché hai combattuto con Dio e con gli uomini e hai vinto" (Gn, 32,28).
La parola Ish, nella Bibbia non significa solo "uomo", ma uomo importante, ed è adoperata solo per personalità, re, profeti e i loro inviati.
L’essenza sovrumana dell’assalitore ci diventa evidente quando:

Giacobbe allora gli chiese: "Dimmi il tuo nome". Gli rispose: "Perché mi chiedi il nome?". E qui lo benedisse. Allora Giacobbe chiamò quel nome Penuel, "Perché — disse — ho visto Dio faccia a faccia, eppure la mia vita è rimasta salva". Spuntava il sole, quando Giacobbe passò Penuel e zoppicava all’anca. Per questo gli Israeliti, fino ad oggi, non mangiano il nervo sciatico, che è sopra l’articolazione del femore, perché quell’uomo aveva colpito l’articolazione del femore di Giacobbe nel nervo sciatico (Gn.32, 30-3).

Theodor Reik ha analizzato per esteso il capitolo biblico che tratta della lotta di Giacobbe con "l’Angelo" 2, e vede nel racconto le tracce mnestiche dei riti d’iniziazione puberale com’erano in uso nella preistoria delle tribù ebraiche.
A Giacobbe viene cambiato nome a conclusione del rito, come ai novizi viene data una nuova identità, rinascono simbolicamente e devono imparare tutto da capo.
La mutilazione del nervo sciatico è dunque l’equivalente della circoncisione, che veniva inflitta ai novizi durante questi riti.
La circoncisione, equivalente di evirazione, sarebbe il Taglione che la generazione dei padri (L’Ish biblico) si prende su quella dei figli per l’atto perpetrato da questi sul corpo del padre.
Che si sia trattato di evirazione e di cannibalismo del membro, diventa evidente dall’interdizione di cibarsi del nervo sciatico = pene paterno.

Con le parole di Reik:

The consumption of the sciatic nerve (the sinew which shrank) is forbidden because Jacob struck the father there. We have then to explain the prohibition as part and parcel of a totemic system; and now, supported by Freud’s investigation of the psychic roots of totemism, and the already explained context of the legend, we can assume that the original nucleus of the legend of Jacob preserved the memory of the fact that a son had attacked, killed, and devoured his father, and that it has thenceforth forbidden to slay and devour a man of the same clan. In the prohibition as to eating the sciatic nerve or penis a relic of the original prohibition was preserved, but at the same time the real motive of the ancient parricide revealed itself in a distorted form; namely, sexual envy and jealousy. 3

Il piede gonfio di Edipo è dunque equivalente al nervo sciatico di Giacobbe.
A conclusione del contesto, entrambi zoppicano.
Entrambi hanno vinto = ucciso — evirato il Padre ("hai combattuto con Dio e con gli uomini e hai vinto"), ma portano in carne il segno del Taglione paterno, le tracce della loro dolorosa vittoria.
Come ogni contenuto di importanza essenziale, come nei sogni, anche nel mito viene ripetuto. Edipo è zoppo ed anche cieco.
Giacobbe è zoppo. Apparentemente niente ci dice la Bibbia di cecità, se non...

Se non alla fine: "Gli occhi d’Israele erano offuscati dalla vecchiaia: non poteva più distinguere" (Gn., 48,10). E la Bibbia in questo capitolo non chiama più Giacobbe, il vecchio, con il suo antico nome, ma con quello che gli aveva dato l’ish a conclusione del suo rito iniziatico: Israele.

E qui il mito ebraico è più esplicito di quello greco nel mostrarci, nella cecità di Giacobbe, il Taglione del Padre.
Infatti, chi era diventato cieco, se non il padre Isacco, prima che Giacobbe si desse alla fuga per l’insulto perpetrato sul fratello maggiore, lui stesso sinonimo paterno, e per l’inganno al padre?:
" Isacco era vecchio e gli occhi gli si erano così indeboliti non ci vedeva più" (Gn., 27,1).
Gn., 27,1 = Gn., 48,10.

Giacobbe aveva accecato = evirato il padre ed ora è cieco lui stesso, come Edipo.
Il membro su cui è stata perpetrata l’evirazione diventa anche topos di fissazione libidica. Il nervo sciatico non si può mangiare, ovvero viene interdetto alla gratificazione sadico-orale. Lo scopo di ogni interdizione è infatti di inibire una gratificazione erotica, come è quella di divorare il pene paterno.
Il senso di colpa, attivato al livello edipico-genitale che ha motivato il parricidio, il quale è stato perpetrato attraverso una regressione sadico anale e sadico orale, inibisce la libido dal risalire al livello genitale. Questa si fissa e non è più libera.
La proibizione rappresenta, dunque, una formazione reattiva contro una pulsione regressiva che si è fissata, nel nostro caso sadico-orale.
Il nervo sciatico, che è uno spostamento dal genitale, diventa sacer. Infatti, quando Abramo fa giurare Eleazaro, gli dice: "Metti la mano sotto la mia coscia e ti farò giurare per il Signore" (Gn., 24,2), e Rashi che aveva inconsciamente afferrato il senso del versetto biblico e a cosa si riferisse il "sotto la coscia", spiega: Lo fece giurare sulla circoncisione, che era il precetto che aveva ricevuto dal Signore. Il sacer del genitale si traduce, dunque, in interdizione di cibarsene e in topos di giuramento. Si giura su quello che si ha di più sacro e questo diventa tabù.
Nel cristianesimo, il piede gonfio di Edipo si sposta al ginocchio. I cristiani si inginocchiano, salgono decine di scalini a Lourdes e in altri posti di pellegrinaggio sfregando i ginocchi. Il dolore sado-masochista condensa la gratificazione erotica, ottenuta sfregando il membro incriminato, e l’autocastrazione che simboleggia il pentimento. Ogni volta che il cristiano si inginocchia ripete l’autoevirazione di Edipo; ginocchia sbucciate = piedi gonfi = occhi evirati. "Se il tuo occhio destro ti è occasione di scandalo, cavalo e gettalo via da te..." (Mt. 5,29-30).4
Un personaggio molto arguto, del quale sul momento non ricordo il nome, una volta disse: "Se un generale vuole essere venerato e idolatrato dai suoi uomini, basta che si metta una benda nera sull’occhio. I suoi soldati lo seguiranno persino all’Inferno".
I corsari della nostra infanzia avevano tutti una benda nera sull’occhio. Quale aurea di coraggio ed eroismo!
Il generale Moshè Dayan era venerato dai soldati proprio perché aveva un benda nera sull’occhio.
Alla vista dell’evirazione subita nella lotta eroica contro il Padre, la folla si eccita. Il generale senza un occhio diventa subito inconsciamente il capo della banda fraterna che ha osato ingaggiare battaglia contro il Padre, l’Ish biblico.
Il popolo d’Israele non ha preso il suo nome da Abramo o da Isacco o da Giuseppe, ma da Giacobbe, Israele, colui che ha "combattuto con Dio e con gli uomini e hai vinto". 5 Tutto il popolo si chiama con il nome del Vicario della banda dei fratelli, che ha osato ingaggiare battaglia e ne è uscito zoppo.
Il pene, che nel giudaismo è stato spostato al nervo sciatico e all’occhio, nel cristianesimo a questo e al ginocchio (dopo essere prima emigrato al piede), nell’Islam è spostato alla fronte e alla mano, per essere esatti a tutto l’avambraccio destro.
Infatti, i mussulmani quando pregano toccano il pavimento con la fronte.
Come riporta Reik 6, il Califfo di Bagdad esigeva che tutti coloro che venivano a visitarlo premessero la fronte sulla soglia della porta, in cui aveva incastonato un frammento della pietra nera della Kaaba. Reik spiega come il tabù di toccare con il piede la soglia, in uso presso molti popoli, si riferisca al tabù di toccare il corpo paterno. 7
La mano destra, secondo la legge islamica, è l’organo che viene amputato ai ladri, e ancora oggi, in Arabia Saudita, ci sono uomini che girano con il braccio destro amputato fino al gomito. Che il peccato verso cui è diretta l’intenzione del ladro non sia quello veniale, ma di ben altra natura, testimonia il fatto che ogni punizione, nella psiche arcaica, si riferisce al Taglione. "Occhio per occhio, dente per dente", anche questi spostamenti genitali. Se nella Torà il ladro viene punito con l’obbligo di restituire sette volte tanto l’oggetto rubato, poiché il furto viene interpretato nel suo senso manifesto, nell’Islam, il furto viene interpretato come un atto di profanazione-evirazione del pene paterno. 8
Solo così si può spiegare questa crudele punizione.
L’Islam ha conservato la connotazione più arcaica di tutte del furto, quella preistorica: l’evirazione e il furto-cannibalizzazione del genitale paterno, come descritto da Theodor Reik in Myth and Guilt,9 trattando del Peccato Originale.

I piedi di "Edipo" e Maddalena

© Iakov Levi

Note:

1 Quirino Zangrilli, Edipo: rappresentazione antropomorfica del conflitto vitale , in http://www.psicoanalisi.it/Zangrilli/p/edipo.htm.
2“The Wrestling of Jacob”, in Dogma and Compulsion, International Universities Press, New York 1951, pp.229-251.
Vedi, Iakov Levi, “Da Giacobbe a Ulisse: una coazione a ripetere”, in http://www.geocities.com/psychohistory2001/GiacobbeGiuseppe.html.
3 T. Reik, ibidem, p. 248.
4 Una favola araba, rielaborata su una di Esopo, racconta: “Il leone, l’asino, e la volpe fecero società fra loro e se ne andarono a caccia. Quand’ebbero fatto un buon bottino, il leone invitò l’asino a dividerlo tra di loro. L’asino fece tre parti uguali e invitò il leone a scegliere. La belva inferocita gli balzò addosso, gli cavò un occhio e poi ordinò alla volpe di far lei le parti. Essa radunò tutto in un mucchio, lasciando fuori per sé solo qualche piccolezza, e poi lo invitò a scegliere. Il leone allora le chiese chi le aveva insegnato a fare le parti così. “E’ stato l’occhio dell’asino”, rispose la volpe”.
Il leone della parabola rappresenta ovviamente l’imago paterna, tirannica, ma che ha sempre ragione, pena l’evirazione.
5 Come ha evidenziato L.M. Barré, (El, god of Israel--Yahweh, god of Judah http://www.angelfire.com/ca2/AncientIsrael/El.html ) il significato originale della parola Israele non è “che ha combattuto con Dio (El)”, ma “Dio (El) è il più forte”. El era infatti il dio dei clan israeliti, mentre Jahveh era il dio dei clan giudaici. Come ha rilevato Wellhausen, già nel secolo scorso, la tradizione delle storie di Giacobbe è una tradizione israelita e non giudaica. E’ interessante notare come tutto il popolo ebraico, che da dopo l’Esilio è composto solo da giudei e non da israeliti, abbia adottato la tradizione israelita, che appartiene a quella parte del popolo che è stata sterminata dagli Assiri. Quando, dopo l’Esilio, la leggenda israelita della storia di Giacobbe fu introdoota dai giudei nel libro della Genesi, introdussero anche la razionalizzazione del nome Israel – che ha combattuto con Dio- invece che Israel – El è il dio forte. Il motivo è che lo scriba voleva evitare che emergesse la tradizione dell’esistenza, prima dell’Esilio, di due dei separati, uno per Israele (El) e uno per Giuda (Jahveh).
Il popolo ebraico si identifica, oggi, con la tradizione dei riti puberali come questa era tramandata nelle tracce mnestiche della leggenda israelita.
6 “The Doorkeepers”, in op.cit., p.254.
7 Ibidem, pp.257-259.
Interessante notare che mentre la porta è il simbolo dell’orifizio femminile (S.Freud, “Simbolismo nel sogno”, in Opere, B.Boringhieri, Torino 1989, vol.VIII, p.333) , la soglia è il simbolo della presenza paterna. Quindi, il Padre è la soglia dell’orifizio materno.
8 Degna di menzione è l’usanza ebraica di mettere i filatteri sulla fronte e sul braccio sinistro, che a sua volta è uno spostamento di quello destro. Gli ebrei, che come tutti i semiti occidentali provengono dalla penisola arabica, dopo un lungo giro attraverso la Mesopotamia, hanno conservato in questa usanza la traccia mnestica del significato arcaico di braccio e fronte, come per gli arabi.
9 Brazziller, New York 1957.

 


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