Freud Rossana Ceccarelli

Pubblicato il 8 marzo 2005 | di

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I lavori preparatori della teoria psicoanalitica

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Il primo lavoro che Freud scrisse, dopo aver letto un breve elaborato del filologo tedesco Abel, comparve nel 1910 nello “Jahrbuch für Psychoanalyse” e fu tale l’entusiasmo che in una lettera a Ferenczi si esprimerà come segue:” Una piccola scoperta fatta pochi giorni or sono mi ha fatto più piacere di quanto me ne potessero procurare dodici articoli di Aschaffenburg. Un filologo di nome Abel ha pubblicato nel gennaio 1884 un opuscolo, Der Gegensinn der Urworte (“Il significato antitetico delle parole primitive”), sostenendo niente meno che in molte lingue, egizio antico, sanscrito, arabo e persino in latino, la medesima parola designa due concetti opposti. Le sarà facile capire quale parte delle mie scoperte sull’inconscio viene in tal modo confermata. Da molto tempo non mi sentivo così vittorioso”. 1
Freud aveva osservato che nei sogni idee opposte si fondono in un’unica entità e che un’immagine può rappresentare degli aspetti di se stessa opposti, talchè è spesso difficile sapere quale dei due opposti significati venga espresso. Nell’opuscolo Abel dimostrava che lo stesso fenomeno era possibile individuarlo in una lingua morta come quella dell’antico Egitto: infatti in quella lingua ogni parola veniva comunemente usata con i due significati opposti. Ad esempio, uno stesso vocabolo poteva significare sia “forte” che “debole” e nella lingua scritta si utilizzava il disegno di una piccola figura dopo la parola: nel primo caso con un robusto uomo in piedi, nell’altro uno storpio incurvato. Abel era riuscito a trovare questa caratteristica anche in altre lingue, per esempio, in latino, altus significa sia “alto” che “profondo”, sacer sia “ santo” che “maledetto”. Freud rileva un’altra analogia tra la lingua egizia e quella onirica: in entrambe si possono trovare sia parole che situazioni semplicemente rovesciate. Tutto ciò confermerebbe quanto il Maestro espresse nell’Interpretazione dei sogni, dove descriveva il linguaggio onirico come di natura arcaica e come regressione ad un modo di pensare più primitivo.
Un anno dopo, nel 1911, Freud pubblicò nello “Jahrbuch” un breve articolo dal titolo “ Considerazioni sui due princìpi della funzione mentale ”. Il lavoro si apre con l’osservazione che in ogni tipo di nevrosi il paziente si allontana dalla realtà perché questa gli appare tutta o parzialmente insopportabile. Nell’articolo tratterà dei due princìpi che sono considerati un’estensione del “sistema primario ” e del “ sistema secondario ” e cioè: il “principio del piacere” ed il “ principio di realtà ”.
Nel descrivere il “ sistema primario ” del lattante, Freud affermerà che la scena, sia nei sogni che in buona parte delle fantasie di veglia, è dominata dal “principio del piacere ”. Ogni processo mentale ha il solo scopo di procurare piacere e solo quando ciò non accade diventa necessario prendere in considerazione la realtà.
Freud evidenzierà le conseguenze legate a questo cambiamento, perchè si renderà necessaria tutta una serie di modificazioni dell’apparato psichico. La coscienza e gli organi di senso dovranno servire esigenze diverse da quelle del semplice piacere, si svilupperà la funzione dell’attenzione che consentirà nuove impressioni, che verranno a loro volta registrate e che andranno gradualmente a sviluppare la memoria. La scarica motoria non sarà più embrionale, come in passato, ma si organizzerà in funzione del comportamento. Tutto questo si organizzerà per tentativi, con il minimo dispendio energetico. Il passaggio da un principio all’altro avverrà in modo più rapido e completo per quanto riguarda gli “impulsi dell’Io” che non per quelli sessuali che rimangono molto più a lungo sotto il dominio del principio del piacere, spesso per tutto il resto della vita. Questo spiegherebbe il ruolo essenziale che i fattori sessuali rivestono nell’etiologia delle nevrosi. In seguito Freud esporrà più dettagliatamente l’argomento nelle “Lezioni introduttive”.
Nel 1912 il Maestro scrisse “Alcune osservazioni sul concetto di inconscio come viene inteso in psicoanalisi”, allorché la Società Londinese di Ricerche Psichiche chiese a Freud un contributo per il supplemento medico degli “Atti” della Società. Freud lo scrisse in inglese e successivamente Hanns Sachs lo tradusse in tedesco per poterlo pubblicare sulla “Zeitschrift”. In tale lavoro il Maestro si soffermerà sul significato che la parola “inconscio” riveste in psicoanalisi, e sul concetto di “preconscio” considerato come l’insieme dei ricordi latenti che sono troppo deboli per la coscienza ma che possono arrivarvi se opportunamente stimolati.
Nella primavera del 1915 furono scritti cinque lavori pubblicati sulla “Internationale Zeitschrift für Psychoanalyse ”. Il primo saggio dal titolo “Triebe und Triebschiksale” tradotto in “Gli istinti ed il loro destino”, verte sulla parola Triebe. Freud in un’aggiunta alla terza edizione dei “Tre saggi sulla teoria della sessualità”, si avvicinò molto all’elaborazione di una sua definizione: “ Per “ istinto ” (Triebe) va inteso per ora l’equivalente psichico di una fonte di stimoli endosomatica ad erogazione continua, da contrapporsi al concetto di “ stimolo” (Reiz), legato ad eccitamenti singoli provenienti dall’esterno. Il concetto di istinto è perciò uno di quei concetti che si trovano al limite tra psichico e fisico. La spiegazione più semplice e verosimile della natura degli istinti consiste nell’ipotesi che l’istinto sia di per sé privo di qualità . Per quanto riguarda la vita psichica esso va considerato solo come una misura della richiesta di lavoro che viene rivolta alla psiche. Ciò che distingue un istinto dall’altro e che attribuisce a ciascuno istinto qualità specifiche è il rapporto di esso con la sua fonte somatica e con la sua finalità. La fonte di un istinto è un processo di eccitamento che si verifica in un organo, e la finalità immediata consiste nell’eliminazione di questo stimolo organico”. 2
Circa lo spinoso problema di quanti e quali istinti vadano presi in considerazione, Freud precisa che sebbene se ne possano elencare molti, due sono quelli degni di nota: gli “istinti originari” (Urtriebe) e cioè gli istinti dell’Io, o di conservazione, e quelli sessuali. Di quest’ultimi effettuerà, in ragione dei processi adottati, una divisione in quattro gruppi: “inversione nell’opposto”, “aggiramento dell’argomento”, “rimozione ”, “sublimazione”. In questo saggio tratterà dei primi due processi; il primo verrà descritto come il passaggio dalla attività alla passività, come nel sadismo e il masochismo, e il secondo che riguarderà il contenuto, consisterà nella trasformazione dell’amore in odio.
Nel secondo lavoro della serie dal titolo “Rimozione”, Freud spiegherà come tale meccanismo non sia rilevabile fin dall’inizio, ma possa aver luogo solo quando si è effettuata la distinzione tra inconscio e coscienza, e che prima di allora il meccanismo di difesa operante è quello della trasformazione nel contrario e dell’introflessione.
Il saggio successivo intitolato “L’inconscio“ si apre con l’indicazione che l’inconscio comprende qualcosa di più del rimosso che invece ne costituisce solo una parte. Freud sottolinerà cosa indichi la parola inconscio: sia una parte della mente priva di coscienza, sia quella parte della mente dotata di caratteristiche speciali. Verranno invece definiti preconsci tutti quei processi mentali che hanno origine nell’inconscio, e che pur non essendo necessariamente coscienti diverranno ammissibili alla coscienza, superando quella barriera che Freud chiamerà censura.
Le principali caratteristiche dell’inconscio prese in esame evidenzieranno che: in esso non esiste nessun senso di contraddizione, infatti idee opposte possono coesistere pacificamente senza influenzarsi, la condensazione delle idee e lo spostamento delle cariche affettive da un’idea all’altra si verificano liberamente, l’inconscio non ha alcuna concezione del tempo e non ha alcun rapporto con l’esterno.
Nel 1916 Freud interruppe la serie per pubblicare un lavoro di carattere clinico, ma l’anno dopo ne uscì un altro di rilievo teorico “Supplemento metapsicologico alla teoria dei sogni”. Il saggio in questione non aggiungerà altro materiale alla teoria dei sogni che Freud aveva formulato diciassette anni prima, terrà però conto delle vedute metapsicologiche elaborate negli ultimi anni.
L’ultimo saggio della serie sarà “Lutto e melanconia”, le idee espresse in questo lavoro furono discusse alla Società di Vienna il 30 dicembre 1914, in occasione di un lavoro sulla melanconia letto da Tausk.
Freud metterà a confronto il lutto normale dalla depressione patologica, lavoro che rappresenterà un’estensione di quello effettuato da Abraham. Nel 1915 Freud aveva scritto un abbozzo del saggio e lo aveva inviato a Ferenczi perché lo recapitasse ad Abraham. Questi fece su di esso un lungo commento ma la chiusura delle frontiere tra Germania e Austria fece ritardare l’invio di parecchie settimane. Abraham insisteva sulla differenza psicologica tra nevrosi ossessiva e melanconia, e riteneva che sebbene il sadismo fosse notevole in entrambe, nella melanconia il fattore orale assumeva il ruolo che l’erotismo anale ha nella nevrosi ossessiva. La risposta di Freud fu la seguente: ”I suoi commenti sulla melanconia mi sono sembrati pregevolissimi ed ho incluso senza esitazione nel mio saggio ciò che m’è parso utile. Il punto degno di maggiore attenzione è la Sua osservazione sulla fase orale della libido, ma riporto anche l’associazione da Lei fatta tra lutto e melanconia. Mi rimane facile soddisfare la Sua richiesta di critiche: sono rimasto soddisfatto di tutto ciò che ha scritto. voglio solo ribadire due punti: che Lei non insiste a sufficienza sulla parte essenziale della mia ipotesi; cioè sulle considerazioni topografiche in esse contenute, sulla regressione della libido e l’abbandono delle cariche inconsce, e che mette invece in primo piano, come spiegazione conclusiva, il sadismo e l’erotismo anale. Sebbene Lei sia nel giusto, sfiora la vera spiegazione senza coglierla. Infatti l’erotismo anale, i complessi di castrazione, ecc., sono fonti ubiquitarie di eccitamento che devono comparire in qualunque quadro clinico, e che rientrano ora nell’uno ora nell’altro. Naturalmente abbiamo il compito di accettare cosa essi finiscono per determinare, ma la spiegazione dell’affezione può trovarsi solo nel meccanismo, considerato da un punto di vista dinamico, topografico ed economico”. 3
Freud espliciterà la distinzione tra una elaborazione normale lutto, dove il dolore e le altre manifestazioni si limitano alla reazione per la perdita dell’oggetto esterno, e la melanconia dove al contrario la persona ha l’impressione di una perdita di un qualche oggetto inconscio. Attraverso questo saggio il Maestro effettuerà il primo tentativo per risolvere il problema della mania, considerata come la rivalsa dell’Io narcisistico per essersi liberato dall’oggetto disprezzato ed odiato, che lo aveva sopraffatto durante la fase melanconica.

© Rossana Ceccarelli

Note:

1 Ernest Jones “Vita e opere di Freud, 2 gli anni della maturità 1901-1919” Il Saggiatore.
2 Ernest Jones “Vita e opere di Freud, 2. gli anni della maturità 1901-1919” Il Saggiatore. 
3 Ernest Jones “Vita e opere di Freud, 2 gli anni della maturità 1901-1919” Il Saggiatore.


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Notizie sull'Autore

Ceccarelli Rossana

La Dott.sa Rossana Ceccarelli è nata a Sora (FR) nel 1963. Testista Rorschach e psicoterapeuta di formazione micropsicoanalitica ha lavorato in un day Hospital psichiatrico dal 91 al 92 e quindi nel Servizio di Diagnosi e Cura dell'Ospedale di Frosinone. Ha svolto attività di ricerca dedicandosi in particolare allo studio psicodiagnostico di pazienti affetti da psoriasi e vitiligine e di pazienti sottoposti ad emodialisi.
Ha pubblicato lo studio "Day Hospital psichiatrico: l'intervento psicologico" sul Bollettino dell'Istituto Italiano di Micropsicoanalisi.

La Dott.ssa Rossana Ceccarelli si è spenta in Fiuggi il 18 settembre 2010.



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