Pillole di Psicoanalisi e Scienza

Pubblicato il 13 febbraio 2016 | di

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Monoamino ossidasi e vita fetale – breve comunicazione

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Verso la metà degli anni sessanta furoreggiava negli U.S.A. – e poco tempo dopo anche in Europa – l’uso sproposisitato delle “due pillole”, pubblicizzate su tutti i mezzi d’ informazione. Mi pare ricordare che anche uno dei primi celeberrimi films di James Bond ne esaltasse l’efficacia e certamente furono utilizzate a fini politici per alimentare l’immagine di potenza della ricerca biochimica americana. La pillola rossa, il cui colore si associa facilmente allo stato di eccitazione, era da assumersi al mattino, per potenziare il tono psicofisico generale e predisporlo a una sana attività, mentre la pasticca blu, il cui riferimento cromatico allo stato di quiete è palese, si doveva ingerire alla sera per assicurarsi un sonno profondo, ristoratore e senza incubi. La prima compressa era un Inibitore della Mono Amino Ossidasi (IMAO) mentre la seconda un barbiturico alquanto potente. In seguito a episodi quasi pandemici di crisi ipertensive e disordini cardiocircolatori provocati dalla pillola rossa e ondate di suicidi attivate dall’abuso di barbiturici, i due farmaci furono sostituiti dagli Antidepressivi di seconda generazione e dai sedativi non antipsicotici sempre più mirati. Archiviata la notizia nella mia memoria, non mi occupai più della momoamino ossidasi. Fino a quando non mi sono imbattuto nell’impressionante catalogo pubblicato da Giorgio Samorini delle sostanze vegetali, piante, radici, foglie, cespugli funghi e altro, che, se ingerite, inalate o comunque assorbite, sviluppano naturalmente la proprietà di neutralizzare la deaminizzazione ossidativa e produrre un effetto antidepressivo più o meno deciso. L’ultimo di questi organismi vegetali segnalato da Samorini è la menta piperita domestica. Sbalordito ed incuriosito anche dall’informazione, sempre fornita da G. Samorini, che la ricerca attiva degli Mao-i presenti nel vegetale è da ricondursi quasi sicuramente al Paleolitico Superiore, ma con ogni probabilità già pre-organizzata nel Neandertal Sapiens, ho iniziato a indagare sul fenomeno. Sicuramente esistono meccanismi filogenetici agenti in altri mammiferi da tempi immemorabili, che spingono l’Animale verso il mondo arboreo a procacciarsi erbe benefiche e stimolanti per il proprio organismo, ma questa risposta mi risultava incompleta. Riassumo in breve le informazioni che sono riuscito a raccogliere.

1°) Il blocco della aminazione ossidativa determina un aumento sia a livelli pre-sinaptici che sinaptici delle catecolamine e soprattutto della serotonina, indispensabile all’equilibrio umorale.

2°) Non è la circolazione sanguinea della madre, ma la placenta che realmente sintetizza la serotonina, per cui la serotonina è scaricata dalla placenta nella circolazione sanguinea fetale in cui può raggiungere il cervello fetale (A. Borrelli, D. Arduini, A. Cardone 2008)

3°) In caso di perturbazione, dovuta a un qualsiasi motivo, il feto urina nell’amnios, determinandone l’aumento volumetrico, che a sua volta agisce da stimolante per la placenta, che aumenta la produzione della serotonina, in un circuito virtuoso che ha come effetto di ristabilire l’equilibrio umorale del feto. Un circuito bio-psichico terapeutico che ha quindi come fine ultimo l’attenuazione o l’eliminazione dell’eccitazione distimica.

Non è solo la ricerca dell’effetto anti-depressivo che muove il Sapiens verso gli inibitori della MAO, ma anche, e forse soprattutto, il bisogno di ripristinare un contatto psico-affettivo inconscio molto profondo e indissolubile con l’immagine materna. Come scriveva Nicola Peluffo: ”La castrazione placentare è la prima esperienza catastrofica di perdita a cui l’essere umano è chiamato ad adattarsi”.

Naturalmente, i miei più sentiti ringraziamenti vanno a Giorgio Samorini e alla sua monumentale Opera.

Pier Luigi Bolmida ©


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Notizie sull'Autore

Bolmida Pierluigi

Pier Luigi Bolmida, Specialista in Psicologia Clinica e Patologica, Università Paris V, Formatore in Psicodiagnosi presso le A.A/S.S./L.L. della Regione Piemonte
Nel 1976, in occasione del suo Dottorato di ricerca, partecipa come rorschachista all'équipe della Clinica S.Anne de Paris diretta dal Prof.Pichot alla messa a punto dei Sali di Litio per la cura delle Depressioni Unipolari
Viene nominato nel 1984 presso le U.S.L. di Torino come Formatore Responsabile di tutte le Équipes per la diagnosi dei disturbi mentali e tossicodipendenze
Nel 1986 introduce ufficialmente l'uso del Test di Rorschach in Psichiatria forense, dove verrà regolarmente utilizzato nei casi di separazione legale, abusi e violenze su Adulti e Minori, e nella valutazione precoce del pericolo di Tossicomania in soggetti pre-adolescenti e adolescenti



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