(Estratto della relazione “L’allucinazione amorosa” presentata al Congresso “Follie d’amore – Psicopatologia della vita amorosa” tenutosi a Capo d’Orlando il 13-14 Ottobre 2017)

L’Amore, la follia dell’Amore, le sue conseguenze in termini di impegno delle risorse pulsionali, di sofferenza, a volte di pregiudizio per la vita come nello chagrin d’amour, sono impegno quotidiano del lavoro dello psicoanalista; d’altra parte, come sappiamo, noi psicoanalisti non ci occupiamo che di sessualità, aggressività e sogno, le basi dell’amore, come Shakespeare ci ha mostrato nelle sue Tragedie.

Fiumi di lacrime vengono versati in ogni psicoanalisi nel descrivere le traversie amorose che, quando non si leghino a dinamiche manifestamente e sistematicamente sado-masochistiche, descrivono quanto meno vissuti di incomprensione, di mancata corresponsione, di rifiuto, di rigetto. Ma cosa è l’amore?

Definizione

L’amore, nei suoi due aspetti di sentimento e sessualità, è essenzialmente l’espressione del bisogno dell’essere umano di mitigare la sua solitudine primigenia. 

Dal punto di vista inconscio il suo scopo essenziale è quello di realizzare un contatto che porti alla realizzazione di una vera e propria fusione psicobiologica con un altro individuo. La nostra esistenza risulta, non bisogna dimenticarlo, da una fusione originaria avvenuta tra l’ovulo materno e lo spermatozoo paterno che danno origine ad un progetto vitale effimero che ha, in fondo, l’unico scopo di eternare il patrimonio genetico con una successiva unione che dia luogo alla costruzione di un nuovo individuo. Amiamo per sfuggire al vuoto da cui proveniamo e verso cui siamo inesorabilmente attratti. Ed amiamo nel tentativo di ripristinare quella situazione di aggregazione che, quasi sfidando le leggi della natura, permette all’ovulo fecondato, portatore di materiale genetico incompatibile con il sistema di immunosorveglianza materno, di proseguire il suo accrescimento.Così scrivevo in un mio saggio del 2003. 1
E mettevo l’evidenziatore su un altro aspetto, cioè sui connotati allucinatori/proiettivi dell’amore.

Il rapporto amoroso, come qualsiasi altro rapporto psichico, è essenzialmente regolato da un rapporto inconscio tra faccette iconiche attivate nei soggetti coinvolti nella relazione amorosa. Possiamo immaginare quest’ultima non come un rapporto tra A e B (i due soggetti in amore) ma come un rapporto mediato dall’interposizione, tra A e B, di una serie di sfaccettature dell’Immagine, costituite dalle imago entrate a far parte del materiale iconico genealogico, provenienti dal corredo iconico filogenetico, che sono attive nella loro mente e che agiscono come una sorta di satellite di comunicazione tra la stazione A e quella B.

L’allucinazione amorosa

La nostra vita deriva da un mix assolutamente casuale di circostanze che conducono i due genitori all’unione sessuale. Se certamente da un punto di vista somatico e genetico noi siamo figli delle due persone che si sono unite sessualmente ed hanno messo a disposizione i loro gameti per l’impresa, da un punto di vista psichico di chi siamo figli?

Pensiamo all’istante costituito da un coito tra soggetti potenzialmente fecondi. Nel delirio sociale possiamo credere che questa unione di sensi sia spesa sotto il dominio di un amore incondizionato.

Il materiale di seduta ci mostra, invece, in modo assolutamente incontrovertibile, che il gioco delle fantasie, che fanno da supporto all’eccitazione erotica è un caleidoscopio incontrollabile.

Ma se potessimo realizzare un concentrato iconico della massa dell’attività fantasmatica sincrona all’atto sessuale otterremmo due immagini ben delineate: Lei fa realmente l’amore con l’oggetto della sua fissazione edipica, Lui altrettanto.

A volte mi diverto (si fa per dire) a riflettere in seduta: “Di chi è figlio, da un punto di vista psichico, questo essere umano? – non già dei suoi genitori biologici, bensì delle imago incestuose che sono state reinvestirte nel rapporto consumato.

Cioè, io, figlio di mio padre biologico Y e di mia madre biologica X, sono in realtà figlio psichicamente di YY (padre di X) e di XX (madre di Y) (sempre che queste siano state le reali fissazioni incestuose).

Nel corso della professione mi ero familiarizzato a questo continuo processo proiettivo ma non avevo ancora compreso da dove originasse e per quale motivo si fosse strutturato come costante immaginativa della specie.

Ora credo di aver compreso l’esatta sequenza.

Il fatto è che in natura se un comportamento, uno schema d’azione, per quanto semplice o complesso esso sia, determina un’aggiustamento favorevole esso tende ad essere ripercorso e dunque rinforzato.

Gli studi di Nicola Peluffo

Gli studi di Nicola Peluffo sulla reazione di facilitazione-rigetto psichica nel rapporto psicobiologico madre-feto sono ormai unanimemente accettati da chi ha una sufficiente base di strumenti cognitivi. Sembra essere la mia una vis polemica, ma voglio ricordare che quando con mia somma sorpresa fui invitato a Parma al Congresso “L’ESPERIENZA PRENATALE: tra neuroscienze, medicina, psicologia ed educazione” nel non lontanissimo maggio 2008 con la Relazione: “L’epopea intrauterina come attivatore dello psichismo umano: vita fetale e destino psicobiologico”, una professoressa ordinaria di psicologia sociale letteralmente impedì la conclusione della mia relazione, evidentemente angosciata, dicendo che non si poteva considerare il feto un essere umano, provocando la reazione sbigottita dell’intera platea che evidentemente ne sapeva già più di lei.

Avevo impiegato anni di studi nel rintracciare la letteratura medica che in qualche modo comprovasse le basi biologiche coerenti con la rivoluzionaria ipotesi di Peluffo, il quale già nel lontano 1974 aveva citato i lavori di Alan E. Beer e R. E. Billingham che in un articolo intitolato: “L’embrione come trapianto” cercavano di dimostrare come il feto possa essere considerato come un allotrapianto (aggressivo) in tutti gli stadi della sua esistenza. 2

Beer e Billingham giunsero alla conclusione che l’utero non possa essere considerato una sede privilegiata per un trapianto di un modello di embrione ed ipotizzarono che la risposta immunitaria materna venga bloccata o annullata da qualche meccanismo associato con il feto.

Potete immaginare la mia gioia quando venni a conoscenza delle ricerche di Zoltan Fehervari e Shimon Sakaguchi sui linfociti T regolatori (T reg): Le loro ricerche indicavano un ruolo protettivo dei T reg durante la gravidanza. 3

Ogni gravidanza è inevitabilmente una sfida alle difese immunitarie della madre. Poiché il feto eredita metà dei geni dal padre, per metà è geneticamente distinto dalla madre, e rappresenta, in sostanza, un trapianto d’organo. AIl’interno del trofoblasto, il tessuto placentare che attacca il feto alla parete uterina, una serie di meccanismi assicura al feto una certa protezione da quello che, altrimenti, sarebbe un rigetto d’organo. II trofoblasto non solo è una barriera fisica contro probabili invasori presenti nel sangue della madre, ma produce anche molecole immunosoppressive.

Anche il sistema immunitario della madre subisce qualche modifica.

Conferme biologiche

Una conferma più diretta venne dagli esperimenti condotti all’Università di Cambridge, dove Alexander Betz e colleghi dimostrarono che nei topi, durante la gravidanza, aumenta il numero di linfociti T regolatori nella madre. Al contrario, provocare l’assenza di T reg porta a un rigetto del feto caratterizzato da una massiccia infiltrazione di cellule immunitarie attraverso i confini madre-feto. 4
E vi porto ancora la recente scoperta – realizzata da un gruppo di ricercatori del Singapore Immunology Network e illustrata su “Nature”, in cui Florent Ginhoux e colleghi hanno studiato campioni di tessuti provenienti – in seguito a un’interruzione di gravidanza – da 96 feti giunti al secondo trimestre (dalle 14 alle 22 settimane di gestazione), alla ricerca di possibili segni di attivazione del sistema immunitario in risposta alla vasta gamma di molecole (tra cui microbi e particelle di sostanze nutritizie) a cui è esposto il feto in sviluppo. 5

L’analisi dei campioni ha messo in evidenza la presenza di cellule immunologicamente attive.

Tuttavia, quando i ricercatori hanno esposto in provetta le cellule dendritiche fetali a vari antigeni, queste si sono comportate in modo opposto a quello tipico delle cellule dendritiche dell’adulto; hanno stimolato l’attività di un sottoinsieme di cellule T – le cellule T regolatrici o Treg – che servono a smorzare la risposta immunitaria. E’ molto probabile che questa risposta sia legata all’apprendimento da parte del sistema immunitario di una tolleranza verso il sé, ossia verso il proprio organismo. Credo che a sentire questa frase Nicola Peluffo, che negli ultimissimi anni della sua vita aveva iniziato a dirci che secondo lui il feto tentava di divenire un clone della madre, sarebbe saltato  oggi sulla sedia.

In un altro articolo pubblicato sulla rivista “Nature” a firma di un gruppo di ricercatori del Cincinnati Children’s Hospital Medical Center, da Sing Sing Way & C. si afferma:

Abbiamo dimostrato in modo definitivo che queste cellule regolatorie possono formarsi una memoria immunologica. Queste caratteristiche di memoria che si evidenziano nella gravidanza chiariscono per quale motivo le complicazioni risultino ridotte nella seconda gravidanza rispetto alla prima, sempre con lo stesso padre, e in termini più generali consentono una migliore comprensione dell’equilibrio tra stimolazione e soppressione immunitaria nella prevenzione delle malattie autoimmuni”. 6

La fantasia del Gemello

Noi psicoanalisti usiamo i nostri strumenti, ne abbiamo diritto, e ci chiediamo se in questa memoria entrino anche i fantasmi di facilitazione-rigetto sviluppati nella madre.
Non la faccio lunga su questi importantissimi riscontri biologici, perché vi starete chiedendo: “Ma cosa c’entra tutto questo con l’amore?”
Vi ricordo, però che nel suo lavoro Peluffo aveva esposto dettagliatamente quella che lui definì come “la costruzione del gemello psichico”.

L’Immagine è il gemello psichico dell’oggetto – scriveva Peluffo – L’oggetto si forma tramite una corrente espressiva non solo rappresentazionale ma anche affettiva, esteriorizzata per proiezione sino ad incontrare una corrente opposta proveniente dall’esterno.

L’elaborazione dell’incontro delle due correnti ritorna sul soggetto tramite i processi di assimilazione ed accomodamento e, per introiezione, lo modifica

Ho bisogno di rileggervi ancora una volta, lentamente, la presente frase poiché è assolutamente dirimente: “L’Immagine è il gemello psichico dell’oggetto – scriveva Peluffo – L’oggetto si forma tramite una corrente espressiva non solo rappresentazionale ma anche affettiva, esteriorizzata per proiezione sino ad incontrare una corrente opposta proveniente dall’esterno.

 – Una corrente proiettiva, sottolineo io -.

L’elaborazione dell’incontro delle due correnti ritorna sul soggetto tramite i processi di assimilazione ed accomodamento e, per introiezione, lo modifica”.
Come ci ricorda Daniela Marenco, “Per fantasma del gemello psichico si intende il tentativo inconscio di mantenere in sé un duplicato fantasmatico di sé stessi come pene della madre, vale a dire la conservazione di un vissuto che ha le sue radici nelle prime esperienze e strutturazioni pulsionali intrauterine”.
E’ grazie a questo incontro-scontro di fantasie proiettive materne e fetali che si mantiene un equilibrio somato-psichico tale da garantire il proseguimento del tentativo vitale gestazionale. Ho compreso oggi cosa si intende davvero quando da anni diciamo: “La proiezione è primaria e vitale”. Questo è dunque il prototipo della reazione difensiva che sta alla base della Relazione.
Gli amori fusionali ne sono un esempio concreto: essi in realtà si strutturano in utero e sono inscindibili: continuano a sussistere per il resto dell’esistenza anche se mascherati dalle sovrastrutture e dai tentativi successivi.

La triste sequela degli amori falliti risiede nel fatto che i soggetti impossibilitati a coronare il loro sogno d’amore sono in realtà fusi e compenetrati con una Imago inconscia senza nemmeno saperlo, potremmo dire che hanno un nucleo di fissazione al gemello psichico. E da questo punto di vista è quasi impossibile che arrivino mai alla relazione d’oggetto.
Ecco dunque perché l’allucinazione amorosa è così frequente e diremo necessaria, almeno nei primi periodi di avvicinamento all’Oggetto.

Conclusioni

la spinta istintuale al contatto, alla fusione, alla compenetrazione, deve vincere difatti un’altra spinta, di segno contrario, inscritta in ogni organismo: la battaglia con l’Altro o l’avversario che si manifesta nelle reazioni che tendono a mantenere l’integrità e l’unicità della struttura somato-psichica: la fagocitosi e il rigetto. (Peluffo, 1973) L’interazione inconscia che esiste tra le persone fa si che esista nel profondo di ognuno di noi la spinta all’eliminazione dell’avversario, e molto spesso il partner assume inconsciamente i connotati dell’avversario.
Dunque la massiccia attività proiettiva che si sviluppa nelle fasi dell’aurora dell’amore esplicitata nella frase frequentissima “E’ come se ti conoscessi da sempre”, sono necessarie per sedare il rigetto. Un proverbio di comune saggezza dice: “Chi si somiglia, si piglia”. E questo è il ruolo della proiezione: renderci somiglianti, se non a noi, ad un prototipo precedentemente assimilato.
Riscontri importanti ci arrivano anche dalla biologia: In uno studio effettuato su un campione di oltre 800 coppie, a cura di Benjamin W. Domingue e Colleghi dell’Università del Colorado, pubblicato in “Proceedings of the National Academy of Sciences”, i ricercatori hanno battezzando il fenomeno come “accoppiamento assortativo sull’intero genoma”. In biologia, si parla di accoppiamento assortativo quando all’interno di una popolazione data la scelta del partner risulti non essere casuale: gli individui tendono a scegliere persone uguali a sé (omogamia) oppure molto differenti da sé (eterogamia): in questo caso, aggiungo io, scatta la difesa contro le pulsioni incestuose.

Domingue e colleghi hanno raccolto i genomi di 825 coppie sposate statunitensi e hanno analizzato 1,7 milioni di polimorfismi di singolo nucleotide, cioè di mutazioni a carico di singoli geni. Dall’analisi statistica è emerso che i due partner di una coppia sono geneticamente più simili tra loro di due persone scelte a caso. 7

E’ per questa ragione che il soggetto profondamente analizzato, che ha ridotto, per quanto possibile, la sua attività proiettiva, non ha bisogno, o ha meno bisogno dell’allucinazione amorosa, dei suoi tormenti, delle sue fantasie persecutorie, e a volte sembra tiepido e freddo. In realtà, paradossalmente, potendo raggiungere l’Oggetto, è il solo a poter amare.

Note:

1 – Quirino Zangrilli, Se questo è amore Psicoanalisi e Scienza, 2003 torna su!

2 –  Beer A. E. e Billingham R.E., L’embrione come trapianto, in Le Scienze, n. 7, Milano 1974. torna su!

3 –  Zoltan Fehervari e Shimon Sakaguchi, I peacekeeper del sistema immunitario, Le Scienze, dicembre 2006.  torna su!

4 – Trowsdale J1, Betz AG. – Mother’s little helpers: mechanisms of maternal-fetal tolerance. Nature Immunol. 2006 Mar;7(3):241-6. torna su!

5 – Florent Ginhoux e C. – Human fetal dendritic cells promote prenatal T-cell Immune suppression through arginase-2 – Nature,  giugno 2017. torna su!

6 –  Jiang TT, Chaturvedi V, Ertelt JM, Kinder JM, Clark DR, Valent AM, Xin L, Way SS. Regulatory T cells: new keys for further unlocking the enigma of fetal tolerance and pregnancy complications. J Immunol. 2014 Jun 1;192(11):4949-56. doi: 10.4049/jimmunol.1400498. Review. PubMed PMID: 24837152; PubMed Central PMCID: PMC4030688. torna su!

7 – Genetic and educational assortative mating among US adults – Benjamin W. Dominguea,, Jason Fletcherb,c,d, Dalton Conleye, and Jason D. Boardmana – Proceedings of the National Academy of Sciences,  16 Aprile 2014. torna su!

Bibliografia:

– Beer A. E. e Billingham R.E., L’embrione come trapianto, in Le Scienze, n. 7, Milano 1974.

– Haig, D. (1995) Prenatal power plays. Natural History 104(12): 39.

– David Haig, Genetic conflicts in human pregnancy, the quarterly review of biology, volume 68, no. 4, december 1993.

– Haig, D. (2000) Genomic imprinting, sex-biased dispersal, and social behavior. In Evolutionary Perspectives on Human Reproductive Behavior, D. LeCroy and P. Moller (eds.) Annals of the New York Academy of Sciences907: 149-163.

– Haig, D. (1996) Placental hormones, genomic imprinting, and maternal—fetal communication. Journal of Evolutionary Biology 9: 357-380.

– Haig, D. (1996) Altercation of generations: genetic conflicts of pregnancy. American Journal of Reproductive Immunology 35: 226-232.

– Haig, D. (1993) Genetic conflicts in human pregnancy. Quarterly Review of Biology 68: 495-532.

– Haig, D. (1992) Intragenomic conflict and the evolution of eusociality. Journal of Theoretical Biology 156: 401-403.

– Haig, D. (1992) Genomic imprinting and the theory of parent-offspring conflict. Seminars in Developmental Biology 3: 153-160.

– Haig, D. & Grafen, A. (1991) Genetic scrambling as a defence against meiotic drive. Journal of Theoretical Biology 153: 531-558.

– Haig, D. & Graham, C. (1991) Genomic imprinting and the strange case of the insulin-like growth factor-II receptor. Cell 64: 1045-1046.

– Moore, T. & Haig, D. (1991) Genomic imprinting in mammalian development: a parental tug-of-war. Trends in Genetics 7: 45-49.

– Wilkins, J. F. & Haig, D. (2003) What good is genomic imprinting: the function of parent-specific gene expression. Nature Reviews Genetics 4: 359-368.

– Wilkins, J. F. & Haig, D. (2003) Inbreeding, maternal care, and genomic imprinting. Journal of Theoretical Biology 221: 559-564.

– Zoltan Fehervari e Shimon Sakaguchi, I peacekeeper del sistema immunitario, Le Scienze, dicembre 2006.

 

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Le basi proiettive dell'amore
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il soggetto profondamente analizzato, che ha ridotto, per quanto possibile, la sua attività proiettiva, non ha bisogno, o ha meno bisogno dell’allucinazione amorosa, dei suoi tormenti, delle sue fantasie persecutorie, e a volte sembra tiepido e freddo. In realtà, paradossalmente, potendo raggiungere l’Oggetto, è il solo a poter amare.
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