Psicodiagnostica Diagnosi della nevrosi d'angoscia

Pubblicato il 13 gennaio 2014 | di

Diagnosi della Nevrosi d’Angoscia

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Diagnosi della Nevrosi d’Angoscia,
Ovvero: Gli attacchi di panico, stolidamente descritti come “Il Male Moderno”

Troviamo sempre lo spavento in fondo a noi stessi. Basta cercare alla profondità sufficiente.

La condizione umana ( La Condition humaine) di André Malraux, Gallimard,1933

Incipit Notturno  

nevrosi_angosciaÈ ormai chiaro per tutte le Discipline come l’espressività sensorio–motoria originaria, basata sull’istinto e sull’ insieme di reazioni elettro-biochimiche ereditate dalla filogenesi animale, si mantiene globalmente negli strati più profondi dell’Inconscio e soltanto quando viene organizzata nel sistema della Percezione-Coscienza, assumendo così una forma rappresentativa linguistica, riconoscibile e trasmissibile, si trasforma in pensiero. «In quest’ottica, tutta l’evoluzione della specie si può riassumere in un’unica traiettoria, che congiunge e trasforma il movimento in Parola» (1).

Lo studio delle pittografie rupestri ha dimostrato ormai da anni come si possano suddividere i messaggi istoriati in vari ordini e livelli d’informazioni, ognuno dei quali si distribuisce e si specifica in rapporto a determinati aspetti della vita quotidiana. Da una parte, infatti, le incisioni rupestri costituiscono un primordiale codice legislativo che prescrive le norme comportamentali da adottare ai fini della conquista di Sesso, Cibo e Territorio (Anati). Pare definitivamente accertato che le funzioni logiche e razionali si siano costituite attraverso la graduale rinuncia all’eredità pulsionale (o istintuale) e sul progressivo riconoscimento di obbligazioni reciproche, di vincoli individuali e doveri collettivi che vengono formalizzati in prescrizioni figurative condivise e tramandabili.

Nei petrogrammi tuttavia, si manifesta anche l’intero universo dei sogni, degli spiriti, delle ombre, dei defunti e degli antenati, perciò oggi noi sappiamo che gli esseri umani sono stati interessati al sogno sin dalla preistoria. Anzi possiamo affermare che una delle esigenze fondamentali che ha spinto i nostri progenitori arcaici a costruire sistemi sempre più complessi di linguaggio, figurativo e parlato, sia proprio stata quella di trovare il sistema per “raccontare” a se stessi e ai membri del Clan i residui mnestici della propria produzione onirica. Per esempio, già da tempo gli uomini preistorici sognavano i morti che seguitavano ad agire come da vivi, creando notevole angoscia e  confusione.

Questa operazione d’individuazione dei due mondi paralleli e coesistenti ha contemplato uno sforzo psichico d’immane grandezza che ha richiesto millenni per essere completata.

In sintesi, si può sostenere che assistiamo a uno sforzo attivo, che implica l’impiego di tempo, energie, tecnologie e materiali, compiuto dall’ antenato preistorico al fine di operare un’incessante distinzione tra le raffigurazioni che riguardano la vita quotidiana e quelle che riguardano la vita onirica. È stato anche il tempo in cui sono iniziate le sepolture: già il Pre-Sapiens (da 150.000 a 100.000 a.C.) aveva adottato l’uso di seppellire (o mangiare) i suoi morti e da tali abitudini rituali, per opera del Sapiens S. si sono sviluppate le molteplici usanze di sepoltura e le teorie del viaggio dopo la morte, la sopravvivenza delle anime e tutta quella filosofia mistico-religiosa che ancora oggi la maggior parte della popolazione mondiale pratica.

A questo punto si sono evidenziati due distinti ordini e livelli di Realtà che operano all’interno dell’attività psichica dell’uomo primevo: il primo, relativo al mondo naturale e ambientale, strettamente connesso con la percezione, l’osservazione, la memoria, la logica e la coscienza, è saldamente ancorato allo spazio/tempo in cui si svolgono le azioni considerate. Il secondo invece, è più intimamente connesso con le esperienze fantastiche e sovrannaturali che si compiono durante gli itinerari e le avventure oniriche, che si depositano all’interno dello spazio/tempo discontinuo ed indefinibile del mondo dei Sogni, degli Antenati e degli Spiriti.

In seguito, per ognuno di questi due ordini e livelli di Realtà l’evoluzione viene a costruire una dualità di forme di linguaggio tipiche e peculiari: parole e immagini ben strutturate con significati univoci ed inconfondibili per segnalare gli elementi della natura, gli animali, se stessi nella duplicità della configurazione sessuale, le abitazioni, le varie azioni di guerra e di caccia, gli strumenti atti ad operare tali azioni, per apprendere, esprimere e comunicare il Tangibile. Significanti indeterminati, semiliquidi, reversibili, talora misteriosi e prodigiosi, sovraccarichi di eccitazione superstiziosa, sensazioni mistiche ed emozioni contrastanti per rappresentare l’Immaginario, trascendente e sovraumano, connesso al sogno. Si costituisce in tal modo una duplice Semiotica, ognuna con le proprie regole grammaticali, strutture semantiche e fondamenti di sintassi per coniare rappresentazioni figurali e verbali atte a fissare e trasmettere il significato delle fluttuazioni che avvengono all’interno dei vari stati psicobiologici che contraddistinguono la Coscienza.

È grazie a questo incessante lavorìo di separazione-cernita degli elementi reali da quelli immaginari, che è stato possibile verificare, in un arco di tempo millenario, come durante lo sviluppo della sessualità e dell’aggressività, che si svolge in stadi successivi, insiemi di esperienze traumatiche specifiche contribuiscano a creare particolari nuclei di fissazione, che producono desideri che rimangono bloccati (rimossi) nell’Inconscio e diventano elementi di tensione. Il sogno cerca continuamente di abbassare il livello di tale tensione, utilizzando elementi della vita quotidiana per trovare un via di sfogo che eluda gli ostacoli costituiti da tali blocchi. In altri termini, l’Inconscio memorizza vissuti aggressivi e sessuali di origine utero-infantile e filogenetica, li elabora e ne trasmette frammenti nel preconscio sotto forma di resti notturni. L’ informazione onirica viene quindi trattata nel preconscio secondo i processi che contraddistinguono il sistema secondario, che la trasforma in pensieri, sentimenti, emozioni e comportamenti per esprimere, in modo più o meno recondito e camuffato, una particella di memoria smarrita e la dinamica del desiderio che essa include (complesso). È proprio in questo senso che la psicoanalisi considera il sogno come il prodotto di un’intensa operazione psichica inconscia, il cui scopo è riattivare e realizzare in forma allucinatoria desideri aggressivi e sessuali rimossi, al fine di ricondurre il livello di eccitazione a uno stato di quiete.

In aggiunta, come ognuno ha potuto sperimentare saltuariamente durante l’infanzia, non esistono soltanto i bei sogni o i sogni d’angoscia: l’attività onirica è disseminata, con intensità e frequenza variabili, da produzioni d’immagini terrorizzanti, che provocano l’interruzione del Sonno-Sogno costringendo la fuga nel risveglio, spesso caratterizzato da sensazioni dolorose di natura somatica. In questo senso, il brusco destarsi dal ”pavor nocturnus” costituisce l’esatto movimento antagonista dello svenimento durante la vita di veglia: in entrambi i casi si aprono vie di evasione, che favoriscono l’improvviso transito da uno stato di coscienza all’altro, a scopo difensivo. Per costruire una Scienza generale della Comunicazione è pertanto necessario inserire un terzo ordine di funzionamento intrapsichico, relativo alla semiotica dell’ Incubo, che interagisce costantemente con gli altri livelli appena descritti e ne modifica la coerenza, immettendo informazioni discordanti e dissonanti e creando nessi illogici e paradossali tra significanti e significati.

Gli Attacchi di Panico

Come appena illustrato:«Nel pittogramma si fissano, si concentrano e si conservano le caratteristiche raffigurative degli eventi che hanno perturbato l’equilibrio affettivo profondo del gruppo» (2).

Le rappresentazioni visive di tali vicende, per lo più altamente drammatiche, vengono incise collateralmente, sia nella memoria profonda della specie, sia sui molteplici supporti dell’Arte Rupestre, creando in tal modo i parametri di un linguaggio indipendente e auto riferito, non evidentemente organizzato e dunque caotico, che pervade come un “disturbo di segnale” l’intera comunicazione. Si evidenzia in tal modo come l’essere umano abbia dapprima costruito il linguaggio dell’Animale, durato per decine di millenni, poi abbia imparato a formulare discorsi sempre più complessi su se stesso, i propri sogni, le proprie fantasie e desideri, e in parallelo abbia coniato le immagini dell’orrore e le parole paradossali e incongrue per illustrare l’Incubo, che ripropone il Trauma che ha lesionato l’organizzazione psicobiologica del Clan.

In quest’ottica, diventa indispensabile e irrinunciabile specificare i fondamenti del concetto di “angoscia” all’interno del glossario umano.

La diagnostica differenziale tra distinti fenomeni psichici, quali la paura, l’ansia e l’angoscia è relativamente recente, risale, infatti, alla fine del XIX secolo, e a tutt’oggi crea ancora una notevole confusione nella popolazione non specializzata in materia. In forma molto schematica, possiamo osservare come i primi due termini si riferiscano a comportamenti provenienti direttamente dalla programmazione filogenetica animale. Il primo, relativo alla paura, si basa su movimenti organizzati di fuga, difesa e attacco in presenza di un pericolo esterno reale, movimenti istintuali che sono sempre e comunque riconducibili sotto il diretto controllo del Sistema Nervoso Centrale. La seconda manifestazione, l’ansia, è contraddistinta da intense e massicce scariche d’ordine para-ortosimpatico (tremori, pallori, abbassamento della vista, aumento del ritmo cardiaco, sudorazione e salivazione alterate, modifiche della densità e composizione ematica, ecc.) che possono giungere fino allo svenimento, e in alcuni casi alla morte per infarto, attivate dall’incombenza di un pericolo esterno imminente da cui non si può sfuggire né difendersi per svariati motivi: ogni animale, anche eterotermo, se costretto a subire una minaccia da cui non può districarsi né proteggersi, perché ferito, accerchiato o fisicamente imprigionato, cortocircuita il funzionamento cerebrale e sviluppa ansia, cioè sintomi di reazioni neurovegetative prestabilite dal sistema Para-Ortosimpatico (gangli, plessi e riflessi spinali), come estrema risposta difensiva prima della morte. L’ansia costituisce quindi uno stato potenziato di paura, che degrada la reazione protettiva, poiché nessuna risposta organizzata è possibile: né la fuga, né l’attacco, né la difesa (3).

Mentre i due processi della paura e dell’ansia, con le loro reazioni neurovegetative preorganizzate, ricollegano la Specie alla filogenesi animale, il terzo fenomeno considerato è prettamente umano e di natura squisitamente intrapsichica, e quindi intimamente collegato con il linguaggio. In effetti, il vocabolo “angoscia” delimita un particolare stato d’animo, caratterizzato da sensazioni di costrizione, oppressione e da altre manifestazioni riflessologiche più o meno intense, che si potenzia in attesa di un avvenimento catastrofico che non esiste nella realtà attuale, ma che si teme possa accadere, e paradossalmente nemmeno si conosce. Si tratta pertanto di una minaccia priva di una qualsiasi rappresentazione oggettivabile che provoca, mantiene e alimenta uno stato di eccitazione dolorosa costante e mette a repentaglio l’intera organizzazione somato-psichica: una sorta di dannosa vibrazione che sottintende il timore di un pericolo non identificabile ma devastante nei suoi effetti. L’angoscia in apparenza assume un carattere anticipatorio e preparatorio a una sciagura a venire ma in verità realizza un fenomeno di ripetizione automatica e involontaria di un evento sconvolgente, già accaduto ma precluso alla memoria e alla coscienza. Clinicamente, la strategia difensiva più frequentemente adottata per contrastare e attenuare gli esiti dell’angoscia improvvisa, oltre al diffuso ed imponente ricorso a sostanze inebrianti o stupefacenti, è costituita dal meccanismo di spostamento, all’interno del quale gruppi di rappresentazioni preconscie sono coinvolti nella costruzione di entità o situazioni più o meno raccapriccianti, il cui unico scopo è quello di trasformare l’angoscia senza volto, prima che essa superi ogni barriera difensiva in modo irreversibile, in sensazioni di paura riconoscibile, dalla quale ci si possa difendere tramite l’evitamento, cioè l’attivazione di condotte giudicate coerenti ed adeguate per eludere il pericolo. Ad esempio, il soggetto evita di prendere l’aereo o salire in ascensore, di attraversare un tunnel, di avvicinarsi a certi animali e così via, per non essere assalito da una paura incontrollabile. Tali strategie sono comunque destinate a fallire, in quanto le raffigurazioni così create fungono solo da schermo, illusoriamente protettivo, e l’angoscia è destinata a riapparire, talvolta sotto altra forma, in una cascata di eterogenee recidive.

In sintesi, possiamo affermare che l’apparato psichico crea, principalmente durante l’attività onirica, un movimento difensivo che sposta l’eccesso di tensione dall’interno verso la rappresentabilità esterna, per cui l’eccitazione rimane in tal modo vincolata. Il risultato dell’operazione è la costruzione di un sintomo attorno al quale si scatena il panico, la cui scarica in qualche minuto diseccita il sistema.

Eziologia

D. Anzieu fu un celebre psicoanalista francese degli anni 70 e 80. Divenne internazionalmente famoso in seguito alla pubblicazione del suo saggio intitolato“Le Moi-peau” (L’Io pelle) in cui illustrava gli abissi sadico-masochistici che perseguitavano un suo paziente, ricavandone  un’interessante teorizzazione sulle funzioni relazionali ed espressive della pelle, in particolar modo riguardo alla trasmissione e diseccitazione dell’angoscia effettuate dal rivestimento esterno del corpo (4).

In realtà Anzieu non fu proprio uno psicoanalista icastico ed innovatore (5), come nessun Francese lo fu, dato che S. Freud venne sempre considerato un provinciale allievo austriaco del grande Maestro J. M. Charcot. Inoltre, a S. Freud venne sempre preferito il più illustre e titolato Pierre Janet, i cui studi sulle memorie traumatiche in relazione alla psicopatologia sono tuttora considerati come i fondamenti della Psicologia Clinica e Dinamica moderna, disciplina in cui effettivamente i Francesi per secoli svettarono sul mondo, ergendosi a modello scientifico (6).

D. Anzieu fu comunque un eccellente clinico e psicopatologo, che per primo formulò l’ipotesi di una stretta relazione che sarebbe intercorsa tra le manifestazioni dell’angoscia acuta diurna e gli scompensi psicosomatici intrinseci all’Incubo. Relazione che tenterò ora di teorizzare e verificare.

In questa dimensione di ricerca, è possibile sostenere che l’angoscia che connota l’attacco di panico trae origine dallo sconvolgimento incubico. Ricordo, a fini esplicativi, che l’incubo rappresenta un’eccentricità dell’attività Sonno-Sogno, dato che si manifesta nel corso dei cicli di Sonno Lento (Sleep Terrors in Slow Wave Sleep), che neurofisiologicamente non sono  adibiti a produrre e conservare i sogni:  le onde cerebrali delta si fanno più  lente e profonde, pulsazioni e respiro scendono a un livello che è quasi la metà di quello normale della veglia. Diventa molto difficile destarsi. Il tono cerebrale si riduce. È in questi momenti che i bambini, piccoli e grandi, spesso bagnano il letto. Nei soggetti predisposti si manifestano gli episodi di sonnambulismo, qualcuno parla nel sonno. Già nel 1963, a proposito dei fattori costituzionali della Nevrosi d’Angoscia, Goldstein e Palmier avevano riscontrato come una produzione incubica superiore alla media durante le prime fasi di sviluppo ontogenetico extra-uterino, costituisse uno dei principali fattori di predisposizione per l’organizzazione dell’angoscia patologica. In tali soggetti si sono registrati in seguito segni elettroencefalografici di alcune irregolarità del ritmo alfa, che è il ritmo del distacco dalla realtà esterna. Coincide col rilassamento e il calo dell’attività cerebrale durante i cicli di sonno Lento. Tale stato (frequenza ca. 8-13 hertz )  promuove, facilita e accelera il processo di autocontrollo interiore e il pensiero creativo, e riesce ad avere una buona influenza sul funzionamento del tono vago-simpatico: atipie del ritmo alfa faciliterebbero quindi nei bambini uno scarso dominio di sé e una predisposizione a patologie neurovegetative e agli assalti dell’angoscia.

In sintesi, l’apparato psichico crea, principalmente nel corso di questa specifica fase onirica, un movimento difensivo che trasferisce l’eccedenza di tensione traumatica dall’interno verso la rappresentabilità esterna dell’eccitazione, che viene in tal modo vincolata e tradotta in figure, forme, oggetti e contesti che, per quanto orripilanti, comunque risultano identificabili e possono in tal modo essere raccontati, trasmessi e condivisi, e di conseguenza in una certa misura controllati. Lo scopo precipuo dell’incubo, oltre a quello di permettere la fuga da tali contenuti orrifici tramite il risveglio, è proprio quello di essere inserito nel processo linguistico, attenuandone il terrore.

Tuttavia, le situazioni spaventose così ingenerate di notte durante il 3° e 4° stadio del Sonno Lento (SWS) peculiari dell’incubo, non sempre possono essere completamente elaborate dal lavoro onirico e di conseguenza non sono ricordate al risveglio, probabilmente a causa dell’ abbassamento dell’attivazione corticale. Vale a dire che nel 9-10% dei casi di bambini affetti da pavor nocturnus,  l’incubo non esaurisce totalmente la sollecitazione traumatica e un quantum d’eccitamento, prevalentemente composto da spinte sadico-masochistiche disaggregate, resta libero di circolare all’interno del sistema. Ciò che rimane come avanzo di tensione residuale è inserito per scissione- spostamento direttamente nel Preconscio, sotto forma di sollecitazione dolorosa che cerca una propria rappresentabilità per scaricarsi . Tali reliquati notturni s’infiltrano e permangono nell’attività diurna, sotto forma di rappresentazioni e di affetti paurosi, che creano in tal modo un vero e proprio linguaggio dell’angoscia, ovviamente caotico e disorganizzato, interferiscono con lo stato di vigilanza e perturbano la Coscienza, aggredendola tramite veri e propri assalti angosciosi.

In qualunque modo, la richiesta pulsionale, mai completamente soddisfatta, è quella di trovare una rappresentabilità dei vari traumatismi rimossi che hanno colpito il soggetto, ed è questo parziale fallimento a creare un linguaggio che compenetra in modo intersecante sia i messaggi del Reale sia quelli dell’Immaginario onirico. Si costituisce pertanto un insieme di sintomi e segni, che palesa profonde alterazioni delle facoltà psico-linguistiche e il manifestarsi di realtà pseudo-allucinatorie inserite in situazioni terrificanti di veglia.

Come detto, tale universo di terrore riproduce e comprende in sé in modo commisto e confuso i tre stati principali dell’oscillazione basale della Coscienza, ossia lo stato di veglia-vigilanza, lo stato crepuscolare onirico fisiologico della fase REM e lo stato di attivazione onirica disorganizzata della fase NREM.

È per l’insieme di tutte queste ragioni che un incubo si ‘racconta’, un attacco di panico si ‘vive’.

Occorre considerare infatti che i sogni che si producono durante i cicli del Sonno Paradosso (fase REM) normalmente scaturiscono all’interno dell’organizzazione libidica generale dell’Io, e possono di conseguenza dare origine a desideri consci o produzioni di compromesso nevrotiche. I sogni effettuati durante il Sonno Lento (SWS) invece non possiedono tale caratteristica e pertanto l’accumulo di tensione può essere risolto soltanto tramite il meccanismo della coazione a ripetere, che , pur diseccitando il sistema, veicola costante sofferenza.

Il Trauma si trasmuta così in Mostro, umano, animale, situazionale  o ambientale. L’attacco di panico costituirebbe in quest’ottica il tentativo, totalmente inconscio, di riproporre durante la vita di veglia un contenuto incubico, che viene in un primo momento codificato per scissione-spostamento in rappresentazioni preconscie e successivamente trasferito nelle situazioni specifiche dell’episodio diurno, ingenerando l’aspettativa di accadimenti catastrofici ancora da prodursi.

Per completezza, si può specificare come, nel corso dell’evento morboso, si riattivino i momenti epicritici di massima tensione che hanno caratterizzato la relazione madre-figlio, a partire dalle prime esperienze gravidiche durante la vita uterina, fino allo svezzamento.

Il PD (panic disorder) o PA/s  (panic attack/s) esprimerebbe pertanto una sintomatologia traumatica, arcaica e interna, di natura totalmente somato-psichica, già verificatasi nelle fasi precoci dello sviluppo fetale e orale, e quindi esente da sollecitazioni ambientali esterne dirette. L’origine della Nevrosi d’Angoscia (o degli attacchi di panico) sarebbe quindi da collocare nell’ambito di andamenti gravidici particolarmente ambivalenti e perciò perturbati da elevati rischi abortivi, che hanno alterato il normale installarsi nel feto-lattante della regolare fisiologia del Sonno-Sogno.

Momenti di complicanza della gestazione, invece di essere normalmente metabolizzati durante le fasi REM, appaiono all’improvviso come scariche incubiche residuali durante lo stato vigile, che sono dapprima scisse, deformate e proiettate su situazioni esterne per essere quindi reintroiettate in un’identificazione persecutoria.

Compresso e criptato in equazione ultraspecialistica, l’Attacco di Panico è un resto notturno incubico non ab-onirizzato, in parole più misericordiose, un brutto sogno, fatto da svegli.

Diagnosi differenziale

Mi è ora possibile validare il titolo del mio lavoro. Sia i reperti archeologici sia le ultime verifiche della Psicologia clinica hanno ben dimostrato come gli “stati d’angoscia generalizzati” si originino  col Sapiens, lo abbiano tormentato per millenni e costituiscano quindi un evento molto antico. Il fatto che all’improvviso se ne modifichi la denominazione, sovrapponendogliene una con sembianze contemporanee ma con significato e valore più indeterminati, e si faccia ripartire l’indagine clinica sistematica dal momento della sostituzione del lessema, misconoscendo così i dati pregressi, per trarne la fallace conclusione che si tratti di un “male moderno” o “il malessere dell’attualità”, costituisce un indubbio plagio scientifico, volto alla distorsione della verità.

Non solo la Nevrosi d’Angoscia è sempre esistita, ma si è verificato come ogni struttura nevrotica implichi e comporti  in tutti i casi un substrato permanente di angoscia, sia che assuma la forma netta e definita della nevrosi ossessiva, sia quella in maggior misura ordinata e regolare della  nevrosi fobica reale oppure acquisisca la configurazione più variabile ed oscillante dell’isteria di conversione. La nevrosi d’angoscia costituisce quindi  una sorta di tronco comune dell’organizzazione generale da cui, a seconda dell’andamento onirico,  si diramano condotte, comportamenti e sintomatologie più stabili e sistematiche. Statisticamente, questa”nebulosa caratteriale” (H.Ey) tende col tempo ad assestarsi in forme pseudo – nevrotiche solo esteriormente più evolute, per esempio assumendo un andamento simile al disturbo fobico, dove però il  soggetto focalizza l’angoscia non tanto su animali reali quanto su situazioni ambientali, quali la claustrofobia, l’aviofobia o l’agorafobia. Oppure la scarica della tensione angosciosa si compie all’interno di una sintomatologia ipocondriaca, dove uno o più organi sono coinvolti nell’assillante preoccupazione di essere afflitti da malesseri indefiniti o malattie mortali (cancro,leucemie, ecc.). Le complicanze più frequenti sono tuttavia costituite dagli squilibri psicosomatici, in quanto generalmente l’angoscia defluisce sugli organi viscerali, che “drenano” letteralmente le sollecitazioni di sovratensione non vincolate dal panico, polarizzandole verso la costituzione di una ‘nevrosi d’organo’. In pratica, numerosi soggetti affetti da PD sviluppano asma, ulcere, gastriti, coliti o altre disfunzioni neurovegetative. Un discorso a sé riguarda la relazione tra i disturbi depressivi e gli attacchi di panico. Nel disturbo bipolare le crisi d’angoscia acuta sono quasi sempre prodromiche delle fasi d’esordio maniacali, mentre in altri soggetti possono all’inizio coesistere stati d’ansia incontrollabile con sintomatologie depressive nevrotiche o ‘endogene’ ma in questi casi l’attacco di panico è destinato nel tempo a degradarsi verso il disturbo depressivo maggiore. Per la Dipendenza da cocaina i modelli predittivi delineano un’involuzione caratterizzata a lungo termine dalla reiterazione convulsiva di PA/s associata a crisi depressive sempre più profonde, fino a sviluppare sindromi psicotiche in cui l’individuo perde il senso della realtà e può sperimentare esperienze di allucinazioni visive e uditive, quali il disturbo schizofreniforme , il disturbo paranoide o altre patologie cerebrali degenerative a profilo demenziale.

Psicodiagnosi al test di Rorschach

L’elemento sintomatico che più si evidenzia nel quadro clinico degli attacchi di panico è costituto dall’insieme di reazioni autosvalutative, di vergogna e di colpa, associate al presentimento costante di essere confrontati con un pericolo esterno non sempre definibile ma comunque altamente lesivo per il normale svolgersi della vita quotidiana. Tali processi si manifestano al Rorschach tramite gl’indici caratteristici e specifici della sindrome considerata. Si evidenziano tutti gli elementi costitutivi della Sindrome d’Insicurezza, un Indicatore d’Angoscia molto al di sopra della media statistica, lunghi silenzi di latenza uniti a una scarsa produttività, ai limiti inferiori della media. In parallelo si rilevano tutti i tipi di reazione disforica che esprimono direttamente i vissuti di minaccia sperimentati dal soggetto. A questo proposito, si può affermare che le risposte ingenerate dalla percezione dei Chiaro-Scuri associate ad emozioni inquietanti  (Clob, ClobF- e Choc al Nero) sono sicuramente patognomoniche della Nevrosi d’Angoscia, a tal punto che, in loro assenza, l’ipotesi di PD o PA/s decade automaticamente. Successivamente, si distinguono tutti i tentativi di evitamento o, per meglio dire, il fallimento dei suddetti tentativi, che alimentano i numerosi Rifiuti, soprattutto alle Tavole scure, capaci di mobilitare gli affetti e aumentare il livello di pericolo. Rifiuti che costituiscono in effetti gli equivalenti di un agire motorio  verso la fuga. Quasi mai  si compie la verbalizzazione diretta dello Choc, che risulta molto frequentemente di tipo auto-svalutativo o depressivo, in relazione con la frustrazione dell’onnipotenza. Dato che l’aggressività viene introflessa, ecco apparire i Dbi, forniti non in forma stenica oppositiva ma in modo lacunare, abbandonico e auto colpevolizzante.  Analogamente, l’ansietà intrusiva, la minaccia di perdita e il senso d’impotenza sono veicolate dalle risposte  di tattilità, diffusività e testura in E, quasi mai vincolate dall’aspetto logico-formale. Se l’evitamento e l’introflessione non sono sufficienti ad acquietare l’angoscia, ecco allora attivarsi la negazione, che si esprime tramite l’inibizione degli elementi più vitali, che vengono espulsi dalla percezione ingenerando cinestesie represse, talora devitalizzate. Nel caso che l’aspetto pulsionale riesca a manifestarsi, ciò avviene in modo compulsivo – esplosivo,  tramite risposte complessuali  Sangue o Fuoco. La  tendenza di questi soggetti al ritiro, all’isolamento e al restringimento delle relazioni sociali viene sottolineato dall’esiguità delle risposte U e M; l’investimento narcisistico si rivela anche dalle numerose osservazioni di simmetria, utilizzata a scopo difensivo. Segnalo in ultimo come in certi casi la possibilità di regredire, fornendo risposte di animali in movimento, riesce momentaneamente a vincolare l’angoscia e il senso di abbandono e di perdita: ecco allora che la Formula Complementare sovente si presenta in posizione capovolta rispetto al T.R.I.

Protocollo esemplificativo

Antonio,anni 39, impiegato, consulto richiesto per insonnia e turbe nervose di vario tipo.

TAV.  I : tl. 34″

Noi saprei proprio, non sono mai stato bravo nei test…non so, direi una pozzanghera, del fango nero con quattro laghetti dentro (allontana l’immagine)

(?) In tutta, per questa massa nera informe con dentro 4 conche piene d’acqua

GBI; C’F, Nat.Critica soggettiva

Vista così, una farfalla brutta, un po’ spaventosa

(?) In tutta, mi fa paura, sembra che potrebbe volarmi addosso

G, FCLOB, A Choc al nero

TAV. II : tl. 18″

Di nuovo come prima, un cratere di vulcano con la lava dura, la pomice e i lapilli che schizzano, direi che è la vista dell’Etna dall’elicottero

(?)Tutta, per la forma scura e il buco che mi dà l’idea di un cratere, questi rossi sono i lapilli, è vista da sopra,

 a volo radente

Gbi, C’/m.ogg., Nat., Visione dall’alto/ D, C/m.ogg. Fuoco

 

TAV. III : tl: 12″

Due negre che fanno bollire qualcosa dentro un pentolone

(?) Hanno la forma di persone con la pelle scura

G, K, U, Ban, / D, C’F, Ud/ D, F± ogg.

Sopra una farfalla rossa, rosso sangue direi

D, FC, A, Ban -> Sangue

Il fuoco sotto il pentolone mi sembra un’esplosione atomica

(?) In queste parti grigie e bianche se guarda bene sembra una bomba atomica che scoppia

DDbi, C’/m.ogg., esplosione -> Fuoco

 

TAV. IV : imm.

Béh, questa è proprio speciale, io non ho fatto l’università (45″ silenzio)

Direi una scena di film di mostri che si staccano dalla pareti della caverna e si appiccicano alla faccia e

ti soffocano (tossicchia)

(?) L’impressione che mi dà questa massa traslucida scura, quasi informe ma con grossi piedi o zampe,

mi ricordano dei pipistrelli carnivori di un film, mi fa ribrezzo.

G, M.an./CLOB, (A) critica sogg. Choc al Nero

TAV. V  : 7″

Un’altra farfalla nera, di velluto nero

(?) Tutta, questo nero mi dà l’impressione di un tessuto, quindi ho detto velluto

G, FC’, ogg. -> Devitalizzazione

Una farfalla che vola con le lunghe antenne e le zampe all’indietro

(?)Tutta, per la posizione delle ali e delle zampe

G, M.an., A, Ban

Qui vedo…no, no basta

All’inchiesta dirà: volevo dire che ho visto il segno di vittoria di W. Churchill (nel Dettaglio superiore)

D, F+, Simbolo

TAV. V I : tl. 5″

Una pelle scamosciata per pulire il parabrezza

(?) Solo la parte inferiore, per l’impressione di morbidezza, quasi da toccare

D, EF, ogg.

˅ Gira la tavola

 Qui il sole al tramonto, con i raggi

(?) Parte mediana frastagliata del D superiore: per il colore sfumato e la forma semicircolare,

con i raggi frastagliati che si diramano in tutte le direzioni

Dd, EF, Nat.

Dei pezzi di legno marcio, in putrefazione

(?) Nei “baffi del gatto”, per il colore che mi fa pensare al marcio

Dd, EF, Nat. Choc Sex. depressivo

Ci sono anche due minuscoli seni, dei seni di donna

(?) Nel piccoli dettagli di bordura inferiori, per la forma

Dd. F+, Sex.

˄ Il tutto mi fa pensare a uno spazzolino per la polvere

(?) Il manico (D sup.) con la parte  di piume per spolverare

G, FE, ogg.

 

TAV. VII : tl.: 20″

niente…non mi dice nulla…(25″):

una nuvola

(?) Tutta, per il colore e sensazione gassosa, come vapore

G, EF, Nat. -> Rifiuto

poi c’è lì l’organo femminile,

(?) D inf.mediano + D grigio scuro, ci assomiglia

D, F-, Sex. Choc Sex. proseguito

poi vedo la testa di un cane lupo che ringhia, con le orecchie dritte

(?) 2°mediano + Ddbi gli occhi

DDbi, M.an., Ad

e un serpente che guizza

(?) D sup. sinistro

D, M.an., A

 

TAV. VIII: tl.: 20″

Non so, un pezzo d’osso, come uno sterno

(?) D grigio mediano, per la forma

Dd, F-, Anat.

la gabbia toracica

(?) lo “sterno + dettagli bianchi e grigi

DDbi, F+, Anat.

con due piedini sotto

(?) Dettagli minuscoli grigi, sopra la “gabbia toracica”, per la forma

Dd. F+, Ud

Due orsi insanguinati, scuoiati e appesi

D, FC, A, devitalizzazione /D, C. Sangue -> Choc al Rosso

sopra il fuoco ad asciugare

(?) Per il colore rosso/arancio

D, C/m.ogg., Fuoco

 

TAV. IX: tl.: imm.

Fuoco, fumo,non ci vedo niente

G, C, Fuoco -> Rifiuto

 

TAV. X: tl: 15″

Qui ci sono i ragni, mi fanno schifo i ragni

(?) Dettagli azzurri laterali

D, F+, A, Ban, Complex.

Due tulipani gialli

(?) Per il colore e la forma

D, CF, Nat.

altri ragni

(?) Nei dettagli ocra

D, F+, A

due gocce di sangue

(?) Nei dettagli rosa

D, CF, Sangue -> Choc al Rosso

che potrebbero essere due vermi rosa

D, CF, A

e poi due cavallette

(?) Nei dettagli verdi

D, FC, A, Ban.

Tutti questi insetti mi fanno schifo

Reazione disforica

 

SCELTA +:

La II, è l’unica che non mi fa paura, anche la V, io ho paura degli insetti ma questa è di velluto

SCELTA -:

La X, è veramente schifosa e poi la VII, perché non ho risposto bene, ho detto delle cose stupide

 

Interpretazione dei dati

Soggetto con produttività normale, al limite della media, caratterizzata da una coscienza interpretativa scarsa o nulla. Le modalità percettive sono attivate in modo anomalo, con abbondante sottodeterminazione in

D,F+ ,segno di un adattamento logico superiore insufficiente. Manca la capacità di sintesi, come dimostra l’assenza di G secondarie e il controllo cognitivo si compie in modo inadeguato, dato l’abbassamento degli Indici Formali, entrambi sotto determinati. Non si evidenziano segni di oligofrenia o altri segni che potrebbero far presumere una degenerazione di tipo organico. È quindi lecito ipotizzare che la grave inibizione delle capacità logico superiori sia di natura affettiva. In effetti si riscontrano anomalie particolari in tutti gli Indici specifici, e una labilità affettiva non controllabile dalle istanze superiori, di chiaro ordine nevrotico: T.R.I. extratensivo dilatativo, con Formula interna sbilanciata in C + CF > FC che sottolinea il carattere compulsivo ed esplosivo dell’emotività, una Formula Complementare rovesciata, che testimonia della necessità di regredire a livelli precoci, al fine di vincolare l’angoscia. Parallelamente si segnalano reazioni disforiche conclamate, quali Choc al Nero e Clob, tentativi di rifiuto e manifestazioni d’ansia massiccia e non controllabile, con produzione di Choc importanti di natura aggressivo sessuale. Si rilevano anche precisi segni di reazioni depressive  nelle risposte E, non vincolate dal controllo formale, e visioni dall’alto. La costruzione di un oggetto fobico centrato su piccoli animali (insetti) fallisce a causa dei livelli d’angoscia troppo accentuati (risposte E e EF), a carattere abbandonico. La socialità è adesiva e superficiale, data la mancanza di risposte M e U e viene utilizzata a scopo di camuffamento delle reali tendenze all’isolamento e al ritiro narcisistico, probabilmente alimentate  a scopo difensivo delle spinte di omosessualità mascherata e inconscia (Choc sex, Anat., Sex-).

 

Diagnosi

Soggetto normo nevrotico affetto da una grave Nevrosi d’Angoscia installata, in cui i tentativi di elaborazione fobica sono destinati a fallire a causa della debolezza delle strutture egoiche e adattative.

 

Prognosi

Se non adeguatamente trattato, si prospetta un’ involuzione altamente probabile verso il Disturbo Depressivo Maggiore o possibile produzione di gravi equivalenti psicosomatici.

 

Note:

(1)  Pier Luigi Bolmida: «La Semiotica dell’ incubo», in Convegno: «I segni originari dell’arte. Riflessione semiotiche a partire dall’opera di E. Anati». Centro Internazionale di Studi Interculturali di Semiotica e Morfologia Università degli Studi “Carlo Bo”, Urbino, settembre 2010.

(2) N. Peluffo: «La Grafica dell’Affetto» , in: «Convegno di Psicoterapia Medica», Messina, aprile 2010

(3) Per tali motivi, nell’Umano odierno il termine ‘ansia’ si addice solamente alle situazioni di scompiglio emozionale derivate da stress post- traumatici, relativi ad aggressioni, stupri, incidenti, intossicazioni et similia, oppure a conflitti di natura prettamente sociale e non intrapsichica. Nelle attuali condizioni ambientali infatti, solo i fattori socio-economici possono paralizzare le reazioni di attacco-fuga-difesa e ridurre la persona in uno stato d’impotenza e di ansietà prossima alla morte.

(4) Gran parte della sua notorietà tuttavia gli pervenne dalla vicenda che lo legò indissolubilmente a un suo allora collaboratore (ex-allievo) Jacques Lacan, di cui Anzieu ebbe in trattamento la madre. Non solo la terapia fu un insuccesso, ma l’Autore ne trasse spunto per redigere una pubblicazione in cui la signora in questione veniva descritta, in modo esplicito e non camuffato, come una vecchia pazza paranoica. Naturalmente, J. Lacan fu invaso da un legittimo furore distruttivo, che comportò in poco tempo la scissione dalla Société psychanalytique de France, il rifiuto dell’ortodossia psicoanalitica e la costituzione de l’École freudienne, le cui tragiche eco risuonarono anche in Italia nelle ben note e burrascose vicissitudini che comportarono un grave deterioramento della Psicoanalisi nel nostro paese. Una banale oscillazione transfero-controtransferale, che avrebbe potuto ricomporsi con molta più eleganza e scientificità.

(5) Uno psicoanalista non può ignorare, sia a livello teorico sia sul piano operativo, e soprattutto quando si occupa di manifestazioni dell’Angoscia, l’incessante lavorìo della pulsione di morte. È come se un muratore nel suo costruire si scordasse l’uso della calcina: in quale modo i suoi mattoni si terrebbero assieme?

(6) Mi scuso ma qui s’impone una breve annotazione di natura storico-politica. Quando nel 1966 il generale C .De Gaulle scacciò gli Americani dalle loro basi site sul territorio francese (Carcassonne era ampia più di tre volte dell’attuale Aviano) , essi giurarono di vendicarsi. Sparsero la diceria dei “Francesi come i migliori pensatori di secondo ordine del pianeta”, ostacolarono per anni l’attribuzione di premi Nobel ai loro scienziati  (quali J.Delay, che sintetizzò l’Halloperidolo® o P.Pichot i Sali di Litio®), s’impadronirono delle innovative scoperte di Michel Jouvet sui cicli periodici del Sonno Paradosso e del Sonno Lento, semplificandole e storpiandole in fasi REM e NREM, e obbligando i ricercatori a giochi da saltimbanchi tra un acronimo e l’altro. Ma soprattutto azzerarono tutto il prezioso sapere in ambito della Psicologia Clinica, che per la prima volta al mondo era andato organizzandosi nel corso di secoli di ricerca ed osservazioni scientifiche, a partire da V.Morel e P.Pinel, che sul finire del ‘700 furono i primi a ‘slegare’ (letteralmente) i pazienti degli ospedali psichiatrici, fino a ignorare completamente le conquiste dell’Epistemologia Genetica fondata da J.Piaget e P.Fraisse, uno svizzero romando e un parigino. Tutta questa miniera di conoscenze d’avanguardia fu gradualmente sostituita dalla riduttiva manualistica statunitense, che a tutt’oggi signoreggia proterva, seminando ignoranza. L’Impero Romano, più saggio, non funzionava in tal modo, dimostrando, almeno per le conquiste scientifiche e culturali di altri popoli, un grande rispetto.


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Notizie sull'Autore

Bolmida Pierluigi

Pier Luigi Bolmida, Specialista in Psicologia Clinica e Patologica, Università Paris V, Formatore in Psicodiagnosi presso le A.A/S.S./L.L. della Regione Piemonte
Nel 1976, in occasione del suo Dottorato di ricerca, partecipa come rorschachista all'équipe della Clinica S.Anne de Paris diretta dal Prof.Pichot alla messa a punto dei Sali di Litio per la cura delle Depressioni Unipolari
Viene nominato nel 1984 presso le U.S.L. di Torino come Formatore Responsabile di tutte le Équipes per la diagnosi dei disturbi mentali e tossicodipendenze
Nel 1986 introduce ufficialmente l'uso del Test di Rorschach in Psichiatria forense, dove verrà regolarmente utilizzato nei casi di separazione legale, abusi e violenze su Adulti e Minori, e nella valutazione precoce del pericolo di Tossicomania in soggetti pre-adolescenti e adolescenti



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  • Bergamo Scienza | 18-10-2012

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