La stesura del presente scritto nasce dalla lettura stimolante di alcuni articoli di N. Peluffo apparsi recentemente nella Rubrica “Editoriale” di Scienza e Psicoanalisi. 1
In particolare la mia riflessione si è soffermata sul concetto di “contemporaneità del desiderio” che l’autore utilizza per spiegare quelle situazioni, frequenti nelle sedute di psicoanalisi e ancor più di micropsicoanalisi, in cui l’analizzato esprime un pensiero o un’idea molto simile o addirittura identica a quella avuta poco prima dallo psicoanalista. Altri operatori parlano di comunicazione empatica o inconscia.
Nella mia esperienza ho potuto verificare che questo fenomeno si manifesta sia nelle serie associative di seduta, sia nel materiale onirico di entrambi gli attori della relazione. Può succedere, ad esempio, che per identificazione lo psicoanalista produca un sogno regressivo in cui si esprime un desiderio di origine infantile e che, dopo poco tempo, l’analizzato riferisca in seduta un materiale onirico e/o associativo identico o quasi.
Quello di maternità è senz’altro un desiderio pressoché universale, ampiamente trattato nella letteratura psicoanalitica e a cui rimando il lettore interessato 2 , che talvolta può trovare impedimenti psichici alla sua naturale realizzazione, anche a fronte di una perfetta costituzione fisica.
Le fantasie di gravidanza sono frequenti nell’infanzia, soprattutto nelle bambine. Esse possono assumere un’intonazione orale, anale o fallica, in funzione della fase dello sviluppo. La fissazione a questo o quello stadio determinerà la ripresentazione, anche in età adulta, di pensieri e credenze arcaiche che, seppur criticate sul piano conscio, costituiscono un ostacolo all’agire del desiderio.
La relazione analitica, che stimola la regressione, è senz’altro un luogo privilegiato per l’espressione e la manifestazione di questi residuati del pensiero magico infantile di cui, in altri contesti, ci si vergogna a parlare.

Esempio

Una giovane donna in analisi esprimeva con grande pathos il desiderio inesaudito di diventare madre. Pensava di non averne il diritto, non si considerava adulta, a tratti si sentiva una bambina piccola oppure non abbastanza femminile. Il senso di colpa per un’interruzione volontaria di gravidanza, rinforzava il vissuto di castrazione, che si esprimeva attraverso l’idea di essere stata fisicamente danneggiata nel corso dell’intervento. L’immagine predominante era di avere un apparato riproduttivo non più integro. La prova di realtà, seppur supportata dalle rassicurazioni del ginecologo, le apportava ben poco sollievo.
La ricostruzione in seduta delle vicissitudini relative alle gravidanze delle donne della famiglia ed in primis della madre, consentì il deflusso di molto affetto rimasto legato alle nascite non portate a termine.
L’analizzata nei sogni impersonava spesso il ruolo dell’eroina che salvava i bambini, ma al risveglio il riscontro con la realtà della sua solitudine le causava una forte reazione depressiva che, da un punto di vista ideativo aveva come contenuti ripetitivi i suddetti vissuti di inadeguatezza, impotenza, inferiorità.
Il lavoro analitico fu interrotto, per cause di forza maggiore, in fase di piena riattivazione del desiderio infantile di avere un bambino dalla propria madre. Tale desiderio, aveva avuto una potente riattivazione nella fase di latenza che coincise con un aborto della madre ed un allontanamento del padre da casa. La bambina avrebbe voluto riparare la doppia perdita subita da sua madre e da se stessa, prendendo il posto lasciato libero dal padre e coronare il suo antico desiderio di avere/dare un bambino da/con la madre. Fortunatamente per l’analizzata “l’idillio” non durò a lungo e al ritorno del padre a casa i coniugi riuscirono ad avere un altro figlio. E’ lecito ipotizzare, infatti, che se ciò non fosse avvenuto la bambina, ormai prepubere, si sarebbe arroccata su una posizione di identificazione al genitore del sesso opposto ed avrebbe sviluppato una forma nevrotica di omosessualità.
La “contemporaneità del desiderio” si espresse nella reazione contransferale attraverso un sogno che io feci subito dopo l’interruzione delle sedute: “Portavo per mano una bambina ed era il mio quarto figlio”.
Il sogno esprimeva il desiderio di riparare il dispiacere per l’interruzione delle sedute con l’analizzata e per la conseguente “perdita di una figlia” che mi stava dando grandi soddisfazioni analitiche, ma il particolare del n. 4 mi indusse ad un dovuto approfondimento. Io, infatti, ho due figli e, a rigor di logica, dovrei desiderarne un terzo. Del resto, sappiamo bene che l’inconscio è il regno dell’illogicità!
Rapidamente mi tornò alla mente il mio desiderio di figlia terzogenita, di avere un bambino dalla mamma, inoltre, sarebbero stati quattro anche i figli della madre della mia analizzata, se avesse portato a termine tutte le gravidanze iniziate.
Dopo qualche giorno, ebbi la bella notizia che la giovane donna aspettava un bambino. Quando riprese le sedute disse: “Se non avessimo lavorato in analisi, non sarei rimasta incinta. Quando ho visto i risultati del test di gravidanza il primo pensiero è stato:io e la dottoressa siamo rimaste incinte”.
Nella relazione transfert-controtransfert si era verificata la riattivazione contemporanea del desiderio di avere un figlio dalla propria madre che, per spostamento e condensazione, si esprimeva nei due attori della vicenda esistenziale.

© Bruna Marzi

Note:

1  Vedi; N. Peluffo: “Le manifestazioni del bimbo nella dinamica transfert-controtransfert”. 
2  H. Deutsch: “Psicologia della donna. Volume secondo: la donna adulta e madre” B. Boringhieri, 1991 Torino.
J. Kestenbergh: “ Sullo sviluppo del sentimento materno nella piccola infanzia” B.Boringhieri,  1979, Torino. 

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