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Già pubblicato su Socialnews • Giornale d’informazione sociale

Nel periodo di passaggio dall’infanzia all’adolescenza si dovrebbe verificare l’abbandono sostanziale dell’investimento narcisistico ed autoerotico del primo periodo dell’esistenza per arrivare all’investimento oggettuale dell’adulto (una vera, rara, impresa). Partendo da una sessualità autocentrata e da uno psichismo orientato in modo totalmente egoistico, passando per la rinuncia al polimorfismo sessuale infantile ed alle fantasie inconsce ad esso connesse, nel normale sviluppo psicosessuale, si dovrebbe acquisire progressivamente il riconoscimento del proprio corpo e dei suoi confini assieme al riconoscimento della complementarietà dei sessi, dunque un ridimensionamento dei vissuti infantili di onnipotenza: riconoscere che, per eternarci, abbiamo bisogno di un oggetto che non ricade sotto il nostro controllo. D’ora in poi saremo costretti a negoziare con il mondo la soddisfazione del desiderio libidico.

Le profonde modificazioni che avvengono in adolescenza implicano una modificazione dei processi di percezione e ricerca dell’oggetto: da un oggetto scelto in base a gratificazioni narcisistiche si dovrebbe passare alla percezione di un oggetto diverso da sé che si riconosce non controllabile in modo onnipotente (in realtà le persone che giungono ad una completa percezione dell’altro come Persona possono davvero contarsi sulla punta delle dita).
Nicola Peluffo ci ricorda che durante questo tumultuoso periodo di trasformazioni, si possono costituire nello psichismo dell’adulto di domani, degli “insiemi rappresentazionali ed affettivi, carichi di sessualità e aggressività narcisistica che si strutturano in maniera permanente e che regolano, in modo per definizione regressivo, la vita dell’adulto”. 1
Questi insiemi, che Peluffo denomina “personaggi primari” e che spesso popolano i sogni dell’adulto, attraverso un’attività onirica non a sufficienza metabolizzata, ne dettano le condotte di veglia: costituiscono, in altri termini, una sorta di software aberrante che sotto la spinta di situazioni stressanti o per effetto della ben conosciuta coazione a ripetere, possono “infettare” le vicende esistenziali delle persone, spingendoli a comportamenti che agli occhi degli osservatori esterni possono essere totalmente incomprensibili.
Ora cosa c’è di più incomprensibile del comportamento delle giovani anoressiche che arrivano a fare scempio dei loro corpi rischiando la morte o gravi invalidità? Quello che più ci colpisce alla prima osservazione è il distacco anaffettivo con cui trattano la loro situazione.
Infatti una delle caratteristiche che avvicina l’anoressia alla psicosi è la mancanza della coscienza di malattia. Le giovani anoressiche sono moderne vestali di una Religione Segreta, che compiono, sull’altare del proprio corpo, riti riparatori di chissà quali inconfessabili Peccati!
Se dovessimo descrivere le cose che più ci colpiscono nel comportamento di queste malate esse sono:

  • l’alterazione della percezione del proprio corpo
  • La condotta di espiazione
  • L’habitus depressivo ed un aspetto da “angelo decaduto” che in realtà, dietro all’involucro di remissione e pacatezza, nasconde un’aggressività ferina (che poi è quella che aggredisce e mina l’integrità psicosomatica del soggetto)

anoressiaDobbiamo tornare al modello di Peluffo per orientarci nella comprensione dell’incomprensibile.
Figurarci agenti nella mente di queste sventurate giovani delle entità demoniache che altro non sono che frammenti di memoria di spinte sesso-aggressive incompatibili con l’integrità dell’Io, molto spesso desideri incestuosi edipici che strutturano, in presenza di un Super-Io rigido, esigente e feroce, sensi di colpa così terribili da richiedere un Sacrificio adeguato.
Il tutto, come ci ricorda Daniela Marenco è complicato da modalità profondamente regressive del rapporto oggettuale, cioè da un ritorno a modalità di rapporto più primitive caratteristiche dei primi anni di vita. “I fantasmi e imago relative alle dinamiche relazionali inconsce invece di imboccare la strada della elaborazione psichica (ad esempio attraverso il sogno) individuano nel corpo la sede del conflitto: il corpo è quindi l’oggetto privilegiato sia degli attacchi aggressivi, sia degli investimenti narcisistici”. 2
Inoltre si crea, nella mente di queste persone l’attivazione, per iperinvestimento, di una Imago privilegiata: l’immagine della madre fusionale, imago onnipotente e persecutoria che suscita un potente desiderio di fusione che attiva, al tempo stesso, una profonda angoscia di dissolversi nell’altro e di riassorbimento-annientamento. Si tratta di un vissuto onnipotente del lattante grazie al quale il bambino non percepisce l’oggetto (la madre) separato dal sé, bensì egli si vive come un tutto con la madre in una sorta di struttura simbiotica: la distinzione tra sé e l’altro è molto labile ed il bambino vive la madre come un prolungamento di sé stesso, come fosse un arto o un proprio organo.
Recenti ricerche epidemiologiche effettuate da ricercatori italiani mostrano una maggiore incidenza dell’anoressia nervosa in soggetti che abbiano avuto una qualche manifestazione di sofferenza fetale: “Results Several complications, such as maternal anemia (P = .03), diabetes mellitus (P = .04), preeclampsia (P = .02), placental infarction (P = .001), neonatal cardiac problems (P = .007), and hyporeactivity (P = .03), were significant independent predictors of the development of anorexia nervosa. The risk of developing anorexia nervosa increased with the total number of obstetric complications”. 3
In un mio recente lavoro ho mostrato come le ipotesi micropsicoanalitiche sull’esistenza della cosiddetta guerra uterina, cioè di una conflittualità psicobiologica feto-materna, siano state sostanzialmente dimostrate dagli studi della biologia evoluzionistica. 4
Nello strutturarsi della anoressia nervosa, sembrerebbe dunque che l’originario conflitto materno-fetale, iniziato durante l’epopea intrauterina, impronti tutte le susseguenti fasi di organizzazione libidica trovando nella fase orale la sua definitiva strutturazione: il conflitto successivamente si sposterà, dall’interazione del feto con l’oggetto materno, all’interazione con il proprio corpo divenuto il sostituto fantasmatico dell’involucro materno-fetale.
Il fantasma della madre fusionale deve essere tenuto a bada, controllato, e quindi deve essere vagliata, bloccata, al limite negata, ogni rappresentazione, anche lata, che ad esso rimanda. Nell’anoressia mentale, queste rappresentazioni riguardano prevalentemente il corpo ed il cibo
Nella mente di queste ragazze la funzione alimentare viene erotizzata. Per questi soggetti mangiare significa inconsciamente congiungersi carnalmente ad un oggetto incestuoso: di qui la necessità di restringere l’apporto alimentare o quantomeno ritualizzarlo in complicate formule sacrificali. Inoltre la sostanziale distruzione che si fa del proprio corpo e della propria bellezza ha anche lo scopo di rendersi meno appetibile sessualmente, trovando sollievo e riparo alle richieste sessuali che provengono dall’es. La frequente sistematica autoosservazione allo specchio (che a livello conscio è finalizzata al controllo delle proprie forme) ha inconsciamente i connotati di una funzione sessuale voyeuristica autoerotica cui si è ritornati per regressione.
Il corpo, come ci ricorda ancora Daniela Marenco, diventa a volte un persecutore da controllare. Spesso, nei casi più favorevoli, solo una parte del corpo diviene il fulcro di vincolamento di questa lotta: Il conflitto viene allora circoscritto, non si struttura una sindrome anoressica ed il corpo sembra essere apparentemente accettato, anche se viene percepito come deturpato da quella parte “orribile” che viene vissuta come fonte-meta di un disturbo difficilmente etichettabile. “La sempre maggior richiesta da parte di giovani e giovanissimi di interventi di chirurgia estetica rende evidente la diffusione di questo fenomeno… Il vincolamento su una parte de corpo del conflitto è un’operazione difensiva. Spesso rimuovere il “persecutore” o meglio, asportare chirurgicamente la parte del corpo che incarna l’immagine del persecutore, scardina la difesa, le angosce persecutorie, non più vincolate debordano, con grave rischio per la salute psichica”. 5 
L’anoressia nervosa è purtroppo un banco di prova molto duro per lo psicoterapeuta: è a tutti gli effetti una sindrome border-line, cioè una forma a cavallo tra la psicosi (rottura del rapporto di realtà, assenza della coscienza di malattia) e la nevrosi. Poiché la giovane anoressica è sostanzialmente chiusa fantasmaticamente nel suo involucro materno-fetale, soprattutto la fase di contatto e di apertura sono impresa dura che richiede al terapeuta esperienza, neutralità, paziente attesa: ogni tentativo di forzare la situazione verrà vissuto dalla paziente come una ripetizione di una minaccia inglobante che mette in pericolo la sua intoccabile Unicità.
Non solo: come acutamente mette in evidenza Gioia Marzi: “Nella pratica clinica ho riscontrato come nelle storie di queste ragazze ci si imbatta spesso in tentativi falliti di spostamento nel secondario, cioè di allacciare relazioni di questo tipo: legami molto forti, caratterizzati da un’intensa fusionalità ed una forte idealizzazione dell’oggetto, ed abortiti nel momenti in cui l’oggetto si differenzia manifestando interessi diversi… Questa traslazione si può realizzare anche nei confronti della terapeuta dando luogo a quelle difficili situazioni di nevrosi da transfert”. 6

Written by: Quirino Zangrilli © Copyright

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Note:

1 Nicola Peluffo, Le trasformazioni della sessualità: dall’infanzia all’adolescenza, in “Corpo, cibo e adolescenza, a cura di Liliana Bal Filoramo, Celid, Torino, 2006. 
2 Daniela Marenco, L’anoressia mentale nell’adolescenza, Scienza e psicoanalisi, Novembre 2000. 
3 Angela Favaro; Elena Tenconi; Paolo Santonastaso, Perinatal Factors and the Risk of Developing Anorexia Nervosa and Bulimia Nervosa, Arch Gen Psychiatry, Jan 2006; 63: 82 – 88. 
4 Quirino Zangrilli, La guerra uterina. Le ipotesi della micropsicoanalisi trovano conferma nella biologia evoluzionista, Scienza e psicoanalisi, Gennaio 2007. 
5 Daniela Marenco, Cambiamenti del corpo ed immagine corporea, Scienza e psicoanalisi, Aprile 2006. 
6 Gioia Marzi, La dimensione di ascolto in spdc e in psichiatria di consulenza in caso di disturbo del comportamento alimentare, dal Congresso “I Disturbi della Condotta Alimentare dal SPDC alle dimissioni: banco di prova per l’integrazione dei servizi”, Frosinone, 2006