Nel suo intervento al meeting 2006 dell’American Association for the Advancement of Science (AAAS), l’antropologo Robert Sussman (Washington University) ha presentato la teoria sviluppata nel suo libro “Man the Hunted: Primates, Predators, and Human Evolution”. Secondo Sussman, contrariamente alla tesi corrente che considera la capacità di combattere e di aggredire con violenza come un carattere originario degli ominidi, i nostri antenati hanno vissuto un lungo periodo come prede, sviluppando solo in seguito la capacità di associarsi per difendersi dai predatori, e successivamente le attuali capacità aggressive. In particolare l’Australopithecus afarensis,  un ominide alto 1.2 metri, non disponeva di armi, non conosceva il fuoco e non aveva una dentatura adatta a nutrirsi di carne; per milioni di anni fu cacciato da numerosi predatori, tra cui un canide della taglia di un orso, tigri dai denti a sciabola, iene e coccodrilli. Circa il 5% dei suoi fossili presentano segni che mostrano come fosse stato ucciso da predatori; attualmente, si osserva che i grandi predatori uccidono all’incirca la stessa percentuale di individui delle specie predate, come scimpanzè e gorilla. Anche gli umani, d’altronde, sono tuttora preda di specie come coccodrilli, tigri, orsi e coguari. Sussman conclude che il nostro antenato fu costretto ad associarsi in gruppi per potersi difendere, come fanno ancora oggi tutti i primati attivi durante il giorno e soggetti ai predatori. Da qui sarebbe nata l’attuale capacità di vivere in società e cooperare pacificamente.

© Federico Spanò

Fonte: Science vol. 311, 24 february 2006, p. 1095

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