Sommario
(Estratto del Seminario online tenuto dal dott. Alessandro Mura presso l’Istituto Universitario di Psicoanalisi di Mosca il 20 Gennaio 2026, nell’ambito delle “Letture psicoanalitiche intitolate a N.K. Asanova”.
Devo confessare di essere un po’ emozionato oggi, mentre parlo a tutti voi! Quando la collega Bruna Marzi mi ha proposto di partecipare alle letture psicoanalitiche in memoria della Professoressa Asanova, ho accettato molto volentieri per almeno tre motivi: in primo luogo da qualche anno ho cominciato a studiare la lingua russa, perciò per me è un grande onore essere qui con voi oggi; in secondo luogo lo scorso agosto ho potuto visitare la sede dell’Istituto a Mosca, su invito della collega Dr.ssa Anna Prasolova, ed ho potuto quindi apprezzare la bellezza e la funzionalità della struttura; in terzo luogo infine, forse molti di voi non conoscono un evento accaduto quasi dieci anni fa, nel novembre del 2016, in occasione della X Edizione della Settimana Internazionale della Ricerca, che ospitava la XVIII Edizione delle Giornate Siciliane di formazione micropsicoanalitica, si svolse il Convegno intitolato “Interazioni Mente – Corpo, Nuovi Orizzonti Della Psicosomatica”, organizzato a Capo D’Orlando (ME), dall’Istituto Italiano di Micropsicoanalisi, dal Centro Studi di Filosofia della Complessità “Edgar Morin”, Università degli studi di Messina e dalla Società Internazionale di Micropsicoanalisi. In quella occasione ho avuto il piacere di conoscere di persona la Professoressa Asanova, con cui abbiamo condiviso interessanti momenti di scambi scientifici e culturali anche se in quegli anni non immaginavo che in futuro avrei studiato il russo, infatti noi parlammo in inglese.
Il titolo dell’articolo della Professoressa, letto durante il Seminario, era “Alterazioni precoci dell’immagine corporea nell’analisi di due pazienti con trapianto del rene”, che venne successivamente pubblicato nel Bollettino dell’Istituto Italiano di Micropsicoanalisi N. 43 “Interazioni mente-corpo nuovi orizzonti della psicosomatica” nel 2022.
Nella pubblicazione sopra menzionata viene presentata la psicosomatica dal punto di vista della micropsicoanalisi. La definizione di micropsicoanalisi organica fornita da Silvio Fanti e lo studio delle interazioni psicobiologiche feto-madre di Nicola Peluffo costituiscono insieme le basi concettuali del tema. Già Quirino Zangrilli aveva introdotto il termine psicosomatica micropsicoanalitica, ripreso successivamente da Daniel Lysek, in cui si legge una teorizzazione originale delle interazioni mente-corpo. Nei contributi pubblicati sono presenti anche quelli Daniela Gariglio, Elena Isagulova, Francois Jeanparis, Bruna Marzi, Gioia Marzi e Silvio Palombo.
È con le parole della professoressa Asanova che desidero iniziare questo percorso.
Nina Asanova
— “Alterazioni precoci dell’immagine corporea nell’analisi di due pazienti con trapianto del rene”.
Introduzione e obiettivi
Asanova presenta un’analisi clinica centrata sulle trasformazioni dell’immagine corporea in due pazienti con storia di trapianto renale ed emodialisi. Scopo dell’articolo è descrivere come, nel corso di un lavoro analitico prolungato, si manifestino e si ristrutturino fenomeni di frammentazione corporea, de-libidinizzazione e successiva integrazione simbolica; e mostrare le ricadute sul funzionamento dell’Io, sul transfert/controtransfert e sulla creatività del paziente. L’autrice inquadra il tema alla luce di contributi psicoanalitici classici e contemporanei (Schilder, Freud, Dolto) e della letteratura specifica sui trapianti (Castelnuovo Tedesco, 1973-1978).
Metodo e materiale
Lo studio è qualitativo, basato su materiale clinico raccolto attraverso sedute analitiche: due casi intensamente documentati (una donna — “Anna”, in analisi 5 anni; un uomo — “Alex”, in analisi 4 anni). Asanova spiega le modifiche necessarie al setting (sedute prolungate durante dialisi, adattamenti tecnici) e usa trascrizioni di sogni, disegni e narrazioni come dati centrali per l’interpretazione fenomenologica. L’approccio è clinico-interpretativo: i casi fungono da paradigma per concettualizzare il «vissuto dell’organo» e le sue implicazioni intrapsichiche.
Quadro teorico breve
L’autrice definisce l’immagine del corpo come struttura dinamica formata nelle relazioni primarie (Schilder, Dolto) e ricorda che l’Io nasce dall’esperienza corporea (Freud). Porta inoltre in evidenza fattori specifici del trapianto (uso di corticosteroidi, minaccia di vita, dinamiche di salvezza/colpa) che facilitano regressione, euforia o depressione reattiva, e che condizionano l’integrazione intrapsichica del nuovo organo.
Risultati clinici: fenomenologia comune
Asanova identifica pattern ricorrenti:
• Frammentazione corporea: sogni e immagini con parti corporee disgiunte (mani, piedi, teste) che esprimono smembramento del Sé;
• De-libidinizzazione: la parte corporea non coinvolta dal processo di investimento libidico appare «spenta», mentre la regione operatoria o interessata dal trapianto diventa oggetto di investimento intenso;
• Personificazione dell’organo e identificazioni con macchine: pazienti che avvertono tubature, apparecchiature e l’organo come parti estranee o meccaniche del proprio corpo;
• Acting out e crisi emozionali nelle fasi iniziali del lavoro;
• Funzione regolatoria del sogno e dell’arte: sogni e pratiche creative (disegno, costruzione di bambole, cura di fiori) emergono come strumenti di integrazione e simbolizzazione.
Caso 1 — Anna (donna, 30 anni circa)
Anna presenta una storia di malattia renale iniziata in adolescenza, due trapianti e periodi prolungati di emodialisi. In analisi mostra forte depressione, senso di solitudine e una storia familiare caratterizzata da dinamiche incestuose e rifiuto materno che hanno contribuito a una precoce intrapsichica introiezione di aggressività. All’inizio porta sogni ripetitivi di smembramento (mani staccate, frammenti corporei) e disegni di corpi contorti; si identifica con le macchine dialitiche e considera l’organo come «altro». Attraverso lavori prolungati, sedute adattate alla dialisi e uso dell’interpretazione del transfert, emerge un progressivo processo di simbolizzazione: i disegni evolvono fino a immagini corporee intere, e la paziente sviluppa una produzione creativa (creazione di bambole) che testimonia la ricomposizione libidica e la reintegrazione del Sé.
Caso 2 — Alex (uomo, 50 anni circa)
Alex, trapiantato e clinicamente funzionante, manifesta un profondo senso di vuoto affettivo, isolamento e fusione con la madre idealizzata. L’organo trapiantato viene vissuto come castrazione o corpo «alieno». Dopo la morte della madre inizia l’analisi: emergono pianto, rielaborazione del lutto e progressiva presa di contatto con il proprio «bambino interno». Nel corso del trattamento — e soprattutto dopo un secondo trapianto — compaiono alterazioni dell’immagine corporea e regressioni; tuttavia, l’introduzione di esercizi espressivi (disegni, pittura) favorisce la ripresa della mentalizzazione e la riorganizzazione dell’immagine corporea (ritrovata percezione delle zone corporee operate e reinvestimento simbolico).
Interpretazione e discussione
Asanova interpreta questi fenomeni come esiti dell’interazione tra fattori organici (terapia immunosoppressiva, procedure invasive), storia relazionale precoce e funzionamento dell’Io: il trapianto attiva regressioni che espongono difese primitive (incorporazione magica, scissione), ma apre anche possibilità di rielaborazione simbolica se il setting terapeutico e la rete di cura forniscono contenimento. La creatività (disegno, bambole, giardinaggio) è vista come veicolo per la riorganizzazione simbolica dell’immagine corporea e per la reintegrazione libidica.
Implicazioni cliniche e conclusione
L’articolo sottolinea la necessità di integrazione psicoterapeutica nei percorsi trapiantologici: valutazione pre-operatoria dell’Io e delle relazioni oggettuali, adattamenti del setting durante dialisi, e follow-up psicoterapeutico che includa modalità espressive per favorire mentalizzazione e simbolizzazione. Asanova conclude che la ristrutturazione dell’immagine corporea è possibile ma richiede tempo, continuità e interventi mirati che considerino la dimensione affettiva oltre quella biologica.
Daniel Lysek
Vorrei ora presentare un volume curato da Daniel Lysek, Direttore dell’Istituto Svizzero di Micropsicoanalisi, tra i primi collaboratori di Silvio Fanti, che ci offre alcune riflessioni sull’approccio attuale della micropsicoanalisi riguardo al tema della psicosomatica.
Lysek D. (a cura di) (2016), Le parole del corpo. Nuovi orizzonti della psicosomatica, L’Harmattan Italia, Torino
Ed. or.: Les maux du corps sur le divan. Perspective psychosomatique. Paris, L’Harmattan, 2015.
Introduzione e obiettivi
Questo volume, curato da Daniel Lysek, esplora la psicosomatica nell’accezione psicoanalitica concentrandosi sull’effetto delle tensioni e dei conflitti psichici sul funzionamento corporeo, con particolare attenzione alle patologie che ne possono derivare.
Origine e metodo
Il libro nasce dalle riflessioni del Gruppo di Ricerche Micropsicoanalitiche costituito da colleghi svizzeri, francesi e italiani che hanno scelto la micropsicoanalisi — psicoanalisi in sedute lunghe — come orizzonte teorico e clinico. La pratica della seduta prolungata e l’utilizzo di supporti tecnici (albero genealogico, fotografie, mappe degli appartamenti2) hanno offerto un campo di osservazione privilegiato per rilevare gli scambi tra psiche e corpo. Il gruppo, nato in forma relativamente informale e organizzato senza gerarchie, ha favorito la libertà di pensiero e il confronto critico, permettendo l’emergere di idee originali partite dalla pratica clinica.
Struttura e originalità
Il testo è composto da contributi autonomi dei coautori, ognuno responsabile del proprio capitolo ma uniti da coerenza di vedute e complementarità. Gli autori hanno deciso di non elaborare una teoria totale della psicosomatica: piuttosto hanno raccolto concezioni originali e pratiche, lasciando al lettore la libertà di scegliere gli elementi più utili. L’ordine dei capitoli facilita l’accesso alle nozioni, partendo dalle basi della psicosomatica micropsicoanalitica e proseguendo con approfondimenti su aspetti specifici; ogni capitolo è completo e leggibile anche separatamente.
Contributi teorici
Nel volume si valorizza il modello elaborato da Fanti nella micropsicoanalisi, che integra la metafora freudiana dell’apparato psichico con una teoria psicobiologica basata sull’ipotesi di un’“energia neutra” che media gli scambi psiche-corpo. Questa proposta, poco nota al di fuori degli ambienti specialistici, è considerata utile per comprendere la genesi delle manifestazioni somatiche e per articolare un quadro teorico che resti vicino all’esperienza clinica.
Finalità e lettore ideale
Gli autori propongono uno strumento operativo per orientarsi nelle manifestazioni corporee della psiche, utile sia a professionisti sia a lettori interessati alla relazione mente-corpo. La psicosomatica viene presentata come disciplina indispensabile che completa l’approccio psicoanalitico e contribuisce alla comprensione integrale dell’essere umano. Come regola metodologica è stato scento di privilegiare osservazioni verificabili nella pratica e di evitare speculazioni inutili: questa pratica ha funzionato come test di realtà, permettendo di selezionare solo le ipotesi che reggevano al vaglio clinico. In sintesi, il volume unisce rigore sperimentale e pluralità prospettica. Alcune ipotesi iniziali sono state scartate dal gruppo dopo verifica critica, a dimostrazione dell’attenzione al rigore clinico e della preferenza per elementi verificabili nella pratica rispetto a speculazioni teoriche.
Quirino Zangrilli e Elena Consoli
Quirino Zangrilli nel 1990 utilizza per la prima volta il temine “psicosomatica micropsicoanalitica, e nel 2025 pubblica insieme ad Elena Consoli un lavoro intitolato: Psicoanalisi del trapianto d’organo — Il vissuto dell’alieno.
“Il vissuto dell’alieno”: una lettura psicoanalitica del trapianto d’organo
Il trapianto d’organo è ormai una pratica consolidata nella medicina moderna, ma porta con sé una dimensione soggettiva complessa e spesso trascurata: l’esperienza psicologica del ricevente. Nel loro libro “Psicoanalisi del trapianto d’organo — Il vissuto dell’alieno”, Quirino Zangrilli ed Elena Consoli propongono una lettura psicoanalitica esaustiva e clinicamente informata dell’esperienza post-trapianto, avvicinando la dimensione somatica a quella simbolica. Gli autori prendono spunto dalla prassi clinica e da una ricca raccolta di casi per tracciare un quadro in cui il corpo-medico e il corpo-psichico si incontrano: la qualità dell’integrazione psichica dell’organo trapiantato — ciò che essi chiamano “vissuto dell’alieno” — influenza non solo il benessere mentale del ricevente, ma potenzialmente anche gli esiti somatici del trapianto stesso.
Premessa teorica e orizzonte concettuale
Zangrilli e Consoli muovono da una solida base psicoanalitica, arricchita dall’attenzione alla micropsicoanalisi e alle acquisizioni della psicosomatica e della psiconeuroendocrinoimmunologia. Al centro del quadro teorico stanno alcune categorie chiave: l’immagine interna dell’oggetto, i processi di introiezione/incorporazione, le fantasie primitive e i meccanismi di difesa. La malattia, in questa prospettiva, non è solo un evento biologico ma una scena su cui si rimettono in scena conflitti profondi, relazioni d’oggetto irrisolte e memorie arcaiche. Il trapianto introduce un’ulteriore novità: l’immissione di un “pezzo” non-self nel corpo, che solleva domande identitarie e frammenta l’unità corporea percepita.
Il libro colloca il tema nella cornice più ampia delle relazioni tra psiche e sistema immunitario, sottolineando che il “terreno” psicobiologico del paziente può facilitare o ostacolare sia l’accettazione simbolica che quella biologica dell’organo. Gli autori non evitano il dialogo con le conoscenze biologiche (compatibilità HLA, meccanismi di rigetto, studi genetici), ma sostengono che la sola biologia non spiega le numerose esperienze soggettive segnalate dai trapiantati.
Il “vissuto dell’alieno”: descrizione e dinamiche principali
Il nucleo originale del testo è il concetto di “vissuto dell’alieno”: molti riceventi percepiscono l’organo come estraneo, invasivo o “alieno” al proprio corpo. Questa sensazione non è meramente metaforica, ma si accompagna a vissuti corporei reali — sensazione di peso, nausea, prurito, dolore — e a fantasie intense: l’organo che “abita” dentro, che può essere sentito come un ospite indesiderato, un invasore, o talvolta come una presenza salvifica difficile da integrare. Gli autori analizzano come tale esperienza tenda a dispiegarsi in fasi: un impatto iniziale di alterità, difese di rifiuto o negazione, tentativi di “umanizzare” l’organo cercando informazioni sul donatore, e — in alcuni casi — un lento processo di incorporazione simbolica e affettiva.
Questa dinamica è influenzata da fattori individuali — stile di attaccamento, storia di perdite, immagine corporea, precedenti esperienze somatiche — e da elementi situazionali come la relazione con i familiari, la qualità dell’équipe trapianti e il tipo di donazione (da vivente vs da cadavere). Per esempio, quando il donatore è un familiare, si amplificano fantasie di scambio, colpa e ambivalenza: l’organo diventa simbolicamente parte di quella relazione già carica di affetti complessi.
Analogia tra trapianto e gravidanza.
Nel 1976 Nicola Peluffo pubblica un lavoro intitolato “Micropsicoanalisi dei processi di trasformazione” che affronta i processi di trasformazione somatopsichica, con particolare riferimento a quelli che hanno luogo nella madre e nel foglio durante la gestazione. Di tali processi è analizzata l’elaborazione fantasmatica successiva, quale si ripresenta durante le sedute di micropsicoanalisi. Zangrilli quindi riprende il tema dell’analogia tra trapianto e gravidanza: in entrambi i casi un elemento “altro” viene accolto nel corpo e richiede un lavoro di negoziazione tra sé e l’altro. Questa analogia aiuta a comprendere perché emergano fantasie di invasione, eccedenza corporea o di maternità/gestazione: il ricevente può vivere l’organo come qualcosa che “cresce” dentro di sé o come un corpo occupante. Dal punto di vista psicoanalitico, il trapianto può risvegliare memorie arcaiche legate all’esperienza fetale — stati di dipendenza, angosce di annichilimento o di persecuzione — e mobilitare meccanismi difensivi primitivi come l’incorporazione magica o la scissione.
Zangrilli e Consoli differenziano processi di introiezione (che implicano simbolizzazione e rielaborazione) da forme più primitive di incorporazione (che sono spesso arcaiche, non simboliche e cariche di angoscia). La buona riuscita dell’integrazione implica che l’organo sia progressivamente re-significato: non più mero “pezzo” estraneo ma parte della storia corporea e narrativa del paziente.
Sogni, narrazioni e materiale clinico
Il libro dedica ampio spazio al materiale onirico e narrativo raccolto nella pratica clinica: sogni ricorrenti, fantasie cannibaliche, visioni del donatore, incubi di persecuzione o di restituzione dell’organo. Gli autori interpretano il sogno come una funzione omeostatica e simbolica, capace di modulare l’angoscia e favorire l’elaborazione. Nei sogni del trapiantato emergono frequentemente temi di fusione, scambio di identità, vendetta o salvezza — tutte immagini che attestano la complessità del lavoro psichico in corso.
I casi clinici riportati (colmi di dettagli clinici e di materiale soggettivo) sono impiegati non come aneddoti isolati, bensì come tessere di un quadro che mostra ricorrenze tematiche: la ricerca del profilo del donatore come tentativo di “umanizzare” l’organo, la tendenza ad attribuire all’organo responsabilità per emozioni negative, e la presenza di sintomi somatici che fungono da segnale di un’elaborazione incompleta. Questi casi suggeriscono anche che la qualità della relazione terapeutica e della rete di cura influisce notevolmente sul decorso psicologico del paziente.
Implicazioni cliniche: integrazione terapeutica nel percorso trapiantologico
Una delle raccomandazioni più concrete del libro è l’integrazione sistematica di cura psicologica all’interno delle équipe trapianti. Zangrilli e Consoli propongono che il supporto psicoterapeutico sia previsto già nella fase pre-operatoria, con valutazioni dell’immagine corporea, delle risorse adattive, e dei fattori di rischio (depressione, traumi, scarsa rete sociale). Il follow-up post-operatorio dovrebbe monitorare non solo la compliance farmacologica ma anche i vissuti di alienità, i sogni e la qualità dell’elaborazione affettiva.
Gli autori sottolineano come il lavoro terapeutico possa favorire sia l’aderenza alle terapie immunosoppressive (riducendo ad esempio dinamiche di rifiuto che si traducono in non-compliance) sia il benessere soggettivo. Interventi specifici (colloqui clinici psicoanalitici, gruppi di sostegno, interventi di mediazione narrativa) possono aiutare a dare senso al nuovo rapporto con il corpo, a gestire fantasie di colpa o angoscia e a costruire una narrazione che includa l’evento trapianto come parte della storia personale.
Convergenza tra psicologia e biologia
Pur insistendo sul valore dell’analisi soggettiva, gli autori riconoscono che l’integrazione psichica non cancella le sfide biologiche. La compatibilità immunologica, i fattori genetici e le innovazioni farmacologiche restano determinanti. Tuttavia, Zangrilli e Consoli invitano a considerare l’esito del trapianto come il prodotto di una co-costruzione biologica e psichica: il “terreno” psicologico del paziente interagisce con la risposta immunitaria e può modulare processi di adattamento o rigetto. In quest’ottica, la cura diventa multidimensionale, richiedendo non solo tecnici ma anche clinici della relazione per un follow-up realmente integrato.
Conclusione: verso una cultura del prendersi cura che includa l’anima del corpo
Psicoanalisi del trapianto d’organo — Il vissuto dell’alieno propone un contributo significativo alla letteratura e alla pratica clinica, offrendo chiavi interpretative e strumenti concreti per comprendere e intervenire sulla dimensione soggettiva del trapianto. Il concetto di “vissuto dell’alieno” mette a fuoco un’esperienza che, se non elaborata, può compromettere la qualità di vita del paziente e, indirettamente, anche l’efficacia biologica dell’intervento. Gli autori ci ricordano che la medicina che salva la vita non può prescindere dalla cura di ciò che quella vita significa per chi la vive: un corpo è anche storia, affetto, immagine e narrazione.
Per i professionisti della salute, il testo è un invito a costruire équipe transdisciplinari in cui la competenza tecnica sia affiancata dalla competenza relazionale; per i clinici psicoanalisti, rappresenta un campo fertile in cui la teoria incontra casi che chiedono di essere ascoltati e riletto alla luce della complessità somato-psichica. Infine, per i lettori e i pazienti, il volume offre parole e concetti che possono aiutare a dare senso a un’esperienza tanto cruciale quanto fragilizzante, aprendo la strada a percorsi di cura che curino il corpo senza dimenticare la persona che lo abita.
Vorrei concludere questo mio contributo alle letture dedicate alla Professoressa Asanova con una riflessione personale. Il mondo della psicoanalisi è stato attraversato, nel corso dei decenni, da numerose tensioni che hanno determinato a volte delle fratture non sono dal punto di vista della metapsicologia, ma anche sotto il profilo della pratica clinica. Un esempio ci viene fornito da Greenberg e Mitchell che nei primi anni ’80 ci presentano il modello strutturale delle pulsioni (freudiano) contrapposto al modello strutturale delle relazioni.
Accade di rado che i percorsi di autori apparentemente distanti possano incrociarsi. Perciò lo scoprire inaspettatamente molti più punti di contatto di quanto non sembri a prima vista, rende possibile invece scorgerne la somiglianza o addirittura la grande affinità. Mi sembra che sia davvero ciò è accaduto tra le ricerche della professoressa Asanova e la tradizione micropsicoanalitica, lasciando lo spazio ad un progetto condiviso di costruzione di nuovi ponti tra le diverse scuole di pensiero, a vantaggio delle nuove generazioni di colleghi che stanno cercando nella psicoanalisi il proprio percorso.
© Alessandro Mura
Psicologo, psicoanalista, membro attivo della Società Internazionale di Micropsicoanalisi (S.I.M.) e dell’Istituto Svizzero di Micropsicoanalisi (I.S.M.). Prosegue la formazione presso la Società Italiana di Psicoanalisi della Relazione (SIPRe – Istituto di Roma).
Psyc Psychologist, psychoanalyst, active member of the International Society of Micropsychoanalysis (S.I.M.) and of the Swiss Institute of Micropsychoanalysis (I.S.M.). He continued his training at the Italian Society of Psychoanalysis of the Relationship (SIPRe – Institute of Rome).
https://www.facebook.com/Dr.AlessandroMura
www.linkedin.com/in/alessandro-mura-psy




