Intervista per il quotidiano «Ciociaria Editoriale Oggi», del 10 marzo 2026, a cura del dott. Roberto Castellucci.
Roberto Castellucci, nato a Sora (FR), lavora in Banca d’Italia e, come giornalista pubblicista, scrive di società, arte e costume su riviste e blog. Si ringrazia la Direzione di Ciociaria Oggi per la gentile concessione.
La nostra società, afflitta apparentemente da carenza di punti di riferimento, vive talora nell’incertezza del momento, a causa anche della fragilità della famiglia come istituzione. Per avere un punto di vista più profondo su quello che è ritenuto un problema del nostro tempo, abbiamo rivolto qualche domanda a Quirino Zangrilli, medico e psicoanalista fiuggino.
Qual è lo stato di salute della nostra società dal suo punto di vista?
«Vede, la società è in perenne crescita e anche un momento storico giudicato negativo può servire, anzi, deve servire, a migliorarla. Da questo punto di vista, anche i problemi attuali possono essere considerati come le basi per il superamento di quelli futuri».
In un passo di una sua lezione del 2020, dal titolo “L’eclissi del padre”, denuncia “quella semidelirante massa vociante costituita dagli esperti fai-da-te dei social media…”. Come si pongono i social media in questo contesto?
«Si propongono come strumento di comunicazione democratico, ma con il tempo promuovono l’anarchia e, soprattutto, evidenziano la vulnerabilità dei partecipanti davanti a istanze populistiche, demagogiche e illogiche».
A proposito dell’illogico, sempre nella stessa lezione, afferma: “C’è una diffusione così massiccia dell’irrazionale… Quando un delirio è condiviso da una massa enorme di persone cessa di essere ritenuto tale”: a che cosa si riferisce?
«Alle credenze che se prese sul piano strettamente personale, potrebbero indurre a una diagnosi di delirio psicotico. Se, invece, fossero considerate come condivise da milioni di persone, perderebbero la rilevanza psicopatologica, non cessando, a mio parere, di essere indici dell’animismo che ancora pervade la nostra società».
Un altro problema potrebbe essere la virtualità della nostra realtà?
«Certamente, è un problema gravissimo, soprattutto per i giovani, immersi fin dalla nascita nella virtualità. Senza il ruolo di “ambasciatore di realtà” – definizione freudiana – del padre che ormai si disinteressa totalmente del modo in cui il figlio sta nel mondo, i giovani crescono come se fossero immersi in un videogioco, dove predomina l’onnipotenza, l’egoismo, il passaggio all’atto e l’assenza totale di empatia per l’altro».
E in merito al ruolo del genitore nella nostra società?
«Prima, quella che era definita in modo assolutamente erroneo “la società patriarcale”, lo era solo in apparenza, perché spessissimo all’interno delle famiglie la vera figura di riferimento era la madre, soprattutto nell’Italia meridionale. Il padre, comunque, imponeva delle limitazioni al desiderio onnipotente del figlio facendogli scoprire che il mondo non è governato dai suoi desideri, ma da crude leggi esterne che appartengono all’organizzazione sociale».
Che cosa è successo poi?
«Si è assistito al passaggio della figura del genitore da “padre padrone assoluto” a “fratello di mio figlio”».
…dovuto a?
«Il passaggio si è compiuto con la rivoluzione studentesca del 1968, il cui movimento di ribellione, accanto all’indubbio merito di aver “svecchiato” i costumi della società occidentale e di aver operato una certa liberazione sul piano dell’esercizio della sessualità, incolpò sostanzialmente i padri di essere responsabili degli immani massacri dei due conflitti mondiali».
E quindi i figli…
«…da adulti, non poterono più occupare il ruolo di genitore poiché il loro odio verso la figura genitoriale ancora riverberava nella loro psiche. Fu allora che iniziarono a porsi su un piano di parità verso i figli, eliminando ogni forma di frustrazione, ogni concetto di colpa e di punizione: un vero e proprio sfacelo educativo che ha portato a questo stato di totale dissoluzione del tessuto sociale».
Quali sono le conseguenze?
«Si è perso il richiamo costituito dall’educazione parentale e anche un punto di riferimento certo nella società».
Quali sono i comportamenti critici più estremi dovuti a questo fattore?
«Si verificano comportamenti totalmente irrazionali che, purtroppo, vengono spesso sdoganati come normali. Si pensi solo ai cosiddetti giochi di challenge (sfida) come il “blackout challenge” (soffocamento per ipossia), il “salt and ice” (ustioni da sale e ghiaccio), il “kiki challenge” (ballo da auto in corsa) e il più estremo, il “blue whale” (50 giorni verso autolesionismo/suicidio). Quest’ultimo è stato praticato dal 6% dei ragazzi nell’ultimo anno, cioè da centinaia di migliaia di giovani, e la casistica di incidenti anche mortali sale precipitosamente».
Quale potrebbe essere la risposta concettuale?
«Il bambino dovrebbe imparare che esiste il tempo che ci governa, che il “tutto e subito” è un’illusione infantile, che esistono un’infinità di cose che vorremmo che non possiamo avere. E non averle non dovrebbe farlo cadere preda di padroni esterni, come i falsi miti, le droghe, gli autoritarismi e gli estremismi in genere».
E quella pratica?
«Beh, innanzitutto abbiamo la privazione, meccanismo che fa parte del processo di insegnamento del principio di realtà. Far capire al bambino che non basta volere o desiderare per ottenere. Poi ci sarebbe la punizione, da qualche tempo messa in discussione da una pseudopedagogia d’accatto, che è fondamentale, poiché ha il potere di azzerare il senso di colpa. Quando il bambino compie qualcosa di sbagliato, sa cosa ha fatto e inizia a sentirsi in colpa. Se arriva la punizione e dunque una qualche espiazione, il senso di colpa viene azzerato, non attivando una serie di condotte di autopunizione che a volte possono essere anche più gravi della supposta punizione parentale. Questo meccanismo sta spesso alla base di comportamenti altamente rischiosi, autolesionistici o francamente suicidari nei ragazzi».
Abolire le regole vuol dire conquistare la libertà?
«Una società senza legge non è libera e senza pena è destinata alla disintegrazione. Per fortuna non sarà sempre così. Dalla notte dei tempi abbiamo assistito all’alternarsi di fasi di distruzione e successiva ricostruzione del tessuto sociale. Ci sarà una reazione vitale. Peccato che io che ho 70 anni non la vedrò…».
“Non riesco a pensare ad alcun bisogno dell’infanzia altrettanto forte quanto il bisogno della protezione di un padre” (Sigmund Freud).
(su gentile concessione di Ciociaria Oggi)




