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Nel suo ultimo articolo 1 Quirino Zangrilli accenna all’allarme dato dal reparto di NPI della Clinica Regina Margherita che ha visto un aumento esponenziale dei ricoveri di adolescenti con gravi patologie, segnalando soprattutto l’aumento dei tentati suicidi.
Borgotti, della Fondazione Mondino, denuncia un aumento in Lombardia, negli ultimi mesi, del 50% di depressioni gravi in adolescenti, un sensibile aumento dei ricoveri per anoressia mentale e tentati suicidi.
Nel mio piccolo, ritrovo la stessa situazione nella città dove lavoro: Cuneo. I ricoveri nel reparto di Pediatria di adolescenti e preadolescenti con problematiche psichiatriche sono pressoché triplicati negli ultimi quattro, cinque mesi. La patologia si è fatta più grave: depressione, anoressia mentale, tentati suicidi, ripetuti comportamenti autolesionistici, comportamenti etero-aggressivi dirompenti. Per lo più i ragazzi in questione hanno 14/15 anni ma ve ne sono di più piccoli: 11/12 anni.
Questi ragazzi sono la punta di un iceberg di un malessere diffuso che colpisce i preadolescenti e gli adolescenti. Cos’è successo? Cos’è mancato ai ragazzi in questo periodo?

A parte un equo diritto a un’adeguata istruzione, ciò che è stato precluso è la possibilità di socializzare.
Quando si parla di socializzazione si pensa alla frequenza scolastica, le partite a calcetto, i corsi di danza, di teatro, i vari impegni sportivi, culturali e sociali, i gruppi di ragazzini che gironzolano per le strade, i gruppi di ragazzine che affollano i grandi magazzini e per i più grandi le serate in discoteca e la cosiddetta “movida”. Questi sono gli aspetti più appariscenti ed esteriori di un’esigenza psichica fondamentale dell’adolescente.
Blos, il capostipite degli studi sull’adolescenza, osserva come il risorgere dell’Edipo in preadolescenza generi una forte angoscia: se l’immaturità funzionale del bambino aveva permesso una stasi del conflitto edipico ed una sua parziale risoluzione attraverso l’identificazione con i genitori, ora le modificazioni somatiche, rimettono tutto in questione.

L’unica soluzione è la rinuncia definitiva agli oggetti primari. Questa rinuncia, questa fuga dagli oggetti d’amore comporta la messa in discussione e il rigetto delle identificazioni costruite in precedenza: l’Io dell’adolescente ne è depauperato.
Kestenberg (1977) parla di fame d’identificazioni alternate ad “ un’anoressia” verso le identificazioni con adulti.
L’adolescente ha egualmente bisogno sia di nuovi oggetti d’amore sia di nuove identificazioni che si confrontano con le precedenti modificandole o che si sostituiscono ad esse. I coetanei sono la prima scelta.
In preadolescenza il gruppo, generalmente ancora tutto maschile o tutto femminile, diventa un importante supporto del sé. Attraverso esso, i ragazzini ridefiniscono e consolidano la loro identità sessuale: cosa vuol dire essere maschio o femmina, come ci si comporta, quali sono i desideri, le ansie, le aspettative. Un buon gruppo è un buon contenitore delle ansie di questi ragazzini, un luogo in cui si consolida vicendevolmente l’immagine di un sé sessuato.
Più tardi, in adolescenza, il gruppo avrà la funzione di mutuo confronto e consolidamento dell’immagine di sé, delle proprie scelte, ideali, bisogni, desideri ed aspirazioni.
In preadolescenza nasce anche il desiderio di avere un amico/a del cuore.

Già in latenza il bisogno di un amico era importante, un amico o degli amici che condividessero “il fare insieme”: l’associarsi per arrivare a una meta, condividere un progetto. A 12 anni l’amico diventa colui che ascolta i tuoi turbamenti in un mutuo raccontarsi, colui la cui amicizia consolida l’immagine di sé, un vero refrigerio per l’emorragia narcisistica dovuta all’indebolimento dell’Io. Ovviamente l’aiuto è vicendevole.
L’amico/a del cuore è quello che comprende quando al ragazzo sembra che nessuno sia in grado di farlo, è colui che ti ama e ti stima in un periodo in cui ogni ragazzo o ragazza si sente un brutto anatroccolo.
L’amico del cuore è uno specchio del sé, questo rapporto è fonte d’identificazioni vicendevoli: ci si veste in modo simile, ci si scambia vestiti, intessi, ci si confronta su ogni cosa, ci si interessa alle stesse cose, ci si appoggia l’uno all’altro nei momenti di delusione, amarezza, sconforto.
Un altro importante capitolo è l’innamoramento.
L’adolescente fugge e abbandona gli oggetti libidici primari e cerca all’esterno un nuovo oggetto. I primi innamoramenti sono spesso una riedizione delle fantasie edipiche.

Novelletto (1991) sottolinea come il partner delle prime esperienze amorose rappresenti inconsciamente il genitore edipico. Le esperienze adolescenziali d’innamoramento consentono un’elaborazione dell’Edipo, che nelle successive relazioni, si ripresenta modificandosi progressivamente.
Bal Filoramo( 1981) analizza l’amore romantico adolescenziale. Nell’amore romantico, l’Io del ragazzo e della ragazza cerca di conciliare due opposte tendenze: il desiderio inconscio che richiede l’appagamento delle risorgenti fantasie edipiche e quelli del Super-Io, che ne vieta la realizzazione. Nella situazione “dell’amore romantico impossibile” le pulsioni edipiche sono parzialmente soddisfatte mediante la ripetizione della situazione triangolare infantile lui, lei e l’altro (l’ostacolo), e viene rivissuta, in modo catartico, la dolorosa esperienza di perdita- rinuncia dell’oggetto. D’altro canto il Super-Io è tacitato dato che in realtà l’oggetto d’amore è diverso da quello edipico.

Le prime relazioni amorose sono quindi riedizioni dell’Edipo, ancora intrise dell’onnipotenza infantile, ma l’esame di realtà, che l’adolescente deve attuare per conquistare nella mondo reale l’oggetto e per mantenere la relazione, via via mitigherà l’onnipotenza permettendo al giovane di scoprire ed accettare l’alterità dell’altro, la propria finitezza ciò consentirà una visione dei partners come esseri complementari nella coppia.
Mi fermo qui, si potrebbero scrivere ancora pagine e pagine sull’argomento.

Voglio solo sottolineare come tutto ciò sia mancato ai ragazzi quest’anno e come la costruzione di un gruppo, l’amicizia e la relazione amorosa hanno bisogno di un contatto prossimale: non di “storie” virtuali. Un gruppo di dodicenni maschi ha bisogno di schiamazzare, di camminare insieme, di darsi “virili” pacche, un gruppo femminile ha bisogno di vedere e fare esperienza insieme e poi parlarne, si scambia non solo chiacchere ma anche vestiti, oggetti. L’amica del cuore è colei che ti abbraccia se piangi, l’amico è la spalla su cui piangere. Tutti noi abbiamo sperimentato nella nostra gioventù l’importanza di questi contatti e il conforto che ci davano: via internet non si può.

© Dott.ssa Daniela Marenco

Cenni bibliografici

Bal Filoramo, Il mito dell’amore romantico nella coppia, in Il conflitto madre-figlio Book Store, Torino 1981
Marenco I percorsi dell’immagine in adolescenza Borla Roma 2000
Mazzucchelli (a cura di) La preadolescenza Franco Angeli 2013
Novelletto (a cura di) Adolescenza, amore e accoppiamento Borla Roma 1992

Note:

1 – Q. Zangrilli, Pandemia da covid-19: cosa ci resta di umano?, Psicoanalisi e Scienza, gennaio 2021 torna su!

Daniela Marenco è nata a Torino nel 1957, laureata in Pedagogia nel 1982 e in Psicologia nel 1988, si è da sempre occupata di psicoanalisi infantile. Dopo aver attuato il suo iter formativo, nel 1999 è diventata membro titolare della Società Internazionale di Micropsicoanalisi, nonché dell’Istituto Italiano di Micropsicoanalisi. Dopo aver lavorato per oltre cinque anni come psicologa volontaria presso il Reparto di Neuropsichiatria Infantile della Clinica Universitaria “Regina Margherita” di Torino, da più di dieci anni è psicologa convenzionata presso il servizio di Neuropsichiatria Infantile dell’Ospedale S: Croce e Carle di Cuneo, svolgendo attività di psicodiagnosi e psicoterapia con bambini ed adolescenti. Coautrice di numerose comunicazioni a convegni di Neuropsichiatria Infantile, ha pubblicato vari articoli sul Bollettino Italiano di Micropsicoanalisi riguardanti il lavoro psicoanalitico (in particolare il lavoro micropsicoanalitico) e psicoterapico con bambini ed adolescenti. Nel 2000 ha pubblicato nella collana di Micropsicoanalisi diretta da Nicola Peluffo, il libro “I percorsi dell’Immagine in adolescenza” Edizioni Borla.

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Daniela Marenco è nata a Torino nel 1957, laureata in Pedagogia nel 1982 e in Psicologia nel 1988, si è da sempre occupata di psicoanalisi infantile. Dopo aver attuato il suo iter formativo, nel 1999 è diventata membro titolare della Società Internazionale di Micropsicoanalisi, nonché dell’Istituto Italiano di Micropsicoanalisi. Dopo aver lavorato per oltre cinque anni come psicologa volontaria presso il Reparto di Neuropsichiatria Infantile della Clinica Universitaria “Regina Margherita” di Torino, da più di dieci anni è psicologa convenzionata presso il servizio di Neuropsichiatria Infantile dell’Ospedale S: Croce e Carle di Cuneo, svolgendo attività di psicodiagnosi e psicoterapia con bambini ed adolescenti. Coautrice di numerose comunicazioni a convegni di Neuropsichiatria Infantile, ha pubblicato vari articoli sul Bollettino Italiano di Micropsicoanalisi riguardanti il lavoro psicoanalitico (in particolare il lavoro micropsicoanalitico) e psicoterapico con bambini ed adolescenti. Nel 2000 ha pubblicato nella collana di Micropsicoanalisi diretta da Nicola Peluffo, il libro “I percorsi dell’Immagine in adolescenza” Edizioni Borla.

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